Una volta c’erano le famose sette sorelle, ovvero quelle sette squadre che si spartivano le prime piazze del campionato di Serie A, quando la nostra lega era quella più forte e qualificata d’Europa in cui tutti volevano venire a giocare. Juve, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina. Erano i tempi di Del Piero, Weah, Ronaldo, Totti, Veron, Crespo e Batistuta. Queste sette si prendevano tutto, agli altri rimanevano le briciole. Il Bologna, in mezzo a così tanti campioni se la giocava, ma qualificarsi direttamente alle coppe europee era quasi utopia. Pensate quanto fosse alto quel livello se lo rapportiamo a oggi. Il Bfc dei Baggio, Signori e via dicendo si giocherebbe in Italia le posizioni buone per la Champions League, allora era già tanto un Intertoto. Questa riflessione è scaturita dando un’occhiata alla classifica di Serie A; al terzo posto, ripeto, 3° posto, c’è il Genoa di Enrico Preziosi e di quelle sette sorelle è rimasto sostanzialmente un duopolio: Juve e Roma. Poi l’abisso, se solo pensiamo ad un Napoli che perde punti in casa con Palermo, Cagliari ed Empoli. Il Milan gioca ancora inspiegabilmente con Bonera in difesa (una volta c’era Baresi) mentre l’Inter è passata dai Simoni e i Mourinho ai Mazzarri. Da Ronaldo a Osvaldo. Tra l’altro l’Inter naviga malinconicamente a metà classifica con 18 punti di ritardo dalla prima dopo 14 giornate. Un incubo.
Torniamo in A, c'è spazio anche per noi
Direte voi, perché questa analisi sulla Serie A se il Bologna è in B passando dagli Ingesson ai Pazienza e dai Nervo ai Troianiello? Semplice. Se la massima serie è ridotta ai minimi termini (ricordiamo che il Parma è ultimo) significa che in un calcio italiano tramortito dalla crisi c’è notevole spazio per chi – fortunatamente – un investitore ricco lo ha trovato. Il Bologna ora ce l’ha e se riuscisse a riguadagnare la massima serie avrebbe le possibilità economiche per costruire una rosa competitiva per la parte sinistra della classifica, proprio per via del bassissimo livello che pervade la Serie A da qualche anno a questa parte. C’è margine di manovra, le sette sorelle sono rimaste due mentre tutte le altre sono decadute o sparite. Ovvio, quello che era un calcio drogato (in parte lo è ancora) da brutte vicende finanziare (Cirio e Parmalat) e da situazioni latenti poi scoperchiate da due processi, uno relativo al doping Juve e l’altro più famoso sulla cosiddetta Calciopoli ma la qualità era comunque alta.
Le scorie potrebbero esserci ancora, quantomeno il livello si è abbassato e se le squadre di allora erano in grado di portare in Italia i migliori giocatori al mondo, ora si va a caccia di talenti in erba scovati da formazioni di provincia (Udinese ad esempio) che possono farti vincere uno scudetto ma non di certo una coppa europea. Con Pereyra non vinci la Champions, tanto per capirci. Un’altra differenza è sui giocatori stranieri che vengono in Italia: mentre quindici anni fa si portava in nerazzurro Ronaldo, ora, ad esempio, la Roma prende uno scarto delle formazioni estere come Ashley Cole. C’è differenza. Ecco perché, se il Genoa è terzo (buona squadra, ma una decade fa non avrebbe certo occupato la terza piazza) significa che le società con capitali a disposizione e con buoni direttori sportivi possono influire sulle prestazioni in campo e ripresentarsi ai piani alti della classifica anche al primo anno di ritorno in A.
Il Bfc ha un nuovo Chairman: Joey Saputo, e tra qualche giorno sarà presentato anche Pantaleo Corvino quale (possibile) nuovo DS già in fase di riscaldamento per il calciomercato di gennaio 2015. Il club rossoblu può così contare su una nuova e solida leadership canadese-italo-americana che non si limita agli interessi di portafoglio, ma auspica al ritorno in massima serie e disegna prospettive più che ambiziose per la nostra squadra del cuore (e in generale, per la città di Bologna). In sostanza, abbiamo tutto quello che serve per riprendere quota ed ambire alla promozione diretta. Una volta rientrati fra i grandi, saremo di fatto in lizza per le sfide più avvincenti e dovremo fare i conti con giocatori del calibro di Podgba, Gervinho, Higuain, Quadrado, Zaza… Non possiamo immaginare quale fisionomia assumerà la nostra attuale rosa alla fine del campionato, ma una cosa è certa: c’è posto anche per noi tra le fila della serie A, con o senza grandi risultati. Il più importante da ottenere, un mast senza il quale non si può neanche provare a sognare quel giorno, è l’amore incondizionato per il BFC. Un sentimento che unito alla costanza, all’impegno e alla volontà di combattere e vincere fino alla fine, può davvero fare la differenza. Ecco perché questa analisi non è fuori luogo e perché sono sicuro che quando saremo di nuovo in pista, sarà come se non fossimo mai retrocessi.
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