Natura morta accidentale

Natura morta accidentale

“Ho dei problemi di stomaco, cosa mi consiglia?”, “Le darei del Peresic in bustine”.

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Si spengono le luci a San Siro e il Bologna conferma di non essere una Invincibile Armata pronta a solcare i mari di mezza Europa. Mettiamoci  il cuore in pace: qualsiasi trasferta non è occasione di saccheggio di punti a domicilio. Non siamo costruiti per questo e non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo. Siamo tifosi, speriamo sempre nell’impresa ed  giusto così, ma scontrandoci con la dura realtà del campo, dobbiamo essere un pelo più realisti. Detto questo, si può e si deve ancora sognare, il Bologna per l’ennesima volta ha dato l’impressione di potersela giocare con tutte.

 

Pronti via. Icardi e Destro, le punte di diamante delle due contendenti, sono già zoppicanti in doccia manco fosse un match di scapoli contro ammogliati. Per il primo me ne faccio una grandissima ragione, per il rossoblù invece, rodo molto: quando manca lui la nostra pericolosità è simile a quella di un paio di forbici con la punta arrotondata. L’Inter prende in mano la partita, come è giusto che sia, il Bologna si difende senza patemi e tenta di ripartire. Ho detto tenta, perché solitamente le nostre azioni offensive sono partenze e immediata perdita della palla. Però, al minuto 19, Donsah avrebbe l’occasione per cambiare la storia del match. Goffredo, lanciato da Giaccherini, parte come il suo predecessore “di Buglione” alla conquista di Gerusalemme, solo che la sua solitaria prima crociata si conclude con una sassata che finisce nella curva degli infedeli. Noooo Goffredo! L’Inter spinge, ma è di una sterilità imbarazzante. E’ vero che colleziona corner, ma tanto sui calci piazzati noi siamo insuperabili. Fra tante azioni meneghine, ben controllate dai nostri eroi, si va negli spogliatoi.

 

Nella seconda frazione il Bologna parte meglio, sembra più intraprendente. Non che crei nulla di pericolosissimo, però almeno mette insieme due passaggi e gioca nell’altra metà campo. Al 67°, dall’ennesimo calcio d’angolo neroazzurro, Giaccherini parte in contropiede manco fosse un novello Eriberto in laguna, supera la metà campo, fra lui e la gloria c’è solo Handanovic. “Corri Forrest, corri!”. Purtroppo, sul più bello, arriva Nagamoto su una Vespa 125 e per il rossoblù non c’è scampo. Del resto a Milano di motorini allo stadio ne sanno qualcosa… Minuto 72: corner, D’Ambrosio fa da torre con l’aiuto della testa di Donsah e la sfera finisce sulla capoccia di Peresic che da zero passi non può far altro che spingerla in rete. Se Diawara non si fosse legato al palo come Ulisse per non dar retta alle sirene, l’interista – che ha il nome di un farmaco anti squaraus, “Ho dei problemi di stomaco, cosa mi consiglia?”, “Le darei del Peresic in bustine, o lo preferisce in compresse?” – finirebbe dritto dritto in fuorigioco e il Bologna avrebbe ancora intatta la sua verginità su calcio piazzato. Passano quattro minuti e per il raddoppio l’Inter passa in copisteria: corner, torre, goal. Abbiamo mantenuto la castità per 2.540 e sblisga e siamo diventati un po’ zoccole tutto in un colpo? Quando tutto sembra finito il Bologna si sveglia. Giak è indiavolato: ci prova su punizione, poi con una percussione che porta Rizzo ad una doppia conclusione murata dalla difesa neroazzurra. A loro viene il classico braccino, noi non abbiamo più nulla da perdere. Kondogbia, 30 milioni che vagano per il campo, sbaglia l’appoggio, Rizzo si avventa sulla sfera e la mette in mezzo dove il neoentrato Brienza la spedisce in rete. Il Bologna prova a sfruttare le paure interiste ma è troppo tardi. Triplice fischio e i rossoblù tornano a casa con un meritato pugno di mosche.

 

Siamo calati sia psicologicamente che fisicamente. Si vede, lo dicono le statistiche e pure i numeri di Donadoni nel mese di Marzo. Il Bologna si deve salvare e lo ha praticamente fatto, la nostra posizione è più o meno questa e se ritroviamo un po’ di gamba, e la ritroviamo, possiamo ancora divertirci. Vincere a Milano non è facile, ci vuole la partita perfetta – non l’abbiamo certo fatta – e un pizzico di sano culo (vedi partita con il Milan). Poi senza Destro le nostre bocche da fuoco sembrano pistole con il tappo di plastica. Floccari non l’ha praticamente mai vista e il tiro in porta è rimasto un miraggio. La verità è che non è facile giocare in mezzo a difese di questo tipo.

 

Mentre scrivo, a 90° minuto c’è Giaccherini. Scheda su di lui e.. nella foto chi c’è? Mounier. Benessum! Giak, da gran signore, glissa, ma come direbbe Emilio Fede: “.. che figura di merda!”.

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