Diawara non deve diventare un caso, si risolva la situazione in un modo o nell’altro

Diawara non deve diventare un caso, si risolva la situazione in un modo o nell’altro

La vicenda legata alla partenza di Diawara non si può considerare solo come una normale situazione di mercato, tocca a chi di dovere far sì che il nodo-Diawara non vada troppo per le lunghe.

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Vogunnarssonrrei incominciare l’editoriale odierno sollecitando Bigon all’acquisto di Gunnarsson. Non cincischi a regalarci il nuovo bomber ad honorem del popolo rossoblù: sarebbe un peccato se la Bulgarelli non dovesse provare il “Geyser Sound”. Anche la pic è di tutto rispetto, molto meglio rispetto alle creazioni fatte con paint. Scherzi a parte: un giocatore vero che fa della sostanza e della corsa il proprio credo, un faticatore instancabile.

E chissà che non possa arrivare proprio al posto di Diawara. Le dichiarazioni dell’agente non lasciano spazio ad interpretazioni varie: il ragazzo vuole andare via. Parliamo sicuramente di frasi standard, da rilasciare all’inizio delle parentesi di calciomercato per strappare rinnovi contrattuali più sostanziosi o cambiare casacca, raggiungendo migliori lidi. Questione di soldi, quindi. Lecito richiedere un adeguamento del contratto dopo una stagione vissuta da titolare e da punto fermo, ma una volta ricevuto l’aumento da 300.000 euro non si può fare finta di niente, come se la società si fosse disinteressata della questione. Inammissibile a parer mio. E trovo inammissibile anche voler adeguare il contratto con cadenza sempre più frequente, chiedendo la luna alla prima stagione vera da calciatore. Ed è un discorso valido per un largo insieme di atleti. Peccato che non sia possibile adeguare verso il basso i contratti di quei giocatori reduci da stagioni deludenti, che comunque continueranno a percepire lo stesso stipendio nonostante il proprio fallimento sportivo: ormai la valenza di questi fogli di carta è nulla, un valore social utile per postare foto e video, per far vendere ulteriori giornali. Provo totale disgusto per questa faccia del calcio business.

Peccato perché proprio in questo momento la squadra sta affrontando un ritiro-vacanza, fondamentale per cementare maggiormente il gruppo, rendendolo una vera e propria famiglia. Un società che vuole e deve crescere in certi casi è obbligata ad usare il pugno duro: credo e penso di non sbagliare affermando che il valore di una squadra/società nel 2016 passi soprattutto dalla propria immagine, da ciò che gli estranei possono ammirare. Non sono tutti tifosi, non tutti i calciatori e i rispettivi agenti si interessano realmente di certe situazioni: una società forte è una società che appare forte anche a livello di immagine. Il momento per spegnere definitivamente le voci – noiose – riguardo i tira e molla contrattuali è giunto, la certezza di non svendere il ragazzo a fronte di “ricatti” comunque rimane ed è bene dirlo e sottolinearlo. Per ora di offerte in grado di far vacillare la società non sono state pervenute, ma il milione di euro all’anno offerto dal Valencia al ragazzo spinge, fa leva, crea rumore. Ci sarebbero anche i presupposti per sfruttare una possibile asta, massimizzando i benefici di una cessione importante potendo segnare un bel segno + a bilancio. I sostituti sono pronti, bloccati e di prospettiva: Nagy e Gnoukoury (senza dimenticare Paredes) rappresentano il futuro e una buona fetta del presente.

Senza dimenticare un certo Saponara, un sogno che diventerebbe possibile solo grazie alla cessione del giovane guineano. E’ possibile migliorarsi perdendo certezze, perché non pensarci?

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