L’eterno conflitto tra testa e cuore. Eppure servono entrambi

L’eterno conflitto tra testa e cuore. Eppure servono entrambi

in collaborazione con il blog Iveritifosidibologna.club

~~“Sarò pazzo ma vivo ancora con il cuore”. Diego Pablo Simeone, detto “El Cholo”, è nato a Buenos Aires, il 28 aprile 1970. Quel soprannome – che significa “mescolanza di razze” – gli è stato affibbiato quando giocava nei Pulcini del Vélez. Dopo la maestosa carriera calcistica, che lo ha visto protagonista anche in Italia, con le maglie di Inter e Lazio, ha deciso di percorrere la strada di allenatore, e dal 2011 siede sulla panchina dell’Atletico Madrid. La frase di Simeone, con la quale ho cominciato questo editoriale, apre lo storico e mai risolto conflitto tra testa e cuore. Chi ha una vena più romantica si lascia travolgere dalle passioni, è istintivo e sogna sempre durante l’arco della giornata. Parlando di calcio “romantico”, come non citare Enzo Bearzot, che nelle sue scelte da allenatore si è fatto guidare dal cuore e grazie ad esso ha vinto un Mondiale. La logica voleva infatti che come centravanti Bearzot chiamasse Roberto Pruzzo, capocannoniere della stagione 1981/1982, ma il Vecio sentiva da qualche parte dentro di sé che l’attaccante della Nazionale Italiana a Spagna ’82 dovesse essere Paolo Rossi. 

Sulla sponda opposta abbiamo chi invece è più riflessivo, più metodico ed incarna alla perfezione il concetto di applicazione mentale. Josè Mourinho è, a mio modo di vedere, il perfetto emblema di questa seconda corrente di pensiero. E come dargli torto, dato che ha vinto scudetti in Inghilterra, Italia, Spagna e Portogallo, e ben due Champions League, con Porto e Inter.

La verità, come sempre, sta nel mezzo e credo che il perfetto equilibrio si raggiunga solo nel momento in cui abbiamo l’applicazione mentale di Mourinho e il cuore di Bearzot. Già, perché quanti di voi, anzi di noi, nell’esatto momento in cui Joe Tacopina è diventato presidente del Bologna, si sono lasciati trascinare da dolci pensieri, sognando il ritorno in Europa e, perché no, anche di uno scudetto, quasi dimenticando che la realtà del presente parlava di serie B? Ora, a distanza di sette mesi, quella realtà viene a galla, poiché ogni certezza relativa ad un’immediata promozione si è volatilizzata nel nulla. Esperti nel perdere esattamente le occasioni che non si devono perdere – vedesi sconfitta al Matusa di Frosinone e pareggio casalingo contro l’Avellino – e risucchiati nel vortice melmoso dei play off, abbiamo ancora una possibilità di salvezza: dare il massimo per arrivare terzi, giocando i play off in una posizione da privilegiati, e a quel punto pensare solo ad ogni singola partita. Dimentichiamo quindi per un momento i sogni di gloria, di Europa e di scudetto; c’è una serie A da conquistare, concentrandosi su ogni pallone, prima che su ogni partita.

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