Bologna, fuori le palle!

Bologna, fuori le palle!

Sconfitta doveva essere e sconfitta è stata. Nessuna sorpresa a Torino, il Bologna è stato superato da una Juventus certamente superiore, ma a cui di fatto è bastato un tempo per avere ragione dell’avversario. Juventus come Sampdoria, Fiorentina e Udinese, insomma. Escludendo Lazio (era la prima assoluta di una squadra ancora largamente incompleta) e Sassuolo (una delle migliori partite del Bologna, persa più per un episodio sfortunato che per reali demeriti), il Bologna ha sempre tenuto testa ai propri avversari per i primi 45-60 minuti di gara, per poi spegnersi progressivamente, incapace di reagire anche alle più misere avversità. Più dei risultati in sè, più dell’ultimo posto in classifica, è la mancanza di carattere, di spirito, di un’anima a preoccupare per il prosieguo del campionato. Perché questa squadra avrà sì lacune anche dal punto di vista tecnico (basta vedere i gol subiti ieri sera per rendersene conto) e tattico, ma se oggi siamo fanalino di coda della classifica è soprattutto perché il Bologna non è ancora squadra, non è ancora gruppo.

I segnali mandati da allenatore, giocatori e dirigenza in questo senso sono più che mai chiari. Basterebbero le prestazioni in campo, intendiamoci, ma quando Rossi parla (nuovamente) di «carenza di personalità e affiatamento», quando Gastaldello sottolinea a più riprese l’importanza di fare gruppo e di non disunirsi alle prime difficoltà, quando Di Vaio (giovedì pomeriggio, in occasione del test amichevole di giovedì al Dall’Ara) parla di mancanza di un «pensiero comune», il messaggio lanciato è chiaro, chiarissimo: questo Bologna deve diventare squadra, e in fretta. Tutta colpa della mancanza di un leader? Personalmente non credo, anche perché vedo diverse squadre, che continuo a reputare complessivamente inferiori al Bologna, ottenere risultati buoni o discreti (comunque migliori dei nostri) senza annoverare tra le proprie fila giocatori di esperienza e carisma che il Bologna non ha, senza dimenticare che il Bologna, nella propria squadra dirigenziale, può contare su un Club Manager chiamato Marco Di Vaio che ha tutto, ma proprio tutto, per essere la guida di questa squadra.

Colpa di Rossi? Può darsi, anche perché l’allenatore da settimane manifesta in più modi le proprie difficoltà nel far breccia negli uomini che Corvino gli ha messo a disposizione. A ogni modo, la responsabilità di questa situazione è di tutti, da Corvino in giù, perché tutti devono sentirsi parte di un gruppo che rema compatto verso l’obiettivo prefissato, la salvelzza. Una salvezza che, per qualità della rosa, è assolutamente alla portata di un Bologna che avrà tanti difetti, che sarà stato costruito male finché volete, ma che non è di certo inferiore ai vari Frosinone, Carpi, Empoli, Verona, Palermo, Udinese & Co., al momento davanti a noi in classifica. Il tempo degli alibi è finito, dalla partita con il Palermo si inizia a fare tremendamente sul serio e, per uscire dal tunnel in cui ci stiamo infilando, è necessario che tutti, da Rossi a Corvino, da Gastaldello a Rossettini, da Mirante a Destro, da Diawara a Masina, da Brighi a Brienza, si prendano le proprie responsabilità; che tutti, ma proprio tutti, inizino a “pensare comune”, ad agire come un gruppo, a colmare quell’inaccettabile “carenza di personalità e affiatamento”, tirando fuori quella grinta, quella convinzione, quelle palle che fin qui sono mancate e che saranno fondamentali per il raggiungimento di un obiettivo – il mantenimento della categoria – che proprio non possiamo permetterci di mancare.

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