Bologna da cuori forti, ora tutti assieme per la finale

Bologna da cuori forti, ora tutti assieme per la finale

Il Bologna rischia di non fare il Bologna e gioca la partita da infarto di fronte a 20mila tifosi in un Dall’Ara rovente e caldo come non si vedeva da tempo. L’Avellino di Rastelli dimostra la solita tenacia e non soffre minimamente delle tre partite in sette giorni, ma a chiuderla e a volare in finale sono gli 11 di Delio Rossi, merito di un redivivo Acquafresca – che riscatta il rigore mancato contro l’Avellino – e un altrettanto rinato Cacia, che ci regala un pallonetto spettacolare e che dimostra di avere ancora più di un colpo in canna da sparare.

Match da foto ricordo, non c’è tregua per 96 minuti, quando a pochi istanti dal fotofinish Castaldo prende la traversa sfiorando il gol dell’apocalisse. Sotto gli occhi gonfi di passione e di speranza dei protagonisti di ieri e di oggi che hanno presenziato per supportare la squadra fino alla fine: Tacopina, Gazzoni, Mancini, Di Vaio e niente poco di meno che Alino Diamanti… anche l’ex-attaccante con la sua presenza manda un segnale molto forte di vicinanza dopo aver abbandonato la piazza. In finale ora il Pescara, che passa sul filo di lana dopo un due a due al cardio palma al Menti, segno che nessuno, in questi pazzi playoff, è in grado di gestire con tranquillità il risultato. Il basso livello tecnico e i meccanismi di un playoff che premia la classifica, spronano le squadre ad esporsi di più per cercare la vittoria, non potendo contare sul paracadute dei supplementari o degli eventuali rigori. Non c’è da stupirsi più di tanto se entrambe le semifinali sono terminate in equilibrio e con emozioni fino ai minuti di recupero, perché le squadre più deboli non possono accontentarsi di un pareggio per portare tutto alla lotteria dei rigori. Sinceramente, questo regolamento che incentiva le formazioni a vincere (quindi allo spettacolo) è uno degli aspetti positivi della B, campionato da cui vorremmo andarcene al più presto (Abodi ci perdonerà). E ad ogni modo, questo perenne rischio cardiaco, lo avremmo evitato volentieri.

 

 

Venerdì si riprende la corsa incessante verso la Serie A, sono gli ultimi due atti di una stagione interminabile che ci lascerà in consegna un fisico sfibrato nel corpo e nella mente, con la speranza che soffrire ne sia valsa la pena. Anche il sottoscritto, con la fronte sudata e antitelevisiva, ha sofferto le pene dell’inferno a Nettunotv in compagnia di Andrea Tedeschi nell’ammirare come il Bologna sia il maestro supremo dell’arte del complicarsi la vita. E trattenere ogni impeto da tifoso nella tv della Curia non è stato semplice. In fin dei conti ad annoiarsi si è sempre in tempo e forse, con un filo di sofferenza, le emozioni sono ancora più vive e nitide. “E’ quasi sempre più facile essere saggi per gli altri che per se stessi”, questa pare sia la filosofia di vita del Bologna che risulta una squadra inaffidabile e imprevedibile, caratteristiche che ce la fanno odiare e amare. 

 

Chi invece sembra non amare molto le critiche è Daniele Cacia, il quale ha sfogato tutta la sua rabbia nell’esultanza per un gol che, nell’economia generale, può valere una intera stagione. Peccato rovinare la qualificazione portando avanti una polemica a pochi giorni da una finale decisiva come ce ne sono poche, anche perché l’ex Verona quest’anno non è di certo stato il cecchino che tutti ci aspettavamo. Quando una punta non segna è normale arrivino critiche, soprattutto, fa parte anche della maturità dei giocatori accettarle e zittirle con le prestazioni in campo. Se avesse siglato venti reti la situazione non sarebbe stata da ferri corti, inoltre, se non fossimo stati ai playoff e con una qualificazione ottenuta, quell’esultanza avrebbe sortito ulteriori roventi polemiche per una sconfitta casalinga in campionato con tre gol subiti in casa. Meglio lenire ogni tensione dunque, ora che ci sono pochi giorni per recuperare le energie e preparare una finale durissima. Perché il Bologna non è di Fusco, non è di Corvino e non è di Cacia, ma bensì di tutti, della città, dei tifosi e di coloro che ci credono sempre e comunque. Presenti in ogni situazione. A tal proposito, invito tutti ad un po’ di sano realismo. Non fasciamoci la testa prima di essercela rotta, affrontiamo questa finale con la consapevolezza che la Serie A è a 180 minuti di distanza e che le nostre possibilità sono intatte esattamente come quelle del Pescara, anzi, la classifica migliore ci fornisce un piccolo ma importante vantaggio. Affrontiamo la sfida a testa alta e vediamo se le nostre forze saranno sufficienti per vincere, chi invece vede e pensa negativo (un Pescara che ci asfalterà manco fosse il Barcellona) forse può tranquillamente non guardare la finale. Nessuno dominerà e nessuno vincerà quattro a zero, sarà battaglia vera, dura, senza via d’uscita. Proprio per questo, essere pessimismi non aumenterà le nostre possibilità di vittoria. Non devono crederci solo gli undici in campo, ma soprattutto i ventimila sugli spalti e le migliaia di persone davanti alla tv. Uniti più che mai, conquistiamolA!

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