Ferguson manca il terzo, ma corre per tre: è lui il cardine di Motta
Gol mancato a Lecce, gol mancato a Salerno: la differenza è che all'Arechi i tre punti sono arrivati lo stesso. Ma Lewis Ferguson è inamovibile per Thiago Motta: 'So che lui è in difficoltà quando ne parlo bene, perché conosco lo spogliatoio, ma chi conosce il calcio sa quanto è importante', le parole del mister a fine partita.
Gli si può perdonare qualche errore, ed è normale e corretto nei confronti di un giocatore che ogni settimana si spende a sostegno della squadra e in piena sintonia con il proprio allenatore. I gol dicono tanto, non tutto, infatti Ferguson ne ha sbagliati due ma le prestazioni restano di assoluto spessore. E anche a Salerno lo scozzese è stato il più maratoneta di tutti con 12.683 chilometri percorsi, davanti a Freuler e Coulibaly, ma oltre alla quantità c'è la qualità con 3 tiri verso la porta, il migliore, 17 passaggi sulla trequarti riusciti, il secondo dietro Saelemaekers, e 2 passaggi chiave dietro Candreva. Insomma, la mole di lavoro di Ferguson va ben oltre le reti e giustamente Motta ne sottolinea l'importanza in una struttura tattica ben consolidata, seppur variabile parzialmente nel modulo. Infatti, la vittoria di Salerno porta con sé il ritorno a un 4-1-4-1 abbastanza chiaro come evidenziato dalle posizioni medie della partita, con Ferguson e Moro (numeri 19 e 6) più avanzati rispetto a Freuler e praticamente sulla stessa linea di Ndoye e Saelemaekers. E' il modo che utilizza Motta per inserirsi tra le linee sfruttando l'ampiezza degli esterni, che apre spazi in mezzo, e la regia offensiva di Zirkzee, ora abbinata anche a una produzione da bomber di razza. E in tutto questo il cardine è Ferguson, perché cambiano i mediani, Dominguez e Schouten prima, Aebischer, Freuler e Moro poi, ma non lui, che è sempre lì, lì nel mezzo finché ce n'ha.
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