Italia fenomenale, chi l’avrebbe mai detto?

Italia fenomenale, chi l’avrebbe mai detto?

  • Alla vigilia c’era un misto di timore e sicurezza. Timore perché comunque si sarebbe affrontata la Spagna, che per definizione è una delle squadre favorite al titolo di Campione e che per definizione parte favorita (quasi) in tutte le gare che gioca. Avremmo affrontato la Spagna di quello che a mio parere è il più forte giocatore europeo del momento, Andres Iniesta, avremmo affrontato la Spagna del possesso palla e degli inserimenti dei terzini, avremmo affrontato la Spagna dei colossi difensivi Piquet e Sergio Ramos. Però…però avevamo nel nostro cuore e nella nostra testa un barlume di sicurezza. Che ci veniva dall’avere già affrontato una squadra che gioca simile agli Iberici, il Belgio, e di averla battuta con le nostre armi migliori: contenimento e ripartenza, difesa e contropiede. La sentivamo dentro questa sicurezza, perché questa squadra fin dalla prima partita ha dimostrato di essere unita e compatta, di remare tutta dalla stessa parte, e soprattutto di essere concreta. E allora, la Spagna incuteva ma non faceva paura. Non partivamo già battuti e avevamo la consapevolezza che sarebbe stata durissima, ma non impossibile.

    E così è stato: abbiamo aggredito la partita fin dall’inizio, non abbiamo solo atteso, ma abbiamo gestito e creato. Abbiamo avuto Due occasioni da goal in apertura a dimostrare che eravamo vivi e concentrati, a dimostrare che in campo eravamo scesi con la giusta mentalità. Mentalità giusta, ma anche rispetto di chi era davanti: perché non avrebbe avuto senso cercare di affrontare la Spagna con le sue stesse armi, e allora abbiamo risposto con un giro palla più efficace del loro, dato da meno possesso e da più movimento dei nostri giocatori. Sembra un concetto quasi paradossale, ma non cadiamo nell’errore di pensare che l’Italia l’abbia vinta con la gestione e il controllo della palla. L’abbiamo vinta in maniera diversa, facendo correre il pallone e i nostri esterni, cercando sempre lo spazio e l’uomo libero, e anche provando a giocare di rimessa. Il primo gol è stato il sunto di questa squadra: in quattro hanno contribuito a realizzarlo, Pellè con la punizione guadagnata, Eder nel calciarla, Giaccherini nel cercare la ribattuta prima di tutti e Chiellini a buttarla dentro con il ginocchio. Bravi, nel crederci e nel costruirlo, tutti insieme, da gruppo vero, quale questa squadra sta dimostrando di essere. La ripresa è stata piena di sofferenza e intensità, con la difesa perfetta a non concedere nulla, il centrocampo a fare da filtro e l’attacco a lottare e ripartire in contropiede (con il goal divorato da Eder). In tutti questo, sarebbe riduttivo parlare di singoli, ma mi permetto di elogiarne due più di altri: perché Buffon ha fatto sembrare tutto facile, con la sua leadership, il suo carisma, le sue esultanze e i suoi primi piano. Ma non dimentichiamoci di alcune parate, decisive e importanti, a salvare la porta Azzurra. E poi, De Sciglio. Mai avrei pensato di scrivere una cosa del genere, non ero contento per l’esclusione iniziale di Darmian e la sua scelta, non ero contento di lui dopo il suo avvio a rilento. Poi, però, è stato perfetto: ottimo in chiusura, bravo a farsi vedere in proiezione offensiva, attento e concentrato a prescindere dall’avversario diretto. Insomma, ha smentito tutte le critiche che lo hanno accompagnato in questi giorni e ha risposto veramente alla grandissima.

    Ultima menzione su Antonio Conte. No, non mi è diventato simpatico tutto in una volta, però bisogna ammettere la sua bravura e la sua preparazione. Partita preparata nei dettagli, carisma e carica in allenamento e in campo. In una squadra dove manca (per fortuna, dico io) il “leader supremo”, la sua personalità sta facendo la differenza. Ora la Germania. Da affrontare in maniera diversa tatticamente ma con lo stesso spirito. Ci fidiamo, ci fidiamo di tutti. Possiamo continuare a sognare veramente.

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