Tutto Bologna Web Lo Spunto Meno parole e più fatti, ma gli arbitri non mi convincono…

Meno parole e più fatti, ma gli arbitri non mi convincono…

Manuel Minguzzi

La butto lì: perdiamo ad Avellino e conquistiamo la promozione. Ci è già successo due volte in passato, mi auguro possa riaccadere. Spero anche che Nasca sparisca dalla circolazione ma questo è un altro discorso. Sull’arbitro tornerò più tardi, lasciando che i bollenti spiriti lascino spazio ad un pizzico di lucidità, sempre difficile da trovare in questi casi. Partiamo da cosa non è andato. Innanzitutto la gestione del possesso palla, in questa occasione davvero troppo frenetica e confusa, senza quel pizzico di lucidità fondamentale per presentarsi in porta. Nonostante tutto, i rossoblù dalle parti di Frattali ci sono arrivati, peccato gli abbiano sempre calciato addosso. Mi aspetto qualcosa di meglio da Cacia su quel diagonale, mi aspetto un passaggio di Acquafresca verso Zuculini e non dalle parti di Masina in un contropiede tre contro uno, tutti particolari che alla fine fanno la differenza. Sciupiamo. Poi la dea bendata. Come sempre la fortuna non sappiamo cosa sia se andiamo a rivedere il gol irpino, un rimpallo clamoroso su un incolpevole Masina dopo che finalmente eravamo riusciti a prendere noi la palla di testa su calcio da fermo, evidentemente la nostra maledizione sui calci piazzati non è destinata a terminare. Altra cosa, sento spesso parlare di mancanza di cattiveria, critica secondo me errata perché una squadra che finisce in nove non presenta deficit di questo tipo, semmai è mancato cinismo sotto porta, mordente nell’attaccare l’area di rigore e nell’essere al posto giusto al momento giusto. Guardando il match avrò detto almeno tre volte: ‘Perché lì, al centro dell’area, non c’era la punta?’. Ecco, noto una dispersione, attacchiamo senza particolare costrutto, anzi, gli avanti non forniscono aiuto al resto della squadra che comunque diverse volte era riuscita a creare situazioni pericolose dalle parti di un Frattali sempre attento. Alla lunga, centrocampo e difesa faticano a tenere la barra dritta se davanti non si finalizza, fermo restando che al Partenio i padroni di casa (privi di quattro titolari) hanno creato diverse palle gol anche nel primo tempo, mettendoci in difficoltà con la grinta e la determinazione sopperendo con tenacia alle defezioni.

La sensazione, ancora una volta, - e semmai ce ne fosse bisogno - è l’assoluta mancanza di una rosa totalmente competitiva per i primi due posti, aspetto da sempre sottolineato fin dai primi calci in ritiro. Sapevamo e sottolineavamo l’esistenza di una buona base che però non è mai stata completata, nella speranza che la nuova proprietà possa farlo a gennaio. Si apre di nuovo in tutto il suo fragore il problema punta, che ci perseguita pedissequamente dall’uscita di scena di quel Alberto Gilardino che si vocifera possa tornare a giugno. Chissà se allora sarà Serie A. Ad ogni modo, al netto dei nomi di valore o dei rinforzi, occorre sottolineare come i lupi d’irpinia abbiano vinto grazie ad uno sconosciuto al suo primo (non ci facciamo mancare nulla) gol in Serie B, tra l’altro dopo aver giocato nei dilettanti fino all’altro giorno. Ovviamente, a confermare la nostra propensione alla magnanimità, consentiamo all’Avellino il ritorno alla vittoria dopo oltre un mese e dopo due sconfitte casalinghe. Sì, ci dice male come cabala al di là della nostra scialba prestazione.

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In tutto questo scenario, balzano chiaramente agli occhi le inutili polemiche degli ultimi giorni, il continuare a ciurlare nel manico anche quando le vicissitudini societarie si erano chiuse in maniera definitiva. Continuiamo ostinatamente a soffermarci su tutti gli aspetti extracalcistici quando invece a dominare dovrebbero essere argomenti tecnici, visto e considerato il settimo posto del Bologna. Invece no, buttiamo dentro al calderone di tutto come se non avessimo già abbastanza problemi. Per il BENE del Bologna, è davvero il momento di sotterrare le asce di guerra e pensare solo al campo, c’è una A da conquistare e trenta milioni di Sky da mettere in cassa, perché anche i ricchi possono stufarsi di investire a fondo perduto se qualche introito non si palesa. Su questo Carime Longo ha ragione: che smacco sarebbe un Carpi in paradiso e un Bologna all’inferno. Meno parole dunque, più lavoro e, di conseguenza, migliori risultati. Stop.

Chiudo, come promesso, sull’arbitro. La direzione di gara di Nasca è stata casalinga ai massimi (non è una scusante, ho già espresso il parere negativo sulla prestazione rossoblù) e mi è parso che il cartellino facile sia stato a senso unico: Masina ammonito al primo fallo dopo dieci secondi, seconda giallo a Matuzalem eccessivo (in A Vidal fa di peggio e viene tutelato), rigore non dato a Cacia e a terminare l’insufficiente prestazione della giacchetta nera c’è il brutto gesto di Pisacane che va a colpire senza motivo la punta ex Verona a gioco fermo. Ecco, diciamo che ci sono squadre blasonate ampiamente ripagate con rigori in doppia cifra, e formazioni con altrettanto prestigio puntualmente punite anche in un campionato di livello inferiore. Se mi permettete, è giusto sottolineare un Bologna inadeguato ma anche questo perseverare in un metro arbitrale sempre e comunque severo nei nostri confronti. Ovvio, gli arbitri non si possono cambiare, i giocatori (o alcuni di essi) sì. Cari Saputo e Corvino: pensateci voi.

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