Il Deserto dei Gob(b)i

Il Deserto dei Gob(b)i

Sarà una traversata arida quella del Bologna, un esodo in cui non è detto si trovi la via verso l’oasi. I Gob(b)i sono dappertutto, sicuramente più altrove che a Torino, ma uscire indenni dallo Stadium è missione difficile per tutti, figurarsi per il Bologna. E dire che in questo campionato ce l’hanno fatta Udinese, Chievo e Frosinone, non di certo Barcellona e Manchester United. La prova che la Juve non è imbattibile c’è, purtroppo anche il Bologna non può dirsi solido e roccioso. Poi c’è la Champions, la partita con il Siviglia ha messo in mostra una Juve in crescita, ben lontana da quella derelitta di Napoli. Bisognerà capire se le motivazioni dei bianconeri saranno le stesse, perché giocare in Champions è un conto, soprattutto se sei in testa al girone, farlo in campionato con dieci punti di distacco dalla prima e con un avversario meno stimolante un altro. Vedremo poi se il ‘giovine’ Bologna, per dirla alla Mazzini, reggerà l’urto del teatro di battaglia, uno stadio che fino all’anno scorso aveva i contorni dell’inviolabilità, del Fort Knox italiano. Invece la Juve ha concesso ai predatori di saccheggiare il fortino in più di una circostanza e la sensazione che vorrà richiudere il ponte levatoio purtroppo c’è tutta. Dall’altra parte il Bologna, che se davvero è ancora unito attorno alla figura dell’allenatore, dovrà scendere in campo con il piglio giusto, la consapevolezza di essere di fronte ad una partita difficile ma non impossibile, con la determinazione e la voglia di mandare segnali confortanti in vista del prosieguo di stagione e, soprattutto, con un’attitudine propensa a salvare la pellaccia al proprio condottiere; nella fattispecie l’allenatore. Ma il generale, a quanto si dice, non sarebbe in discussione.

Forse, ripensando a quel 26 febbraio 2011, il Bologna è una squadra capace di dare il meglio di sé nelle difficoltà, allora si trattò di una proprietà inerme e senza denari, ora di una squadra in crisi di risultati. Difficoltà diverse, ma che possono compattare un gruppo e renderlo più forte oltreché maturo. Le pubblicità Mediaset una volta parlavano dei classici ‘mercoledì da leoni’, al Bologna toccherà tirare fuori gli artigli di domenica e nel giorno della festa patronale. Forse uno stimolo in più, un motivo per cercare di fare un bel regalino ad una città intera, ora scoraggiata da un avvio difficile, di quelli che lasciano presagire finali funesti.

In realtà la sensazione latente è che al Bologna manchi sempre il centesimo per fare l’euro, buone frazioni di gara contro Sassuolo, Sampdoria e Udinese ma zero punti raccolti, e un paio in più avrebbero fatto comodo. Se invece di sessanta, i minuti giocati discretamente dal Bologna diventassero ottantacinque o novanta forse saremo di fronte ad una squadra più forte di quello che il campo ci mostra, un potenziale più convincente rispetto a quello ancora nascosto che abbiamo davanti agli occhi. Vedremo se basterà domenica, sperando che la partita fili via liscia. Si sa, gli occhi dei tifosi andranno anche sul direttore di gara, dirigerà Celi di Bari, reduce da dieci partite dei bianconeri arbitrate con 9 vittorie; non un bel biglietto da visita. Scherzi a parte, prima dell’arbitro, dovremo guardare al Bologna, al fatto che i rossoblù possano rimanere in partita senza uscirne definitivamente di scena dopo una manciata di minuti. Questo è il primo aspetto da tenere in conto, la capacità di confrontarsi senza paura contro una formazione decisamente più forte, e per giunta in trasferta. Che Rossi dunque Celi mandi buoni, con l’idea fissa, cocciuta, magari arrogante e spregiudicata, di uscire indenni dal deserto dei Gob(b)i. Sai mai che a volte possano soffrire pure loro, vivere momenti di sconforto, lasciando a noi – finalmente – una gioia da assaporare davanti ad un bel piatto di tortellini caldi per cena. La nostra insostituibile oasi.

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