Anche i numeri possono sbagliare, chiedetelo alla Clinton

Anche i numeri possono sbagliare, chiedetelo alla Clinton

I numeri sono divertenti, possono misurarti, prenderti il tempo, analizzarti in tutto ciò che vogliono, ma tutti sanno che ciò che conta davvero è come giochi.

Numeri, statistiche, statistiche e numeri, sondaggi e diagrammi a destra e a manca: questo è quello che la maggior parte delle volte si usa come strumento per analizzare tutto ciò che è possibile fare mentre si è in campo. Sì, i numeri sono utili e divertenti perché puoi trasformarli e usarli a tuo favore per spingere qualcuno a fare meglio ma alla fine dei conti, in campo, ci vanno le persone e non dei robot programmati per sfruttare matematicamente le coordinate inserite prima della partita.

 

Sicuramente, tra i lettori, ci saranno persone attente ai numeri cui piace leggere e rileggere con quale percentuale il Bologna tira in porta, prende dei gialli, prende dei rossi, a quanto è salita la percentuale di possesso palla etc etc ma, mi pongo delle domande: quanti di voi, seduti o in piedi sui gradoni, si preoccupano delle percentuali quando Verdi mette sotto l’incrocio un tiro al volo spettacolare? Chi, quando Da Costa fa il fenomeno, pensa a come il buon Angelo abbia calcolato la traiettoria di un tiro a distanza ravvicinata o che so, quanti non si sono abbracciati rischiando di andare sotto di tre file al gol di Destro nell’esordio stagionale perché impegnati a capire come abbia fatto a dribblare gli avversari?

 

Per carità, i numeri sono divertenti, possono misurarti, prenderti il tempo, analizzarti in tutto ciò che vogliono, ma tutti sanno che ciò che conta davvero è come giochi. Tutti sanno che in campo, se non ci sono testa, cuore e gambe, gli schemi accuratamente prodotti in settimane e settimane di allenamenti e le infinite riunioni per snocciolare i numeri avversari, servono a ben poco altrimenti non si vedrebbero errori madornali che rischiano di far venire un coccolone a chi sui quei gradoni a tutto pensa tranne che ai numeri.

 

Diciamoci la verità, quando le cose non vanno bene far ricorso a numeri e statiche è più facile, una sorta di giustificazione divina in nome della santissima matematica che tutto può spiegare: sì, tutto tranne il perché quegli stessi ragazzi che ci emozionavano fino a due minuti prima sono diventati improvvisamente dei robot con qualche difetto di programmazione. Risultato: tutti lì a puntare il dito su numeri e percentuali.

 

C’è sempre una visione diversa delle cose, sempre una spiegazione che la mente e la passione ai numeri non possono dare e ci sarà sempre chi quei numeri li userà per indirizzare il pensiero comune in una o nell’altra direzione e, scusate il paragone abusatissimo degli ultimi giorni, se previsioni e numeri sbagliati hanno consegnato al mondo la Brexit e Donald Trump perché noi non possiamo aspettare a fare i conti e affidarci alla santissima fortuna così che la smetta di tormentarci e ci riconsegni quella bella squadra che soddisfaceva tutti i criteri richiesti dai tifosi?

Facciamoci un pensierino perché i numeri, per quanto allarmanti siano, possono sbagliare: chiedetelo alla Clinton.

Rosanna D’Atri

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