Saputo ci sa fare, adesso manca solo il Bologna

Saputo ci sa fare, adesso manca solo il Bologna

Si ricordano le sentenze di tanti durante quei giorni. “Saputo è ultimo in classifica negli Stati Uniti, non servono solo soldi ma capacità”, questa frase riecheggiava roboante sotto i portici, tirata in ballo dai detrattori della nuova proprietà in preda all’ossessione di scovare qualcosa che potesse mettere in cattiva luce gli americani. Il tutto senza citare il contesto; ovvero un campionato professionistico a stelle e strisce che non prevede retrocessioni. In questo scenario, se una stagione nasce storta, si passa a programmare immediatamente quella successiva proprio perché non c’è l’ansia di pover perdere la categoria. Non solo, perché come sempre accade nello sport americano, le squadre più deboli (o che hanno avuto una stagione difficile) hanno la possibilità di scegliere per prime al draft, cioè quel meccanismo di selezione che porta i migliori giocatori del college a passare tra i professionisti. In sostanza, a chi ha avuto i risultati più negativi durante l’ultima stagione viene concessa la possibilità di scegliere tra le prime, quindi l’opportunità di assicurarsi i talenti migliori. Questo meccanismo, a volte, porta determinate squadre a perdere appositamente per arrivare ultime e quindi “guadagnarsi” la possibilità di scegliere il meglio. E’ un meccanismo che consente a tutti di poter competere, creando allo stesso tempo partite da “garbate time” nella seconda parte di stagione. 

 

Preambolo a parte, però, Joey Saputo ha sempre indicato nella Champions League Concacaf il vero obiettivo stagionale, una competizione a cui i Montreal Impact partecipano per via del trionfo in Coppa di Canada, una sorta di competizione nazionale solo in salsa di foglia d’acero che nulla ha ci azzecca con la MLS. Fu l’ultimo trofeo sollevato da Di Vaio prima di smettere. Con la finale ottenuta la scorsa notte, possiamo dire che Saputo ha raggiunto il suo primo obiettivo, e la ciliegina sulla torta sarebbe vincere la competizione ma già il fatto di essere stato l’unico proprietario di una squadra canadese a conquistare l’ultimo atto, lo iscrive di diritto nella storia. Certo, non si parla di un trofeo particolarmente prestigioso da questa parte dell’oceano, ma per una squadra canadese rappresenta un vanto essere giunti ad un passo dall’alzare una coppa. 

 

Ecco allora che a dispetto di quell’ultimo posto, Saputo ha dimostrato di saperci fare indipendentemente da tutto e tutti, in proporzione al livello di gioco di quei campionato, il magnate canadese si è preso una bella rivincita verso chi lo accusava di guidare una società ultima della classe come se si stesse parlando di una formazione ormai retrocessa e che deve solo arrivare, per motivi di calendario, alla fine della stagione. Invece no, Saputo ha abbandonato la MLS e concentrato i suoi sforzi sulla Champions, a distanza di mesi la sua strategia lo ha portato ad un solo piccolo passo dal sogno. Bene no? Poi c’è il Bologna, messo in sicurezza con 40 milioni di euro di cui gli ultimi 15 saranno versati a breve, a testimonianza dell’enorme fortuna di aver pescato da un mazzo pieno di puffaroli il jolly che completa la scala e la chiusura della mano. Bravo, bravissimo il presidente Tacopina a portarlo dentro un’avventura stimolante ma dura, elettrizzante ma complicata e che a otto giornate dalla fine tiene tutti sull’attenti. E’ il magico mondo del Bologna che Saputo può trasformare nel paese delle meraviglie, quello vero e non quello preso in giro da Crozza. Montreal Impact in finale di Champions, adesso tocca solo al Bologna completare l’opera e l’anno magico 2015 di Joey Saputo, un uomo di parola che lavora per raggiungere gli obiettivi prefissati e che non si arrende alle prime difficoltà. Ci sono 40 milioni di buoni motivi per conquistare questa agognata promozione, e chissà che un giorno non si parli di Champions League pure qui…

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