“Ciccio, passala!”

“Ciccio, passala!”

Colantuono batte Rossi nella sfida-salvezza che avrebbe dovuto rappresentare la svolta dei rossoblù al crocevia di campionato. Lo rimarcavo ieri e lo ribadisco oggi: lanciare monetine non serve! Occorrono, invece, cinismo e lucidità, doti che non ha avuto Brienza nel mancare ben due occasioni gol e che sono mancate un po’ a tutta la squadra nella seconda parte del match. Mi dispiace per Mounier, che festeggia il suo compleanno soffiando una sola candelina ed esprimendo un desiderio di vittoria che non si realizza. Per ora, il francese sembra essere l’unico in partita, anche se si sono iniziati a vedere timidi miglioramenti in termini di palle-gol create dalla squadra e un atteggiamento sicuramente propositivo di Destro che, questa volta, non ha alcuna responsabilità per il risultato negativo. A questo quadretto non proprio felice, si aggiunge un arbitraggio ancora una volta penalizzante quanto scandaloso, con un Gervasoni inquardabile che non fischia un rigore netto a nostro vantaggio e nega l’evidenza di fronte a falli di mano e azioni da cartellino giallo, rendendo la direzione di gara assolutamente insufficiente.

Se avevamo ancora qualche dubbio, l’esito disastroso delle ultime sei giornate – eccezion fatta per la vittoria contro il Frosinone sempre ad opera di Mounier -, porta ad una seria riflessione in merito allo stato di salute della squadra e all’operato del mister, che si presenta ancora una volta rivedibile nelle sostituzioni a match in corso. Ecco, gli avversari quasi sempre riescono a cambiare le sorti di una partita grazie ad un cambio, al Bologna non riesce quasi mai. Al di là della ricaduta di Giaccherini, forse inserito ancora una volta prematuramente, gli inserimenti di Taider e Mancosu non hanno fornito il vigore necessario a portare a casa un successo largamente alla portata. È chiaro che se le cose non vanno, il primo a finire sulla graticola è l’allenatore, reduce da sei sconfitte in sette gare ufficiali. E dire che stavolta il Bologna sembrava, ad un certo punto, in controllo della partita, con una Udinese tramortita, costretta ad una sostituzione all’intervallo e forse con un allenatore esonerato virtualmente dopo quarantacinque minuti. Ma se da una parte Lodi ha fornito geometrie e Di Natale assist, dall’altra Brienza ha sprecato tutto lo sprecabile. Peccato, perché stavolta la sconfitta è sembrata il risultato della classica equazione calcistica: gol sbagliato uguale a gol subito. Manca esperienza si dice, ma stavolta a steccare è stato il più esperto di tutti. Capita. Manca Matuzalem in mezzo al campo? Vero, ma mancano anche un terzino destro come si deve, il ritorno del miglior Masina, Gastaldello in difesa, Donsah in mezzo e Giaccherini in attacco. Se permettete, non è poco. Poi c’è il calcio, che ti fa perdere la partita giocata meglio in questo avvio di stagione e vincere una di quelle più bruttine.

La salvezza non è compromessa, il gruppone è rimasto lì, alla portata, con squadre che faticano a macinare punti e lasciano aperte le speranze un po’ a tutti. La prestazione del Bologna contro i bianconeri di Colantuono è stata complessivamente buona e l’impegno non è mancato, aspetti da cui ripartire per il futuro. Gli ingredienti e gli attributi, in sostanza, ci sono tutti: quel che manca è una buona ricetta che lo stesso Delio Rossi ha ammesso di non avere in virtù di una professione che lo vede “allenatore e non farmacista”. Battute a parte, a volte anche un allenatore può inventarsi un bilancino su cui pesare le ragioni di una sconfitta, ponderare le scelte fatte, ricalibrare gli elementi e le alchimie con sapienza e un pizzico di intuito. È chiaro che l’obbligo di far giocare una rosa giovane porta in dote rischi e ingenuità che possono valere una sconfitta e permettere anche ad avversari poco temibili di fare la partita al posto nostro. Ci vorrebbe un altro ritiro estivo per preparare la truppa adeguatamente, ma il timer è scaduto e sul tabellone il punteggio segna ancora 3 punti. Non ci resta che interpretare al meglio in prossimo film in bianco e nero, una partita che potrebbe anche sancire un doloroso esonero nonostante tutte le smentite di rito. Poi sì, l’allenatore si cambia quando la squadra non lo segue, e questi segnali funesti al momento non si sono visti. Detto questo, se dovesse arrivare un’altra sconfitta domenica la soluzione più estrema non sarebbe più rimandabile. Contano anche i punti, perché le buone prestazioni vengono portate via dal vento mentre le vittorie o i pareggi restano certificati in classifica. Quelli di oggi sarebbero stati tre, ma siamo tutti rimasti ad urlare invano “Ciccio, passala!”.

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