“Il rischio del rigore”. Quando calciarlo non vale solo un goal

“Il rischio del rigore”. Quando calciarlo non vale solo un goal

Rischio. Battere un calcio di rigore, di quelli il cui esito potrebbe cambiare un’intera stagione, è uno dei più grandi rischi del mestiere. Da una parte potrebbe essere l’occasione per la gloria, per la celebrazione e per i complimenti, dall’altra ricadrebbe su di te la responsabilità della sconfitta, non sempre e non tutti lo sopporterebbero. Sabato pomeriggio è toccato a Matteo Mancosu e il suo caso, se vogliamo, è un esempio che calza a pennello, una situazione in cui troviamo tutti gli elementi  per quella che possiamo definire la perfetta situazione del “rischio del rigore”.

Punto uno: il calciatore. Un calciatore in cerca di riscatto, il bomber che da troppo non segna, arrivato accolto da fanfare e visto come colui che avrebbe portato la squadra in trionfo. Ambientamento difficile, un bottino di zero goal segnati e un’autostima scesa ai minimi livelli.

Punto due: la squadra. Una squadra in lotta per la serie A, partita carica di aspettative ed ora ad un passo dallo scivolone. Proveniente da un periodo di magra costato la panchina all’allenatore, un gruppo che in quella gara si gioca le ultime chance di raggiungere il secondo posto. 

Punto tre: il rigore. Rigore fondamentale. Squadra che, in virtù del pareggio del diretto avversario, si trova ad avere la possibilità di vincere e di portarsi a -2 dal secondo posto. Segnare uguale avere ancora speranze, sbagliare uguale salutare la A diretta. 

Punto quattro: il momento. Chi tira? il nostro calciatore potrebbe presentarsi sul dischetto? In caso di rigore messo a segno potrebbe dare il via al suo riscatto, dando una gioia incredibile a tifosi, compagni, società, al nuovo mister e a se stesso. Sarebbe una liberazione non da poco. Ma dall’ altra parte sbagliarlo lo farebbe precipitare definitivamente, risucchiandolo in un vortice di critiche senza uscita, facendogli pesare quell’errore come un macigno.

Sono scelte che forse si fanno senza pensarci, sul momento, d’istinto. Lì per lì il calciatore non ha tempo per pensare e ponderare i vari rischi, per soppesare quelle che potrebbero essere le possibili conseguenze positive o negative, lì per lì il calciatore o è sicuro o dice di no, o è tranquillo o non se la sente. Quando il dischetto scotta devi essere ben corazzato, altrimenti meglio non avvicinarsi,le fiamme rischiano di bruciare troppo. Quando il dischetto scotta, se non sei ben corazzato provi ad avvicinartici lo stesso, se poi riesci, compi l’impresa.

Capitò anche a Baggio nel 1991, il giorno in cui il Divin Codino affrontava per la prima volta da avversario la Fiorentina. Viola in vantaggio uno a zero e rigore per i bianconeri, Baggio non se la sentì di calciare. Anche Thiago Silva agli ottavi finale contro il Cile chiese a Scolari di poter non battere il rigore. Falcao, nella finale di Coppa dei Campioni del 1984 Roma-Liverpool, disse no. Al suo postò calcio Graziani, sbagliando.

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