Essendo privo degli Spunti di guaraldiana memoria (intendiamoci, meglio così) per oggi ho trovato ispirazione grazie alla nostra trasmissione quotidiana su Radio Bologna Uno. Fatemi fare una marchetta: tutti i giorni dalle 13 alle 13.50 su www.radiobolognauno.it se volete associare una voce ai nostri visi (non so quanto belli) che trovate in home page, avrete ciò che desiderate. Battute a parte, nostro ospite ieri è stato l'allenatore della Primavera Leonardo Colucci, mister che non ho mai avuto modo di incontrare di persona ma di cui ho potuto notare alcune peculiarità durante le nostre domande in trasmissione. Tutti noi pensiamo che i giocatori di prospetto siano in automatico associati ad esaltanti risultati delle giovanili. Non è sempre così, o almeno non per le piccole realtà come il Bologna. Ecco, se Juve, Fiorentina o tante altre guardano strettamente (o in maniera maggioritaria) ai risultati, ci sono società che associano il rendimento anche alla formazione. I giocatori devono essere preparati a quello che sarà il duro mondo del calcio professionistico là fuori, e non sempre ci si riesce. Bè, Leo Colucci mi è parso invece un mister propenso alla crescita, alla maturazione dei propri ragazzi e alla preparazione per la loro futura carriera professionistica, il tutto senza guardare solo ed esclusivamente ai risultati. Conoscendolo si capisce come la Primavera del Bologna sia in ottime mani, un mister che ha come unico obiettivo non tanto i trofei e portare la propria squadra ai vertici (o almeno non solo) ma forgiare i campioni del futuro dal punto di vista comportamentale oltre che tecnico. Insomma, una persona in grado di formare i ragazzi che, si spera, diventeranno colonne portanti del Bologna che verrà.
Allenatori e formatori, il settore giovanile è in buone mani
E' importante far capire ad un giovane come bisogna approcciarsi al mondo del calcio, avere l'atteggiamento giusto pensando a quali aspetti sono da migliorare con la necessità di mettersi sempre in discussione senza sentirsi mai arrivati. Per fare strada occorre avere talento ma anche la giusta mentalità per supportarlo, soprattutto nei momenti di difficoltà. Probabilmente se Ferrari e Masina sono cresciuti con questa umiltà addosso è perché dalle giovanili sono stati allevati calcisticamente nel mondo giusto, non prendendo esempio da colleghi con la testa montata in grado solo di guardare al conto in banca, ad una Ferrari nel garage e a una donna da abbordare in una discoteca. Insomma, la strada più breve per correre il rischio di sprecare il proprio talento. Bravi anche i genitori a crescerli in un certo modo.
Al Bologna serve materiale umano per i prossimi anni, qualcosa è già venuto fuori ma il diktat della nuova proprietà è incentrato sulle nuove leve, sul costruirsi i giocatori in casa propria come avviene in altri campionati e in altre società. Sotto questo punto di vista è necessario però dare una mano ai giovani per non farli sentire emarginati rispetto ai coetanei europei. E' necessario avere il coraggio di gettarli nella mischia, anche se giovani e passibili di errore, altrimenti rimarranno sempre nel dimenticatoio senza mai esplodere veramente. Quante volte ci siamo detti "abbiamo due o tre fenomeni" rimasti poi nel limbo? Prendete Radakovic ad esempio, da tutti considerato un prospetto, peccato saranno almeno tre anni che non si è mossa una virgola rispetto alla situazione di partenza.
Poi c'è il ritorno al torneo di Viareggio, un'altra prova di come il vento societario sia cambiato almeno sotto il profilo delle strategie. Certo, per avere risultati tangibili, oltre ai giocatori già citati, ci vorrà del tempo ma l'aspetto importante è avere uno staff tecnico capace e con idee chiare. Se i vari Ferrari, Masina, Scalini e Calabrese ci piacciono, è perché chi li ha cresciuti e allenati ha imboccato la strada giusta, permettendo agli atleti di crescer fino a diventare uomini senza perdere quell'umiltà di fondo basilare per fare carriera. Arriverà anche un momento in cui starà a loro dimostrare di aver completato il processo di crescita, quello scatto mentale che ti permette di diventare grande e abbandonare i panni giovanili, assumere quella consapevolezza utile a farti dire "ho capito che posso starci, nel pazzo mondo dei professionisti". Sarà altresì fondamentale non rinchiuderli in un cassetto dimenticandoli e abbandonandoli a loro stessi, accudirli ai primi errori dando loro il tempo di eliminare le ultime scorie di gioventù. I giocatori di talento, anche se giovani, devono poter giocare e sbagliare, se il calcio italiano è ridotto così male è perché non si è dato tempo alle nuove leve di crescere. All'estero a diciotto anni sono già in prima squadra a giocare in mezzo ai campioni, noi li mandiamo in prestito ovunque senza mai puntare davvero su di loro. E' necessario cambiare rotta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA