Bologna non si può più nascondere

Bologna non si può più nascondere

Ora che il quadro si è delineato davanti ai nostri occhi, è fiorito in città il parco giochi dei pronostici. “No era meglio lo Spezia, l’Avellino mi fa sempre paura”, “ma c’sa dìt, i vìrd (i verdi, ndr) han fat dù supplementèr, a sàn favoré!”. Chiacchiere da bar, certo, ma testimoniano l’attesa (e l’apprensione) che fisiologicamente si ripropone in città. Non sappiamo stare tranquilli, viviamo spasmodicamente ogni singolo aspetto che ruota attorno al Bologna e sono sicuro che già ieri sera eravamo tutti tesi nel guardare il turno preliminare manco ci fossero i rossoblù in campo. Non oso immaginare venerdì sera. Ad ogni modo, vorrei provare a limitare questa perenne paura che ci pervade quando si tratta di affrontare qualsiasi avversario, forse più dettata da un Bologna storicamente propenso all’autolesionismo che alla gioia. Ma ormai abbiamo imparato (forse) a convincerci. Una mia amica napoletana dice: “Loro saranno stanchi ma hanno ‘a cazzimma’, e poi al Partenio non vinciamo mai”. Vero, tremendamente vero, il primo turno di playoff ha dimostrato che probabilmente per andare avanti serve la determinazione, la voglia di arrivare all’obiettivo e quella fame che in Serie B è indispensabile per ottenere risultati. Fotta o Cazzimma, chiamatela come volete. Fondamentale questo aspetto, perché forse è l’unico che può darti qualche vantaggio nel fantasmagorico – ma imprevedibile – mondo della Serie B. Guardate il Bologna, venerdì scorso ha maledetto il biscotto di Vicenza ma ora apprezza quel risultato, il rigore di Acquafresca pesa meno (probabilmente il secondo posto non lo avremmo raggiunto) e quella parata di Da Costa su Catellani ha salvato letteralmente le chiappe ai rossoblù. Un giorno vedi le cose da una prospettiva, il giorno dopo totalmente da un’altra. Insomma, nulla è realmente come appare, anche se continuo a pensare che con un livello così povero come la B di quest’anno, le formazioni che hanno in dote un minimo di talento possano farlo valere nei momenti chiave. Non so voi, senza ovviamente dare nulla per scontato (sia mai a Bologna!), ma preferisco incontrare la ‘Cazzimma’ dell’Avellino piuttosto che il talento offensivo del Pescara. Anche perché per vincere a Perugia pure gli abruzzesi hanno lottato su ogni singolo pallone ciondolante al centro del campo. Se due squadre mettono una certa dose di determinazione, è preferibile incontrare quella tecnicamente meno dotata. 

Può essere stata dunque una benedizione la quarta piazza? Non lo sappiamo, la risposta si cela dietro i risultati che il Bologna otterrà in questi playoff. In teoria sì, ma toccherà ai rossoblù a tramutare l’ipotetico vantaggio sulla carta in effettivo in campo, altrimenti saranno le solite parole al vento puntualmente smentite dal cronico masochismo del Bfc. L’unica cosa certa è che ora Bologna non può più nascondersi, non lo possono fare i giocatori che venerdì inizieranno una battaglia, non possono farlo i dirigenti che devono contribuire, con una sana gestione di questa fase delicata, a fare il bene della squadra e non possono farlo i tifosi, chiamati martedì sera a riempire il Dall’Ara con qualunque condizione meteo. Nutro un malcelato ottimismo, non lo nascondo, penso che la vera impresa l’Avellino l’abbia fatta martedì e il fatto che i giocatori abbiano festeggiato in campo come se avessero vinto uno scudetto lascia presagire che la ‘cazzimma’ possa venire meno. Probabilmente pensano ancora a quel gol di Comi e non a come mordere le caviglie dei nostri.

Non nascondiamoci, avere timore di una squadra con 120 minuti sulle gambe e incerottata, significa probabilmente non essere pronti a giocare partite da ‘dentro o fuori’, significa non essere ancora in possesso di una mentalità vincente che faccia del Bologna la migliore del lotto e non la peggiore, significa – banalmente – partire già battuti e dire addio alla promozione. Non vuol dire concedersi alla spocchia, ma analizzare i fatti come sono e cioè con il Bologna che parte nettamente favorito. Siccome però di sofferenze sostanzialmente ci campiamo, di partitacce ne abbiamo viste a centinaia e di delusioni vissute parecchie, restiamo perennemente sul ‘chi va là’. Ecco, cerchiamo almeno questa volta (e con una proprietà pronta a farci fare il grande salto) di non mancare l’attimo fuggente, quell’attimo di gloria che consacra ogni calciatore nella storia ultracentennale del Bologna. Nella storia però può entrarci anche uno stadio pieno che decide, nel bel mezzo del ponte del due giugno, di presenziare in una semifinale playoff. Cara Bologna, stavolta non nasconderti e non deluderci, mostra tutta la tua inesauribile bellezza.

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