Noto una certa propensione a scandagliare per filo e per segno tutte le mosse di Joe Tacopina. Pare ci sia una spasmodica ricerca dello scoop, indizi che possano metterlo al banco degli imputati ribaltando il suo ruolo professionale di famoso avvocato newyorkese e screditando la sua immagine agli occhi dei tifosi. Si è partiti con "la cordata non esiste", passando per il "è tutta fuffa", poi è arrivato "se c'è Saputo bene, altrimenti…", per finire con la causa legale che lo coinvolge negli Stati Uniti per le accuse del "credibilissimo" Tim Parlatore. Ricollegate ai guadi d'oltreoceano, le mosse di Tacopina sono tacciate di ruffianeria, frasi di circostanza per nulla attendibili, mentre le dichiarazioni di un avvocato che nessuno in Italia conosce sono fonte inesauribile di dubbi e perplessità circa le reali intenzioni di Joe sul futuro della sua famiglia sotto le Due Torri. Ormai è nota la frase in cui Parlatore, sostanzialmente, accusa il presidente del Bologna di voler scappare dagli Stati Uniti e di conseguenza sottrarsi alla causa legale in atto. Un contenzioso aperto da una ex cliente di Tacopina, la quale avrebbe - sotto pressione - accettato un risarcimento inferiore al dovuto per una causa di molestie sessuali. Il perno accusatorio è relativo al vecchio studio legale dell'avvocato newyorchese che avrebbe cercato di strappare un risarcimento minore in quanto i colpevoli sono riconducibili al suo vecchio luogo di lavoro. In sintesi: un conflitto di interessi. Ora, premessa l'assoluta necessità di andare a fondo a questa vicenda (la giustizia faccia il suo corso), balza agli occhi come si prendano per verità assoluta le affermazioni di un rivale di Tacopina senza che si sia arrivati ad una sentenza e ad un grado di giudizio. Prima di trarre tutte conclusioni del caso si potrebbe aspettare di avere un quadro un po' più chiaro. Soprattutto, capire se queste vicende possono incidere - o addirittura vincolare - sul suo ruolo di presidente del Bologna. Anche perché di personaggi sotto la lente di ingrandimento della magistratura (anche sportiva) ce ne sono un sacco. Basta andare a vedere la lista degli indagati per il caso Parmalat.
Joe al banco degli imputati
Poi arriva la seconda parte. Tacopina avrebbe testimoniato l'8 novembre davanti al notaio Ferretti ammettendo: "Non ho alcuna intenzione di scappare dagli Stati Uniti, sto rendendo questa testimonianza da Bologna perché momentaneamente sono in Italia per condurre in porto il business legato al Bfc". Bè, se lo accusano di volersene andare, anzi, fuggire, l'avvocato americano deve precisare la sua situazione e non dare modo all'accusa di avvalorare la tesi della fuga. Purtroppo, anche in questo modo non va bene, perché se da una parte era necessario difendersi, dall'altra gli scienziati bolognesi guardano il cavillo della presunta menzogna relativa al "mi stabilirò qui con la mia famiglia", in palese contrasto con la testimonianza di due settimane fa. Parliamoci chiaro, qualsiasi azione intrapresa da Tacopina non sarebbe stata accettata. L'ammissione di voler mettere radici qui avrebbe spalancato le porte alla causa in atto (chissà qui i gufi come avrebbero goduto) mentre la difesa su un fronte apre squarci dalla parte opposta e sulla reale intenzione di stabilirsi definitivamente in città (con somma gioia di chi gode nel portare avanti il provincialismo made in Bologna).
Ora, in attesa di capire se le divergenze tra Saputo e Tacopina saranno definitivamente appianate, mi preme far sottolineare una piccola-grande cosa. Il Bologna è passato in mani americane e il modo di gestire una società di calcio per chi viene da oltreoceano è diecimila volte differente rispetto al tanto vituperato modello italiano. Critichiamo da anni il progressivo impoverimento del calcio italico e proprio ora che siamo in grado di dare una sferzata ci facciamo prendere dalla nostalgia degli ultimi presidenti made in Bfc? Vogliamo provare qualcosa di diverso rispetto a tutte le strategie degli ultimi anni che altro non hanno fatto se non portarci in B e ad un passo dal fallimento? Apprezzo la vostra tenacia nel voler spaccare il duo Tacopina-Saputo, con la speranza che il secondo si prenda tutto (comandando dal Canada?), ma il concetto basilare è che quei due sono arrivati assieme e tali andranno avanti. Saputo è importante per la solidità finanziaria, Tacopina per quella mediatica e di presidente. Che poi, già lo so, se Saputo si prendesse tutto il Bfc, il giorno successivo spunterebbe il classico mai goduto pronto a sottolineare i pessimi risultati dei Montreal Impact senza considerare i regolamenti totalmente diversi dello sport professionistico americano. Sinceramente rimango perplesso; abbiamo la ghiotta occasione di dare una svolta definitiva alla nostra squadra del cuore, nuovi orizzonti e nuovi scenari decisamente più attraenti di quelli guaraldiani, ma decidiamo di fasciarci la testa prima di rompercela. Va bene ricoprire il ruolo di guardiani, peccato però che in molti non lo abbiamo fatto durante la precedente gestione e le alternative alla cordata americana apparivano decisamente labili. A meno che non abbiate pensato che Zanetti fosse realmente pronto a investire trenta milioni di euro a fondo perduto. Avrebbe potuto farlo prima, da socio forte e presidente del Bologna...
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