In gioco il futuro del Bologna

In gioco il futuro del Bologna

Il rendimento di una squadra di calcio passa anche da una società forte e chiara, ecco perché tanto del futuro del club passa dalle imminenti decisioni dirigenziali

Mentre la squadra si appresta ad affrontare il Genoa nella partita che può sancire la salvezza simbolica a 40 punti (non matematica, ma cambia poco) è negli aspetti societari che si gioca la partita più importante per il futuro del Bologna. Se gli uomini guidati da Donadoni hanno avuto un tracollo, forse si tratta semplicemente del riflesso derivante dalle solite vicende interne (ed esterne) che tormentano il Bologna anche quando questo è nelle mani di un ricco proprietario straniero. Ci sarà un motivo se alcune situazioni qui si ripetono da anni indipendentemente dallo spessore del proprietario di turno? Il Bologna di Saputo è crollato sul campo come quello dei suoi predecessori, e sul fatto che il chairman canadese sia di altra pasta non ci sono dubbi. Come mai?

Il primo concetto che verrà fatto passare è molto semplice: colpa della stampa che fomenta e destabilizza. Troppo facile metterla su questo piano, perché non è certo stata una decisione dei media quella di sbattere fuori dalla porta Corvino e non sarà certo una decisione dei media quella di ingaggiare (eventualmente) Bigon. E un Ds destabilizzato, o privato delle sue funzioni di dirigente vicino alla squadra, produce inevitabilmente un calo delle prestazioni in campo: semplicemente perché alcuni giocatori, in cerca di riconferma, sapendo che il direttore che li ha portati non ci sarà più, andranno incontro ad un evidente calo della motivazione. Riassumendo il pensiero: con Corvino ho firmato un contratto, basato anche sulla fiducia, sposando un progetto che mi avrebbe portato a farne ancora parte nei prossimi anni, ma ora che il Ds a cui mi ero affidato potrebbe essere sostituito che ne sarà del mio futuro qui? Altro aspetto, ora che la squadra è in crisi chi si presenta in spogliatoio per spronare la truppa o anche solo semplicemente risolvere qualche problema? Il Bologna è senza Ds operativo, Di Vaio non ha l’esperienza per ricoprire determinati ruoli e Fenucci non è un dirigente di campo. Fine dei discorsi.

Rimanendo su questo tema, nel momento in cui si decide di mettere Corvino fuori dai giochi ci si assume contestualmente la responsabilità di trovare un Ds migliore o quantomeno alla pari. Al momento il cambio può essere Corvino per Bigon, ognuno tragga le proprie conclusioni. Oltre a questo, chi deciderà per il cambio dirigenziale si assumerà anche la responsabilità delle prossime sessioni di mercato, improntate da un Ds che per carriera non entusiasma. Tra l’altro mi risulta una brusca frenata nei colloqui con Sabatini, dopo incontri e contatti continui che lasciavano presagire ad un suo imminente sbarco a Bologna. Quali sono i motivi? Prosegue dunque la confusione, perché se si decide di mettere fuori Corvino lo si faccia senza troppi fronzoli dando il via libera al nuovo corso. Questo ancora non è successo, questioni solo economiche? La risposta è no, perché chi comanda a Casteldebole può anche pensare che sostituire Corvino con Bigon possa rappresentare un rischio, un cambio azzardato che restituirebbe agli occhi di Saputo una situazione gestita male.

Qualcuno dirà che la bolla è scoppiata nel momento in cui Corvino ha reso pubblica la sua situazione difficile all’interno della società, in realtà, si tratta semplicemente di dissapori nati da quasi un anno, frizioni che di certo non sono conseguenza degli articoli pubblicati recentemente dai media. Non è il Bologna che attende le decisioni di Corvino, ma forse è il club stesso che non lo ha tutelato nella giusta maniera e lo sta portando fuori dall’uscio. Ecco perché la partita sul futuro del Bologna si gioca ora, con Saputo che dovrà per forza essere giocatore principale sia per quanto riguarda le scelte dirigenziali e tecniche, sia per quanto riguarda un meccanismo che dovrà rendere il club immune dalle contaminazioni trasformandosi, una volta per tutte, in una società di alto profilo nazionale e internazionale; abbandonando il suo masochistico provincialismo. Mi piacerebbe davvero parlare solo di campo, di quanto potrebbe essere bello il futuro con Saputo, ma fino a che non abbandoneremo determinati meccanismi autolesionisti non riusciremo a farlo: anche perché le contaminazioni si ripercuotono sempre sul rendimento della squadra. Inoltre, con questa striscia negativa, è fin troppo facile descrivere il Bologna come una squadra costruita male e dal livello basso propiziando l’ennesima rivoluzione estiva. Peccato che questo Bfc sia stato l’unico in Italia a fermare la Juve…

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