Scusate l’impresa

Scusate l’impresa

E’ stata davvero un Europeo memorabile?

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Il calcio ci emoziona, ci fa palpitare il cuore e ci manda in pappa il cervello. L’Italia, partita con tutto lo scetticismo di questo mondo, è riuscita nella titanica impresa di rubarci il cuore. Aggiungiamo che noi tifosi, a Luglio, siamo in astinenza pallonara e potremmo voler bene a tutto, anche ad un Thiago Motta con il 10 sulla schiena. Però ci eravamo davvero affezionati a quei tre “bastardi” là dietro, alle sgroppare di Giak, ai “madonnoni” tirati giù da Buffon, ai capelli ingellati di Pellè, ai tackle di Parolo…

 

Adesso che è tutto finito, a mente fredda, mi interrogo se questo Europeo sia stato davvero l’impresa epica celebrata in queste ore. Sicuramente l’Italia è andata al di là delle aspettative, ha lavorato duro, ha sudato e si è fatta apprezzare. Verratti e Marchisio non sono neppure saliti sull’aereo per la Francia e durante la manifestazione ha perso De Rossi e Candreva. Non poca cosa. Proviamo però ad analizzare anche le avversarie. Prima partita con il fantasmagorico Belgio, nazionale seconda nel ranking FIFA, la classifica più inutile dell’universo dopo quella dei bomber d’estate – per la cronaca, quella del 2015 è stata vinta da Acquafresca… -. Gran pera di Giak, raddoppio a tempo scaduto di Pellè, Italia in estasi. A loro lasciamo le amichevoli, noi vinciamo quando conta con buona pace della FIFA. Manco il tempo di festeggiare che è Svezia time, dello spauracchio Zlatan Ibrahimovic più altri dieci giocatori che sinceramente hanno poco a che fare con il calcio. Goal di Eder e sfiga delle sfighe, qualificazione certificata come prima del girone. Sì, perché potendo scegliere, sarebbe meglio passare come secondi e andare nel tabellone del RisiKo! a conquistare l’Alberta, la Jacuzia e la Kamchatka.

 

Dopo l’inutile partita con l’Irlanda ci becchiamo la Spagna. Ci vuole la partita perfetta. Chiellini la sblocca e Pellè la mette in ghiacciaia. Degli iberici nessuna traccia. L’Italia gioca una bella partita, ma la Spagna è inguardabile, una formazione che ha finito un ciclo e non ha avuto il coraggio di cambiare tutto dopo il fallimentare mondiale in Brasile. Siamo in orbita, possiamo sognare in grande. Intanto l’imbattibile Belgio incontra la seconda nazionale che ha un minimo di gioco: tira i dadi e fa uno, il Galles fa tre e con un carro armato invade il paese delle patatine fritte. Ciao Belgio, ciao ranking FIFA. E’ tempo della sfida per antonomasia: Italia-Germania. I teutonici fanno gli spavaldi, ma appena vedono undici maglie azzurre se la fanno nelle braghe. Non c’è bisogno che Löw si metta le mani nei pantaloni, la puzza si sente anche dalla tv. La foto della partita è tutta in un Müller che pensa più a protestare e a imitare Totò Schillaci con gli occhi fuori dalle orbite che a giocare a calcio. Loro fanno un gran giropalla e trovano un goal fortunoso. Buffon stampa un miracolo con i baffi che ci tiene vivi. L’Italia non segnerebbe neppure se la partita durasse tre giorni ma Boateng impazzisce e ci regala il pareggio. Alè, è fatta. Trenta minuti di inutili supplementari e via con i calci di rigore.

 

“Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”. Sì, facile da cantare, più difficile crederci quando hai un pallone fermo a undici metri dalla gloria. Sono i diciotto tiri dal dischetto più brutti della storia e alla fine la lotteria la vincono loro per un pallone sgusciato sotto la pancia di Gigione. Fine delle notti magiche, si torna a casa.

 

La verità è che questa Italia passerà alla storia come la prima che ha perso contro la Germania. Purtroppo non contano i chilometri corsi, gli infortuni, il sudore, le lacrime e il ranking FIFA. Conta solo il risultato. Ha perso con un gioco che il Bologna proponeva vent’anni fa quando c’era un certo Kennet Andersson. Solo che lo svedese spizzava e faceva sponda per Kolyvanov, Baggio e Signiori, gente che bollava spesso e volentieri. Pellè invece lavorava per “ma quanto corre” Eder e “ballo di San Vito” Zaza… ma se sei una punta, oltre che a correre e giocare per la squadra, devi anche tirare in porta, fare goal! L’Italia ha perso correndo più degli altri, ma avendo un possesso palla pari a zero, diciamo che più che altro ha rincorso gli avversari. Gli azzurri hanno perso perchè i rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli.

 

Insomma, secondo la mia modesta opinione, è stato un buon Europeo che l’Italia ha giocato come poteva, esaltando il collettivo e mascherando molte pecche con il lavoro di Conte, celebrarlo come una impresa epica mi pare quantomeno esagerato. Ma guardando i telegiornali, forse c’è bisogno di qualcosa per liberare la mente e andare avanti, perchè al confronto tutto sembra insensato. Forse c’è davvero bisogno di credere che almeno nel calcio ci sia qualcosa di memorabile.

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