Salvezza ottenuta, stagione da Giro d’Italia

Salvezza ottenuta, stagione da Giro d’Italia

E che salvezza sia. Il Bologna ha conquistato la permanenza in serie A a tre giornate dalla fine, il Bologna è matematicamente sicuro di giocare nel massimo campionato anche il prossimo anno, il Bologna ha raggiunto quello che era il suo obiettivo ad inizio stagione. Per pensare all’Europa avremo molto tempo nei prossimi anni (almeno questa è la speranza che nasce dalle dichiarazioni di Saputo, Fenucci e dai piani alti del club), ma per il momento bisogna guardare in faccia la realtà ed esultare e gioire, godendosi questo momento.

Non era scontato prima che iniziasse la stagione, che i rossoblù sarebbero rimasti con apparente facilità in serie A, ed il futuro del Bologna era diventato ancora più incentro dopo le prime dieci partite, quando la squadra perdeva ed era costantemente sul fondo della classifica. Ma in quelle sconfitte si vedeva comunque qualcosa di buono, a partire dalla condizione fisica dei giocatori e passando anche per l’idea di squadra che, pian piano, stava nascendo. Ci ha pensato Donadoni, con alcuni accorgimenti, a dare la svolta alla stagione del Bologna e portarlo fino al nono posto, poi le cose sono cambiate, la squadra ha rallentato il ritmo e un po’ di incubi sono tornati. Incubi e nuvole momentanee, che sono definitivamente scomparsi dopo la gara contro il Genova e che sono stati matematicamente eliminati al rientro dalla trasferta empolese.

La stagione del Bologna è stata come quella di un ciclista che comincia il “Giro d’Italia” senza l’obbligo di doverlo vincere a tutti i costi, ma con l’intento di fare vedere qualcosa di buono e mettersi in mostra: il Giro del Bologna è iniziato malissimo, con alcune tappe da dimenticare con arrivo a Roma (sponda Lazio), Udine, Palermo, Genova (sponda Sampdoria) e alcune -le più semplici, a dire il vero-, portate a termine con dignità, come quelle di Frosinone e Carpi. Tutto andava storto, i problemi erano evidenti per il ciclista rossoblù, che per forza di cose ha dovuto cambiare qualcosa nella sua strategia. C’è stato il cambio di guida tecnica, forse con un po’ di rammarico per quello che era successo l’anno precedente, ma dovuto e necessario per come si era messo il giro: e il cambio di guida, è coinciso con la tappa della svolta, quella di Bergamo, che ha fatto vedere subito ottime cose. Dopo quella, ci sono state le buone tappe di Verona e quella di Roma giallorossa, che hanno riacceso il morale del ciclista bolognese. Da quel momento in poi, le cose sono cambiate, sono state scalate le montagne più alte con ottimi risultati, si è toccato il cielo con un dito con le tappe di Milano, Napoli, Genova, e si è fatto un miracolo sportivo con l’arrivo a Torino (sponda Juve). In quel momento il ciclista ha cominciato a sognare, però ha ottenuto l’effetto contrario, rallentando il suo ritmo: c’è stata una tappa negativa, poi un’altra, poi un’altra e un’altra ancora, fino ad arrivare alla tappa napoletana, dove c’è stata la figuraccia più grande del suo Giro. Però quella scoppola è servita, perchè il ciclista ha ripreso a macinare, è tornato a svolgere il suo compito nella tappa ligure con arrivo a Genova -una tappa non del tutto scontata-, e ha onorato l’impegno toscano con arrivo ad Empoli. Mancano ancora due tappe per chiudere questo giro, quella milanese e quella con arrivo a Verona, in un piccolo quartiere della terra scaligera. Due tappe che non lasceranno il ciclista rossoblù alla memoria dei posteri nazionali, visto che non sarà ricordato come la maglia rosa di questo Giro, ma sono due tappe che “obbligano” lui e il suo staff a fare il massimo per rispetto dei tifosi, per far gioire ancora una volta chi sempre lo segue, e per lasciare un bel ricordo di questo 2016. Il ciclista rossoblù quest’anno non ha vinto il giro, ma si è messo in mostra e si è fatto vedere. Chissà, magari tra qualche anno si parlerà di lui più spesso nelle volate finali.

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