Un anno di…Lussemburgo?

Un anno di…Lussemburgo?

Ieri era il 15 ottobre, i ricordi tornano a quella nottata di un anno fa trascorsa tra via della Zecca e l’hotel I Portici di via Indipendenza, una sequenza impressionante di ore aspettando che i due protagonisti, Tacopina e Guaraldi, firmassero il passaggio di proprietà del Bologna. E’ passato un anno, ma è successo di tutto (compreso un nuovo ribaltone societario). Piovve anche quel giorno, primi refoli di freddo che, guarda caso, si sono riproposti ora, fu una giornata estenuante in cui l’impenetrabile fortino di via della Zecca rimase tale fino a che, senza proferire parola, non ne uscì l’avvocato Grassani. Ironia della sorte volle che durante quel pomeriggio uscì dai suoi uffici pure Giovanni Consorte, per fortuna senza coinvolgimenti in quella vicenda. La firma tanto attesa avvenne disgiuntamente, dopo che l’ex presidente Guaraldi cercò di mettere in atto un depistaggio e portare Tacopina a firmare lontano da occhi indiscreti, alla fine, visti anche i rapporti tesi tra i due, ognuno firmò dalle proprie stanze. Applausi, gioia dall’interno dell’hotel, Tacopina ne uscì come il salvatore della patria, pronunciando le prime parole da presidente-proprietario. Fu l’inizio di una fine lenta e inesorabile per l’avvocato americano che dopo un mese fallì l’appuntamento con le fideiussioni. Toccò dunque a Saputo entrare con tutti e due i piedi in scena, tranquillizzando la piazza e soprattutto la vecchia proprietà, la quale non aveva la minima intenzione di rientrare sulla plancia di comando. Poi è storia nota, fino alla causa legale che ha sancito la definitiva uscita di scena dell’avvocato americano.

In mezzo a tutto questo, una promozione sofferta, una stagione vissuta al secondo posto per trequarti di campionato ma conclusa con la benedizione di due traverse ai playoff, un cambio di allenatore, il mercato di gennaio e le prime spese made in Saputo sotto l’aspetto tecnico. Tantissima roba per essere solo il primo anno di gestione. Insomma, l’anno zero non è stato affatto semplice e rilanciare un club in queste condizioni, con una compagine dirigenziale ricca di persone (forse troppo) e una squadra da rifondare, risulta essere una missione tutt’altro che scontata.

La situazione ora è abbastanza tragica, perché per un Bologna che sta cercando di rilanciarsi dal punto di vista economico, ce n’è uno che naviga malinconicamente all’ultimo posto in classifica. I più critici sottolineano che neanche Guaraldi riuscì in questa impresa al contrario e anche il dato sugli abbonamenti (inferiori a 13mila) risultano peggiori delle gestioni precedenti in massima serie. Se da un lato il Bologna è stato affidato a professionisti di primo ordine, dall’altro l’appeal sui tifosi non è cambiato granché, almeno come presenze allo stadio. Discorso diverso, lo speriamo, sul comparto del merchandising e delle iniziative extra campo. E’ un motore che fa fatica ad accendersi, a trovare benzina, a stravolgere il proprio status di club glorioso ma non così lanciato verso alti livelli e altre dimensioni. Anche la ricerca degli sponsor forse non ha prodotto gli introiti che la società si aspettava ad esempio. E’ un Bologna non totalmente guarito dunque, nonostante le cure prolifiche di Saputo a suon di denari e aumenti di capitale, ma quel processo che dovrebbe portare il club a camminare sulle proprie gambe è ancora lungo, richiederà tempo, forse più del previsto. Ecco che forse il vero anno zero della nuova proprietà risulta essere questo, con una rosa rifondata, bilanci irrorati dai denari di Sky e la prima vera e totale gestione targata Saputo e Fenucci, senza le vicissitudini di Guaraldi e Tacopina e senza la Serie B in mezzo alle scatole. In tutto questo negli ultimi giorni è stata posta la lente di ingrandimento sulle basi lussemburghesi della controllante del Bologna Calcio, una serie di scatole cinesi che non lasciano troppo spazio alla trasparenza. Al momento, lo dico francamente, importano poco gli escamotage di questo tipo, perché per prima cosa i problemi del Bologna sono in campo e rischiano di minare il futuro della società (o meglio, del rilancio), secondo perché la garanzia si chiama Joey Saputo e fin che ci sarà lui potremo stare tranquilli, terzo perché se penso alle quote del Chievo detenute da due anziane signore sull’ottantina mi scappa da ridere. Siccome si parla molto di diritti televisivi truccati e dell’ennesimo potenziale scandalo del mondo del calcio, non vorrei si accostasse questo Bologna a personaggi da sempre molto trafficoni e con un alone di mistero. Non è di certo il Lussemburgo l’aspetto principale di cui tener conto ora, anche perché ai tifosi, probabilmente, importerà poco. L’unica preoccupazione che hanno è quella di battere il Palermo. Ah, un’altra problematica? I 28 euro per il settore ospiti del Braglia in occasione di Carpi-Bologna, costerà di più che vedere la Juve allo Stadium…

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