Se questo è un derby

Se questo è un derby

Terzo zero a zero consecutivo che ci lascia con l’ennesima sensazione di amaro in bocca.

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La scorsa settimana, leggendo un blog sul calcio, mi sono imbattuto in queste parole: “Dietro ogni derby, dietro ogni rivalità stracittadina, si nasconde una storia che vale la pena raccontare. Ogni partita del genere, non vive solamente di campo. Vive di emozioni, di storia, di favole da raccontare ai nipotini”. Mi fermo un attimo e comincio a pensare: “Che storia posso raccontare sul derby Bologna-Carpi? Quale favola posso narrare ad un neo tifoso rossoblù per aprirgli il cuore e fargli maledire il fatto di essere così giovane da non aver potuto vivere certe emozioni?”. La risposta è: nulla. Quale rivalità ci può essere con una squadra la cui storia sembra un codice fiscale? Quale particolare emozione si può provare per una partita simile? Capisco che chiamandola derby la partita assuma un contorno aureo, epico, si elevi di importanza, ma Bologna-Carpi non è un derby e mai lo sarà!

 

Giropalla, giropalla, giropalla. La partita sembra un allenamento in cui si vince con il solo possesso della sfera. Purtroppo non lo è. Il Carpi è tutto in difesa, ma nonostante ciò, non sembra impenetrabile. Giropalla, giropalla, giropalla. Nella loro metà campo c’è un fitto che sembra di essere in via Indipendenza in un sabato pomeriggio soleggiato, ci sono anche i tavolini dei bar, con gli ombrelloni, e i vucumprà sotto i portici. “Scusa, oltre ai piumini Moncler, hai anche dei tiri in porta?”. “No amico, solo del giropalla..”. Diciamocelo sinceramente, sugli spalti, dopo mezz’ora, c’è un discreto giropalle, giropalle, giropalle. Al 42o Gasta fa una roba folle, fortuna che la sfera finisce sui piedi di Fuorigioco Mancosu e tutti sappiamo come andrà finire. Mancosu is Mancosu. Giropalla, giropalla, giropalla. A pochi giri di lancetta dalla fine del tempo Giaccherini si inventa una super giocata ma Belec è attento e toglie una ghiotta occasione dalla testa di Mounier. Doppio fischio e tutti negli spogliatoi. Tanti sbadigli e zero tiri in porta. La speranza è che, nel secondo tempo, loro mettano fuori il naso. I Castori sono bravi a fare le dighe, ma qui siamo al limite del Nobel per l’ingegneria idraulica. Non credo nel suicidio carpigiano, ma qualcosa dovranno pur fare, sono a -75 dalla zona salvezza!

 

Mai pensiero fu più sbagliato. I biancorossi, più che sul verde prato del Dall’Ara, sembrano  intrappolati in un rifugio alpino in una notte tempestosa, assediati da lupi ululanti pronti a sbranarli. Il Bologna fa un po’ meno giropalla, giropalla, giropalla e tenta di scardinare la difesa biancorossa con più veemenza. Destro prova l’azione personale, salta tre uomini, ma sul dischetto del rigore – per i motivi detti sopra – si trova davanti un tavolino con tre tedeschi che bevono un cappuccino. “Die rechnung bitte!”. Al 63o Giaccherini coglie il palo esterno con un tiro da fuori. Passano due minuti e Castori, dopo aver tolto Verdi nel primo tempo, sostituisce anche Bianco: ditemi che c’è anche un Rossi! Al minuto 83 Brienza batte una punizione, un difensore allunga la traiettoria e Gasta prova l’eurogoal da raccontare ai nipotini, l’episodio che trasformerebbe questa inutile partita in un vero derby. Nulla, il legno tanto invocata in settimana dal presidente carpigiano, oggi è dalla loro parte. Sul proseguo dell’azione, Masina prova il tap-in vincente, ma lì davanti c’è una ressa che trovare un varco l’é impussebil! A tre dalla fine Taider prova la percussione. Cofie ci mette un piedone, la palla passa ma l’algerino finisce a terra. Mazzoleni indica il dischetto, noi esplodiamo di gioia, baci abbracci, e vai! Mi rigiro verso il campo e i ragazzi stanno giocando… “Puffarbacco! Hanno già battuto il rigore?”. “No, ha lasciato giocare…”. Delusione cosmica e terzo zero a zero consecutivo che ci lascia con l’ennesima sensazione di amaro in bocca.

 

Che dire. Non è certo facile giocare contro una squadra che schiera undici giocatori nella propria metà campo e che di fare un minimo di gioco non ci pensa neanche – o più semplicemente non è capace -. Noi, di contraltare, non abbiamo le caratteristiche per scardinare queste compagini. Oggi ci è mancato lo spunto giusto, la genialata, il passaggio filtrante, l’uomo che salta l’uomo e crea pericoli. Nel secondo tempo abbiamo provato ad allargare l’azione, ma anche così non siamo riusciti a creare pericoli. I cambi purtroppo non hanno inciso e la squadra sembra un po’ giù di tono. Questo ci può anche stare dopo una serie di prestazioni e risultati che ci hanno portato dall’ultimo al nono posto. Poi il rigore è parso davvero netto e poteva cambiare le sorti dell’incontro. Ma visto che “rigore è quando arbitro fischia”, non ci resta che attaccarci al tram. Comunque certe partite (vedi Chievo) di solito si perdono, invece oggi abbiamo fatto un punto che muove la classifica. Bene ma non benissimo.

 

Emozioni: zero. Storia: zero. Favole da raccontare ai nipotini: zero. Si, insomma, al triplice fischio ho solo una certezza: quello contro il Carpi non sarà mai un derby.

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