Il Bologna è una Squadra

Il Bologna è una Squadra

Bisogna essere squadra per vincere una partita come è successo domenica. Bisogna essere squadra per giocare con serenità e tranquillità nonostante un goal subito per colpe proprie. Bisogna essere squadra per giocare con convinzione e annullare un Palermo che, diciamocelo con onestà, al momento è poca roba ma è sembrato tale anche grazie alla buonissima prova dei rossoblù. Bisogna essere squadra per essere felici e sollevati quando il bomber torna a fare goal e tutti i compagni lo abbracciano ed esultano con lui. Insomma, non giriamoci tanto attorno: questo Bologna è una squadra, è composta da giocatori che hanno sposato la causa, è fatta di uomini che tengono e sentono loro l’impegno che si sono presi. Non ci sono malcontenti, non ci sono primedonne, non ci sono elementi che viaggiano e giocano di testa loro. E questa, forse, è la cosa più importante.

Il Bologna non vinceva da due mesi, ma non ha sentito la pressione. Ha giocato con serenità anche dopo il goal subìto, ha giocato con la consapevolezza di chi sapeva che questa partita l’avrebbe vinta: si è visto negli occhi e nell’atteggiamento dei giocatori, si è visto nella cattiveria di chi picchiava in mezzo al campo, si è visto nella grinta di chi ha ritrovato il posto da titolare dopo tanti mesi di assenza e ha voluto ridare il suo contributo dopo tante partite saltate. Si è visto nella risata costante di Masina ogni volta che arrivava sul fondo con una delle sue progressioni e nella facilità di gioco di Nagy, che praticamente non si è fatto notare, ma ha fatto girare la squadra in maniera impeccabile.

C’è forse troppa euforia attorno a questa squadra? Non lo so, l’unica certezza che ho è che da tre mesi a questa parte stiamo vedendo veramente un bel Bologna. Stiamo vedendo una squadra che regala sensazioni positive, una squadra che piace e si fa volere bene dai suoi tifosi. A proposito di tifosi ed appassionati in generale, vorrei aprire una piccola parentesi sui 22000 e oltre che hanno riempito il Dall’Ara domenica pomeriggio: è vero che i miniabbonamenti a prezzi agevolati, oltre alle convenzioni attuate dalla Società e la giornata organizzata con i settori giovanili di diverse squadre di Bologna, hanno “facilitato” l’impennata di ingressi al Dall’Ara, ma non sono stati solo i prezzi favorevoli a far sì che lo stadio regalasse un bel colpo d’occhio. Se questa squadra non avesse fatto vedere cose positive in questi ultimi mesi, se chi scende in campo non avesse mostrato così tanto attaccamento e così tanto spirito di squadra, probabilmente non ci sarebbero così state tante persone allo stadio. È vero che i tempi nei quali il Dall’Ara era tutto esaurito sono lontani, però visti i tempi di magra e le medie spettatori degli ultimi anni, è sicuramente un dato che fa piacere.

Chiudo con Mattia Destro che, nel bene o nel male, nella buona e nella cattiva sorte, che giochi o che non giochi, fa sempre parlare di sé. Gli sono bastati 21 minuti per riprendersi il Bologna, per tornare a fare goal. C’è chi lo ha accusato di essere fragile psicologicamente, c’è chi lo ha accusato di essere poco produttivo, c’è chi lo ha accusato di avere “mal di pancia” (sorrido, quando sento questa espressione, e sono ancora alla ricerca di qualcuno che me ne spieghi il significato). Non so se sia fragile psicologicamente o se abbia “mal di pancia”, ma so per certo che Mattia ha fatto 4 gol in 8 partite, che con lui in campo il Bologna ha fatto tredici dei suoi sedici punti e che i numeri parlano chiaro. Parlano i numeri, ma non solo quelli, perchè il fatto che Destro sia in campo crea problemi agli avversari, che devono preoccuparsi di lui, dimenticandosi degli altri. Che piaccia o no, Destro fa giocare meglio i compagni e la presenza di Destro fa sì che il Bologna sia più produttivo. Però questa cosa spesso ce la scordiamo, perchè facciamo attenzione soltanto al fatto che in campo lui sia ciondolante e qualcuno non vede l’ora di criticarlo se sbaglia un passaggio o un goal. Cerchiamo di vedere la partita a tutto tondo, di fare attenzione a come gioca la squadra con lui e senza di lui. Nel frattempo, bentornato, Mattia. Ci sei mancato molto, molto più di quello che sembra.

 

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