Taco-Saputo: situazione da chiudere (e Joe ci lascerà)

Taco-Saputo: situazione da chiudere (e Joe ci lascerà)

Primi scontri in aula tra i legali di Joe Tacopina e Joey Saputo, schermaglie davanti al giudice Oing, il quale, anche con buon senso, spinge affinché i due trovino un accordo senza scontrarsi duramente in una causa vera e propria. Tacopina non si è mosso dalle sue richieste, Saputo non ci sente e prosegue con la sua difesa: situazione di stallo. Fino a un certo punto in realtà, perché è chiaro come l’idea liquidazione inizi a balenare seriamente nei pensieri del chairman. Non 5 milioni di dollari più i compensi, su questo Saputo non transige, ma gli spiragli per arrivare ad un punto d’incontro a mezza via ci sono tutti. I segnali giunti dalla prima udienza a New York sono chiari: la situazione societaria in termini di quote non dovrebbe essere più reversibile, di conseguenza, le quote di Taco difficilmente ritorneranno sopra il 15%, dall’altro lato però, qualche freccia al suo arco il presidente sembra averla in relazione al famoso accordo di dicembre. Si possono trarre dunque delle conclusioni: in sintesi, il giudice consiglia ai duellanti di trovare un accordo, smetterla di bisticciare e porre fine alla questione. Questo perché gli equilibri societari sono mutati, non si può più tornare indietro, ma rivendicando Tacopina un accordo con Saputo violato – secondo l’accusa – si sarebbe arrecato un danno nei confronti del presidente. E’ un botta e risposta in cui ognuno ha una parte di ragione, se esiste davvero il famoso accordo in cui Saputo si impegnava a lasciare in possesso di Tacopina almeno il 30% di quote, i suoi aumenti di capitale lo avrebbero infranto, dall’altra parte, la difesa sostiene che quei capitali sono stati fondamentali per il salvataggio del club, inoltre, fu Tacopina a chiedere a Saputo un esborso maggiore rispetto ai patti iniziali. E giunti a questo punto, con Tacopina al 13%, per Saputo la carica di presidente è decaduta il primo di settembre. Qui l’altra lamentela del chairman, ovvero il fatto che Tacopina in questi giorni si sia comportato da presidente non potendo più esserlo.

Con queste premesse, con questo botta e risposta legale, appare evidente come i rapporti tra i due non siano più conciliabili. Impossibile continuare in questa situazione, stavolta per davvero, come nei film, il Bologna è troppo piccolo per entrambi. I tifosi dunque si preparino a salutare Tacopina, perché nonostante le parole dopo la sconfitta di Marassi, il suo futuro è tutt’altro che rossoblù. Non può restare, è inviso al proprietario e all’amministratore delegato, non possiede quote sufficienti per fare il presidente e la coppia che si presentò in città a metà ottobre non può più essere ricomposta. O esce Saputo o esce Tacopina, considerando che i capitali li possiede il canadese, il finale appare scritto. Ed è la nostra speranza. Non ce ne voglia Joe, fondamentale nel procacciare consensi tra i tifosi, ma in casi come questo è bene che la città si tenga stretto chi possiede davvero le spalle larghe per mandare avanti la società. Anche perché, aspetto da tenere in enorme considerazione, Tacopina lamenta il mancato investimento della Park Lane, 15 milioni di euro ‘mancanti’ che lo avrebbero indotto a bussare a casa Saputo. Appare chiaro, netto, lapalissiano, il fatto che la situazione sia ormai oltre i limiti di soglia, i due si sono sopportati ma ora dovranno per forza separare le loro strade. Personalmente è un dispiacere, ho apprezzato il lavoro di Joe, ma apprezzo ancora di più i capitali canadesi, perché sono quelli ad essere la condizione necessaria e sufficiente a mandare avanti la società. I selfie ‘tacopiniani’ sono stati sufficienti a generare consenso, ricongiungere tifosi e club, ricreare un senso di appartenenza che era venuto a mancare. E’ stato fatto, si poteva continuare, ma nel calcio comanda il denaro. Sarebbe stato bello andare avanti assieme, evidentemente due pezzi grossi non possono convivere nella piccola Bologna. Salutiamo Joe, anche perché se dovessimo salutare Saputo…meglio non pensarci.

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