Vietato guardare l’orizzonte

Vietato guardare l’orizzonte

Calmi tutti: siamo solo ad un quarto del cammino. Non vorrei frenare troppo l’entusiasmo ma il Bologna al momento ha vinto per uno a zero la gara di andata di semifinale e nulla più, la Serie A è ancora lontana. Siccome sono convinto sia sempre sbagliato fasciarsi la testa prima di essersela rotta, allo stesso modo trovo controproducente dare per scontato tutta una serie di cose, compreso il risultato della partita di ritorno. Se da un lato è vero che quel giro di campo dei giocatori avellinesi aveva il sapore del commiato finale davanti al proprio pubblico, dall’altro non possiamo pensare che i lupi (con tutti i difetti del caso) vengano qui a fare da sparring partners per la nostra passerella. Conoscendo Rastelli e la pellaccia dura dei verdi di Irpinia non ci giurerei. Detto questo però possiamo cercare, come sempre, di guardare la situazione da una prospettiva strettamente rossoblù. La convinzione che il risultato di questi playoff dipenda dalla versione di se stesso che il Bologna metterà in mostra c’è, di conseguenza la promozione sembra collegata ai rossoblù con un lungo filo invisibile che, se maneggiato con cura, porterà la nostra amata squadra nel porto più sicuro. Se invece il Bologna diventerà intimorito, confusionario, molle e prevedibile quel filo ci sfuggirà di mano lasciandoci soli nel bel mezzo del labirinto chiamato Serie B. Partendo da questo presupposto, dalla superiorità del Bologna (almeno sulla carta) possiamo inquadrare la sfida che ci attenderà il giorno della festa della Repubblica. Banalmente, tutto risulterà facile se saremo noi a rendere tale la partita di ritorno. Pensare di aver già passato il turno sarebbe l’errore più grande che il Bfc potrebbe fare, sentirsi al sicuro e al riparo da ogni pericolo è la via più diretta per cascare nella trappola e farsi male. Camminando sbadati non si notano buche sul terreno o lasciti organici di qualche sazio cane da passeggio. Penso che il match di martedì (dopo la vittoria al Partenio) sia un percorso segnato su una mappa in cui sono segnalate anche le eventuali insidie, ovvero un disegno nitido della strada da percorrere usando però l’accortezza di evitare gli ostacoli che ci verranno posti davanti. Per cui, andare di fretta e rischiare di impantanarsi da qualche parte, o andare a 300 orari in una curva a gomito, esporrà i rossoblù a rischi incalcolabili.

L’Avellino partirà forte, dovrà vincere con due reti di scarto e cercheranno per forza di segnarne uno il prima possibile. Sono loro a dover usare il pedale del gas a tavoletta rischiando di sbandare, sarà in quelle occasioni che i rossoblù dovranno colpire duro e mettere – una volta per tutte – in cassaforte il passaggio del turno. In quel caso sì: potremo affermare che i ragazzi sono riusciti ad usare la mappa del tesoro con giudizio. E solo una volta certificato il nostro accesso in finale potremo metterci comodi davanti al televisore e ammirare Vicenza e Pescara darsele di santa ragione, magari anche spendendo più energie di noi. Ma a quel punto dovremo arrivarci, fare quel piccolo ulteriore sforzo che vorrà dire finale. E tutto sommato suona anche bene.

Ecco, le mani avanti le abbiamo messe, da qui, per concludere lo Spunto di oggi, potremmo dare un’occhiata all’altra parte del tabellone. Anche qui mi tengo neutrale (sono proprio uno svizzero…). Sinceramente, non saprei chi scegliere. Il Vicenza è arrivato terzo e godrebbe del vantaggio della classifica e della gara di ritorno giocata in casa, il rovescio della medaglia è un Pescara talentuoso e in forma scintillante dall’arrivo del nuovo tecnico (per la cronaca cambiato all’ultima giornata), Con gli abruzzesi la classifica giocherebbe a nostro favore e si affronterebbe al Dall’Ara la partita decisiva. Il Pescara appare più forte, il Vicenza più avvantaggiato. Chiamiamola scaramanzia, ma al momento preferisco non scegliere anche per non rimanere deluso né dalla semifinale di ritorno, né tantomento da una ipotetica finale. Il miglior modo per non inciampare, è guardare dove si mettono i piedi (invece di guardare troppo verso l’orizzonte).

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