La sosta per le Nazionali a che serve?

La sosta per le Nazionali a che serve?

Tre interruzioni, una ogni mese, fino alla fine del girone di andata, ma a che servono le soste per le nazionali?

Il calendario del calcio europeo è ricchissimo, tra leghe, coppe nazionali e coppe europee, i giocatori arrivano a fine stagione logori e usurati, o peggio, incorrono in infortuni nel bel mezzo del campionato inficiando il risultato dei propri club. Intendiamoci, è vero che prima di un Mondiale o di un Europeo bisogna qualificarsi attraverso un girone, ma a questo punto, invece di interrompere continuamente il calendario, perché non adottare un modus operandi diverso?

Innanzitutto, i giocatori sono stipendiati dai propri club di appartenenza e un infortunio occorso in nazionale diventa un danno enorme per le varie società, private magari di una pedina fondamentale del loro scacchiere. Non è la prima volta che un calciatore torna infortunato da una partita in nazionale. Poi il calendario, perché tutte le soste sono fissate nei primi mesi di campionato quando i giocatori non possono essere al top della forma, e le diverse metodologie di allenamento tra nazionale e club possono portare ad infortuni muscolari oltre ad un sovraccarico generale. Il tutto senza considerare i viaggi: lunghi per tutti coloro che devono andare e tornare dal Sudamerica. L’ultimo esempio è Pulgar, non inserito da Donadoni tra i titolari qualche settimana fa per via del fuso orario.

Ma se da un lato un grande club ha la forza all’interno della propria rosa per generare turnover, dall’altro le piccole società spesso non possono permettersi il lusso di lasciare fuori titolari perché stanchi e sovraccaricati da partite extra rispetto al normale calendario. La Juve o il Napoli possono certo sopperire alla mancanza di giocatori, ma il Bologna, ad esempio, perde dieci uomini fondamentali ogni volta che c’è una sosta. Sono dieci possibili rischi di infortuni, dieci elementi che non possono essere utilizzati in allenamento per preparare la sfida successiva. La sosta per le nazionali, dunque, è più impiccio che altro: limita il lavoro dei tecnici, espone i giocatori ad infortuni, rischia di far perdere denaro e risultati ai club e, se qualche calciatore tornasse indisponibile per il campionato, altera intere stagioni. Facciamo un esempio: se Destro avesse subito un pestone con l’Italia a ottobre e non a San Siro contro l’Inter ad aprile, il Bologna come avrebbe terminato il campionato? Sarebbe retrocesso oppure sarebbe dovuto intervenire sul mercato a gennaio sperperando ulteriore denaro. Da qui dovrebbe nascere l’esigenza di intervenire con nuove proposte per quanto riguarda le qualificazioni. Una di queste potrebbe essere quella di creare gironi con meno squadre e disputare un round robin a maggio o giugno una volta terminato il campionato. Due settimane con 4 partite di qualificazione per le nazionali e poi via tutti in vacanza. Niente interruzioni, meno partite, l’attenzione verrebbe indirizzata per davvero solo sulla nazionale e se insorgesse qualche infortunio muscolare il campionato sarebbe fermo. Tutto questo magari abolendo la Confederations Cup, competizione priva di ogni tipo di appeal.

 

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