La triste vicenda Parma, un calcio cieco e malato percorre strade pericolose

La triste vicenda Parma, un calcio cieco e malato percorre strade pericolose

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Trovo francamente incredibile come nessuno all’interno del palazzo del calcio o in sede di Lega, si sia occupato con anticipo della grottesca situazione parmense, con una squadra che rischia addirittura di non essere in grado di organizzare una partita casalinga per mancanza di fondi. In sintesi: non è garantita l’illuminazione per la partita di domenica contro l’Udinese. E dire che il monte debitorio del Parma ha assunto contorni importanti da diversi anni a questa parte e, ad ogni modo, il fatto che questa estate la società non abbia ceduto i suoi giocatori importanti per fare cassa avrebbe dovuto drizzare le antenne di chi governa la macchina calcistica. I segnali di una gestione controversa c’erano tutti, senza contare la miriade di giocatori sotto contratto negli ultimi anni. Mi chiedo come mai la situazione non sia stata monitorata invece che ritrovarsi con il rischio di un campionato falsato, una società passata di mano due volte in un mese e che non paga da secoli gli stipendi. Siamo in ritardo, perché con Manenti non si va da nessuna parte, la sede della Mapi Group è un casolare in Slovenia e nessuno conosce questa fantomatica società di consulenza. Sul capitale sociale da 7000 euro hanno già scritto tutti e il presidente continua a promettere bonifici che non arrivano da una settimana, quando i normali tempi tecnici sono di due, massimo tre, giorni. Si andrà avanti così per quanto tempo? Di mezzo c’è la richiesta di fallimento della procura e la denuncia di un socio di minoranza su gravi irregolarità nella nomina degli ultimi due cda, quello della breve Era Taci e Kodra, e ovviamente quello relativo all’arrivo del nuovo presidente Manenti.

 

Non solo, perché a testimoniare l’assoluta particolarità con cui Manenti si è preso il Parma, non c’è la cifra simbolica di un euro di acquisto, ma anche il fatto che la due diligence non sia ancora stata completata. D’altronde è normalissimo acquistare una società senza avere un quadro chiaro e dettagliato della situazione debitoria e dei conti…Bene, in tutto questo marasma c’è una partita da disputare domenica e su cui permangono fortissimi dubbi sulla possibile realizzazione. In cassa non c’è un euro e il Parma, se non arrivano i soldi promessi da Manenti, sarà costretto a chiedere un anticipo del paracadute concesso alle squadre retrocesse. Sostanzialmente sbloccare una parte di denaro per far chiudere la stagione ai gialloblùù, esattamente quello che venne proibito al Bologna per pagare l’Irpef su cui poi è caduta la sanzione di un punto di penalità. Ora, su questo mancato pagamento c’è la responsabilità di Guaraldi, ma se al Parma venisse concesso questo beneficio la disparità di trattamento sarebbe evidente. Con buona pace di Lotito che non vuole il Carpi in A.

 

Nel frattempo la situazione peggiora, con soci che stanno lasciando Manenti e la Mapi Group mentre pare che nella squadra il clima di sfiducia stia montando sempre più. Ecco, non so voi, ma già in passato è stato chiuso un occhio su società indebitate fino al collo e che hanno spalmato i loro passivi su rateizzazioni ventennali, mentre verso altre realtà la rigidità è stata totale. Il calcio contnua a perseguire strade ambigue e che incrinano alla base la credibilità di questo sport e la vicenda Parma è nota da tempo. In tutto ciò, immancabilmente, in caso di fallimento è già stato fatto il nome di Massimo Zanetti, un imprenditore accostato a qualsiasi club a rischio fallimento. Singolari coincidenze. Di certo una cosa la possiamo dire, il campionato di Serie A rischia di essere falsato in base a quello che succederà al Parma, così come (indirettamente) quello di Serie B sulla base delle promozioni o retrocessioni se la società ducale dovesse fallire o meno. La sensazione è che negli anni, e specialmente negli ultimi mesi, sia stato chiuso più di un occhio. Volontariamente o meno forse non lo scopriremo, resta l’idea di un calcio che non ha voglia di darsi una sterzata positiva. Servirebbero regole chiare e nette, in particolar modo una: chi non ha un euro non può acquistare una società professionistica. Non meravigliatevi poi se i tifosi scappano dagli stadi.

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