Ahi-ardi Style

Ahi-ardi Style

‘’Troppe 3 partite in 8 giorni’’. No, a parlare non è l’anima di Guidolin che si è impossessata di me. E’ che, diciamolo, noi del Bologna (e le nostre coronarie) non siamo abituati a tutti questi fitti appuntamenti della nostra squadra, con gli annessi e connessi che accompagnano ogni benedetta gara dei rossoblù. La settimana della verità è cominciata sabato 12 gennaio con la sfida forse più importante di tutte contro il Chievo dei miracoli, nel senso che è la squadra con l’età media più alta d’Italia e non si capisce come facciano ad avere quel bel gruzzolo di punti in tasca. Sì, amici veronesi, un po’ sto rosicando. E, come già successo con situazioni di classifica più drammatiche, il Bologna non sbaglia la più classica delle partite da non sbagliare e cala il terzo poker del campionato consegnando ai posteri un altro bel ricordo da sfogliare nel capitolo ‘’sfide contro il Chievo’’. Già, perché dietro quei colori gialloblù (vorrei citare la terza maglia in stile ‘’contrada del Bruco’’ del Palio di Siena) si celano mille nostre grandi emozioni tra cui, su tutte, l’incornata di Bresciani che ancora oggi mi fa venire la pelle d’oca (sia lodato san YouTube) e l’altra ‘’pera last minute’’ del per-sempre-nostro Marco Di Vaio che, in barba all’imminente penalizzazione, fece cominciare la difficile calvacata del Bologna di Malesani verso la salvezza, dentro e fuori dal rettangolo verde di gioco. Si potrebbe obiettare che tra questi due momenti di gloria che ho scelto ci sono stati tanti ‘’pareggini’’ di fine campionato in cui ‘’non ci siamo pestati i piedi’’ (cit. Lady Francesca) ma poco importa. Intanto 4-0 e tutti a casa. Che poi, vorrei fare una riflessione, amici rossoblù: il Bologna quest’anno ha perso di misura tante trasferte e, in maniera quasi beffarda, una volta ogni due mesi circa ci fa saziare con questi golosi cenoni. Vorrei lanciare un appello alle Lega Calcio, ora che anche il nostro Albano siede al tavolo dei potenti (come no!): inventiamo un ‘’decreto spalma-gol’’ che consenta di riposizionare le reti apparentemente inutili in altre partite, un po’ come si fa con i carrarmatini del Risiko. So che sembra grossolana come idea ma a pensarci bene, c’è chi si è fatto spalmare i debiti e non vedo perché non si possa attuare questa proposta, anche più onesta e coerente… Scherzi a parte, archiviata con successo la parentesi clivense, martedì 15 era una data che noi tifosi rossoblù avevamo cerchiato sul calendario da un mesetto circa. Dopo quasi 3 lustri il Bologna ha avuto la possibilità di giocare nuovamente un quarto di finale di Coppa Italia, per giunta con la nuova ‘’democratica’’ formula mutuata dal calcio inglese e riadattata subito pro-grandi squadre che vede le big disputare le partite in casa… così, tanto per rendere le cose più semplici a coloro che in effetti già compaiono nella cosiddetta Tim Cup praticamente a gennaio, al contrario di noi ‘’piccole’’ squadre che cominciamo l’avventura ad agosto, quando i vari top player stanno ancora in vacanza. La lunga vigilia è stata insonne ma positiva, nonostante il beffardo destino che attendeva la truppa di Pioli e che per una serata ci ha fatto riassaporare il ‘’dramma’’ del golden goal dato che la rete di Ranocchia, bontà sua, è arrivata proprio mentre l’arbitro, il signor Lino Banti, stava per fischiare la fine delle ostilità. Su quella maledetta azione di gioco è stato detto già tutto e il contrario di tutto. Io mi limito a sottolineare che Federico Ahi-ardi (nome da me coniato in seguito alle extrasistole che mi affliggono quando esce, si fa per dire, dai pali) ha creato la nuova danza dell’estate 2013 da fare in spiaggia con gli amici: due passi e mezzo avanti e uno indietro e lo ringrazio perché mi fa tornare con la mente ai tempi delle feste dei 18 anni e relativi pseudo-balli latinoamericani improvvisati al momento. E’ andata male e purtroppo lo scotto psico-fisico il BFC l’ha pagato anche 5 giorni dopo quando Ahi-ardi è tornato sul luogo del delitto (stavolta sponda Milan) e ha subìto, senza colpe, entrambe le reti (indovinate il marcatore? Pazzini!) proprio in quella porta, nella cui area di rigore su una zolla pare ci fosse ancora l’impronta del suo sedere per terra e, con lui, delle nostre lacrime per quella notte infausta. Appunto, tutto in una notte: non come in campionato, quando, finché lo consente l’aritmetica, c’è sempre tempo per rimediare e nessuna partita di per sé è decisiva perché valgono allo stesso modo tutti i punti persi per strada (questo è un messaggio al ‘’simpatico’’ Mazzarri che ancora è convinto di aver perso la Champions a Bologna, manco fosse stato uno spareggio). Pazienza, questo è il lato brutto delle partite secche: certo, pronunciare la parola ‘’secca’’ e poi pensare a Guaraldi… che ossimoro. La Coppa Italia è stata un sogno cullato a lungo che, come tutte le chimere, ci ha proiettato in grandi voli pindarici facendoci immaginare un Bologna in finale e, di conseguenza, in Europa. Purtroppo non è andata così, ma riassaggiare dopo tanti anni le vibrazioni di una notte di Coppa, quando per noi rossoblù la coppa è solo un gustoso salume, ci deve dare nuove speranze e vecchie consapevolezze che io, senza voler discutere sulle precarie situazioni contrattuali dei due giocatori che nominerò e senza che altri (Alino, Gila etc) se la prendano, sintetizzo in due volti: Manolo Gabbiadini e Diego Perez. Il primo, con quel sorriso sbarbato e la pettinatura in stile omino della Playmobil, incarna l’ardore giovanile, sfacciato e pazzamente incosciente di chi ci crede, nonostante le difficoltà di un ambiente come il nostro in cui i talenti in erba passano e sfrecciano come treni direttissimi e vanno via senza colpo ferire. ‘’El ruso’’, con quella faccia da duro che a confronto Gattuso sembra Oliver Twist che chiede un’altra porzione, è invece il vecchio leone, il reduce di mille battaglie, magari più disilluso ma non per questo stanco e arrendevole. Rifletteteci: non c’è forse tanto di noi rossoblù in questi due ritratti, tanto antitetici quanto simili?

P.S.: Chicco, si fa per scherzare!

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