Speràin chla fnessa

Speràin chla fnessa

La traduzione letterale dal dialetto bolognese è “speriamo che finisca”. La frase è quella pronunciata dall’umarelles che sedeva accanto a Montezemolo durante Bologna-Inter del ’64. L’aneddoto è stato raccontato più volte dall’ex-patron della scuderia Ferrari e ad oggi presidente dell’Alitalia che non ha mai rinnegato la propria fede rossoblù, tanto da incontrare Joey Saputo il 21 maggio in una cenetta tête-à-tête senza dubbio condita dalla comune passione per il Bologna e l’ambizione di tornare in A per investire al più presto nelle operazioni di rilancio della squadra. L’incontro non rappresenta di per sé un evento minatorio nei confronti del Pres Tacopina, e noi ci auguriamo che l’avvocato americano possa rappresentare una voce importante nel coro che sostiene e sosterrà il BFC in questa ultima delicata fase di campionato, anche e sopratutto in caso di risalita. Tuttavia, con la cena di Pianoro, è il caso di dire che il Chairman canadese ha tutta l’intenzione di “aggiungere un posto a tavola” nella leadership del Bologna Calcio, conscio dei trascorsi dell’imprenditore bolognese al Club nelle stagioni ’93-2005, durante l’era Gazzoni. Ironia della sorte, a scagliare la freccia di Cupido è stato proprio Frascara, coinvolto in primis da Tacopina e da lui convinto ad accettare l’attuale presidenza onoraria: corsi e ricorsi storici che infine portano allo stesso risultato, ovvero ad una corale volontà di riportare la reputazione e l’immagine del Bologna ai fasti di un tempo.

 

Ora, se ci fermiamo anche solo per un instante a pronunciare i nomi dei personaggi che orbitano con insistenza attorno all’universo del BFC, dobbiamo dare ragione a Delio Rossi quando afferma che una fortuna così capita raramente ad una squadra di calcio. Saputo, Tacopina, Gazzoni, Montezemolo, Di Vaio, a cui si può tranquillamente affiancare il nome di Mancini per la sua dichiarata vicinanza alla squadra e la volontà di tornare sotto le Torri per allenare i nostri… Ecco, questa combriccola di grandi e piccoli eroi del mondo sportivo e imprenditoriale danno l’idea dell’importanza capitale che ha per noi tornare in massima serie e competere con le grandi già a partire dalla prossima stagione. Quando si dice “chi ha il pane non ha i denti” è proprio vero, perché ancora non si spiega come un Club con questo pedigree e queste risorse, progetti, visioni e personalità, non sia stato ancora ripagato da una squadra all’altezza del compitino assegnato. Sapere che l’anno prossimo Sky dovrà suo malgrado pagare i diritti di Carpi-Chievo per una platea di 10.000 tifosi a dir tanto… mi vengono i brividi. Nulla togliere alle meritevoli squadre che viaggeranno in prima classe: si godano la villeggiatura. Ma non è ammissibile al 24 di maggio lanciare una monetina con la testa di uno Spezia e la croce di un Avellino, sperando che capiti la più scarsa, quasi con il timore di essere nuovamente scavalcati o messi in difficoltà da un Catellani o da un Castaldo qualsiasi.

 

Non so voi, ma l’idea che avremo un Dall’Ara restaurato e ampliato con una portata potenziale di 30-35.000 mila tifosi fra abbonanti, paganti e ospiti a partita, mi fa letteralmente venire l’acquolina in bocca, e penso che i giocatori dell’attuale rosa non si siano resi conto del potere che gli è stato donato, quasi un’investitura dall’alto per cui altri avrebbero volentieri accettato di essere qui al posto loro. Troppe cose sono state dette in conferenza stampa o ai microfoni per giustificare risultati penosi e miseri, mi piacerebbe che al di là dei ruoli e delle colpe, dei singhiozzi societari e dei passaggi di staffetta fra Ds o allenatori, chi indossa la maglia del Bologna prenda un attimo consapevolezza del quadro di cui fa parte. Si sono tutti fermati ai dettagli e alla cornice senza guardare all’opera d’arte che questo Club sta mettendo in atto con grande tenacia, determinazione e coraggio a dispetto delle figuracce e delle evidenti difficoltà. La professionalità e l’impegno sono d’obbligo quando fai parte di una “scuderia” con gli attributi che ti fornisce il team e gli strumenti per essere competitivo e lottare per il podio, che non mette freni agli investimenti, pensa in grande e ti sprona a fare del tuo meglio, o ti è vicino nei momenti di difficoltà. Saltano le poltrone e crollano i presidenti, cambiano i campioni al comando e si alternano le ondate di buona sorte, ma non deve esserci alcun dubbio circa la volontà di un giocatore di mettere da parte le proprie fragilità (o anche le proprie ambizioni personali) in virtù della preziosa e rara opportunità che gli è stata offerta. Nel caso del BFC, sfido chiunque a rimpiangere un’era Guaraldi o a invidiare la sorte toccata al Parma, e ci troviamo ad un punto in cui non possiamo pensare che la felicità e il bene del Bologna si misurino in base agli eventuali capricci e malumori dello spogliatoio.

 

Insomma, per dirla con l’anziano tifoso bolognese: speriamo che (la serie B) finisca in fretta e bene, magari con lo stesso risultato che consegnò ai vari Ulivieri e Arrigoni la promozione in Serie A. Auguro a Montezemolo di poter ancora gioire come allora e, alla proprietà che resiste al nostro fianco, di poter essere in fretta ripagata di tutta la fiducia riposta in questa squadra. Forse i protagonisti in campo cambieranno, così come i nomi sulle magliette del Bologna, purché si torni a vincere e ad esultare sotto una pioggia di coriandoli rossoblù. Non mi dispiacerebbe fra qualche anno vedere il BFC al posto di chi ora stabilmente lotta per le posizioni europee in Serie A, e magari, con tutta la pazienza del caso, fare quel definitivo salto tra le grandi d’Italia come fece Bernardini nel ’64. Speràin chla fnessa, sta maledatta Serie B…

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