Bologna, potresti vincere un campionato

Bologna, potresti vincere un campionato

Dopo tre sconfitte in fila il Bologna risorge proprio nella partita in cui sarebbe dovuto sprofondare, ed è un peccato che il calendario preveda anche le sfide contro le piccole…

Come si spiega il fatto che il Bologna ha perso contro l’ultima della classe mentre invece è riuscito a pareggiare in trasferta – con sei assenze – al cospetto della terza in classifica? Non si spiega infatti, se non con una ritrovata verve fisica e mentale. La testa funziona così, non sai mai quando decide di accendersi e spegnersi, anche se forse le tante assenze hanno permesso a chi ha giocato di meno di sfruttare una chance dando nuova linfa ad una squadra stanca. E quindi Donadoni ha capito che su Rizzo si può contare, che Zuniga non è un giocatore finito e che Mbaye si sta dimostrando il giocatore che esplose a Livorno. A volte le motivazioni delle riserve possono di più della stanchezza dei titolari.

E così, mentre Salah si trasformava nel dio egizio dell’Oltretomba Anubi cercando di mandare i rossoblù agli inferi, il Bologna combatteva con le unghie e con i denti come non faceva da un po’. Soffriva, certo, ma dimostrava di essere vivo, combattivo, propenso alla lotta e non remissivo e stanco. E’ bastato trovarsi di fronte una grande squadra per riammirare il vero Bologna? Può essere, ma forse la chiave è da cercare nella ritrovata unità della squadra che è ritornata ad essere un corpo unico in campo e non una massa disgregata di giocatori vaganti su un rettangolo verde. Serviva una crisi, una caterva di infortuni e un avversario difficilissimo per far riaffiorare un coriaceo Bologna. Col Verona sarebbe stato troppo facile e le cose semplici non fanno parte di questa città e di questa squadra.

E allora meritano una citazione Mirante (Conte, vogliamo prendere nota?), Maietta (leader vero, un trascinatore), Rossettini (tre gol di testa tutti suoi), Diawara (a un 18enne vogliamo concedere tre o quattro partite sottotono?), Rizzo (un motorino inesauribile sulla fascia) e Zuniga (questo è forte, se ritrovasse la forma…). Il Bologna dunque ha ritrovato il suo spirito vitale, ma è solo il primo passo – seppur decisivo – per riprendere una marcia che può rendere la stagione del Bologna positiva e da ricordare. Perché fermare la Roma per poi perdere col Toro non avrebbe senso, e per dare un significato alle cose spesso è necessario completare l’opera. Bravo anche Donadoni, che ha ridisegnato una formazione senza stravolgerla dando fiducia a chi fino adesso ha giocato meno. Sarebbe stato facile per i ragazzi perdere senza colpo ferire tre a zero, nessun avrebbe obiettato nulla di fronte all’emergenza, ma è proprio in questi casi che lo spirito di una squadra forte viene fuori, sono i momenti in cui tutti ti danno per spacciato quelli che esaltano i lottatori lottano e condannano i deboli. Il Bologna ha lottato ed è giusto dargliene atto, perché quando vedi una squadra aiutarsi e sorreggersi a fine partita con 4 giocatori con i crampi capisci i veri valori di un gruppo. Quando una squadra chiude il match con quella voglia di non mollare nonostante il fisico non ce la faccia più, il pubblico non può che applaudire e stringersi attorno a chi ha onorato la maglia. E’ questo aspetto a fare la differenza tra chi ha dote caratteriali da chi non ne ha. L’unico peccato di questo Bologna è che un campionato è fatto di altre 19 squadre e non tutte sono big, se si giocasse solo con le prime della classe forse il Bfc vincerebbe lo scudetto, peccato invece che ogni tanto ci sia un Verona di mezzo.

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