con la collaborazione di Francesco Piggioli
Zeman si o Zeman no?
In un clima che definire disastroso e irreale mi sembra quasi poco, abbiamo provato a scrivere un editoriale "a 4 mani" per cercare di distogliere la mente da certi fattacci e analizzare, razionalmente, l'ipotesi Zeman sulla panchina rossoblu. L'ho fatto insieme ad un amico prima che un collega, con il quale sono cresciuto e ho condiviso molti aspetti calcistici della mia vita. Zeman si o Zeman no? Questo è il dilemma, scriveva Shakespeare. Beh, forse non proprio così ma noi ci abbiamo provato, cercando di farvi capire nel modo più semplice possibile le nostre motivazioni, le nostre approvazioni ed i nostri dissensi sul Boemo.
Partiamo da Francesco e dal suo giudizio positivo:
Tanto per cominciare, la motivazione ideologica: Zdenek Zeman da Praga è da sempre sinonimo di entusiasmo, spregiudicatezza, romanticismo e divertimento. Per intenderci, l'esatto contrario dell'ultimo Bologna. Con il boemo in panchina, le trincee tattiche di ballardiniana memoria e, soprattutto, l'onta dei 28 goal realizzati in trentotto giornate (media di 0.73 a partita) dai rossoblù nella stagione appena terminata verrebbero spazzate via in un sol colpo. Poco ma sicuro. Pur con tutte le controindicazioni del caso, il calcio frizzante e sempre propositivo del più anticonformista tra gli allenatori garantirebbe goal a grappoli (intendiamoci: sia fatti sia subiti) e restituirebbe quantomeno al popolo di fede rossoblù la gioia di trascorrere un pomeriggio emozionante allo stadio. Una banalità? Può anche darsi, ma resta il fatto che i bolognesi non provano un simile stato d'animo dai tempi -ormai lontanissimi- di Ulivieri e Guidolin. “Vincere significa segnare una rete in più degli avversari, non subirne una in meno”: eccolo, il potenziale slogan della “rivoluzione morale” targata-Zeman.
Proseguiamo poi con la questione tattica: lo storico ed immutabile 4-3-3, inconfondibile marchio di fabbrica del tecnico boemo, risponderebbe appieno alle esigenze di campo del Bologna, chiamato -indipendentemente da tutto: mercato, soldi, acquisti, cessioni...- ad un campionato da protagonista in Serie B. Per tradizione, importanza della piazza, blasone e chi più ne ha ne metta, il club rossoblù non può accontentarsi di recitare il ruolo di comparsa tra i cadetti e, di conseguenza, dovrà per forza di cose puntare alle posizioni di vertice. Ed ecco che allora l'arrembante 4-3-3 di stampo zemaniano rappresenterebbe l'abito ideale per esaltare la silhouette dei rossoblù, i quali dovranno provare ad imporre il loro gioco in pressoché tutti i campi.
Infine, last but not least, l'aspetto economico, quella vil moneta che via via domina sempre di più dinamiche ed equilibri del mondo calcistico (e non solo...). Non ci crederete, ma è proprio su questo piano che Zeman sbaraglia la concorrenza. Il boemo, infatti, predilige lavorare con i giovani, solitamente molto “affamati” a livello motivazionale e maggiormente malleabili dal punto di vista tattico rispetto a colleghi più esperti. Ciliegina sulla torta: sì, rispetto ai giocatori già affermati, i giovani rappresentano un vantaggio anche alla voce “stipendi”. Per farla breve, costano meno. Un dettaglio certo non di poco conto per una società in pieno dissesto economico quale è il nostro caro vecchio Bologna. C'è dunque la possibilità di allestire una squadra basata su un buon numero di ragazzi di prospettiva a basso costo, affidandola ad un allenatore carismatico, votato al gioco offensivo e dotato di ottimo fiuto per i talenti da sgrezzare (vedi i vari Insigne, Immobile e Verratti, ma anche un certo Beppe Signori, eterna bandiera del Bologna, allevato dal boemo in quel di Foggia ad inizio anni '90): ecco perché “Zeman sì”!
Letti, visti e analizzati tutti i "si" che spingerebbero il Boemo sulla nostra panchina, entriamo nel mondo dei "no" da me personalmente curato:
Quando hai una certa età, io credo che vada capita la situazione e vada lasciato spazio a chi ne ha più voglia, ha più forza e più idee. Ecco, sulla parola idea si concentra il mio "perché Zeman no": non possiamo permetterci in un calcio così moderno e così rivoluzionario di poter costruire una squadra con una sola idea di gioco, con un solo modo per attaccare, senza una difesa, con poche soluzioni a partita in corso, senza la possibilità di cambiare mai modulo, con pochi uomini a disposizione. Le idee sono cambiate nel corso degli anni, il calcio è cambiato. Signori miei, Zeman è stato il calcio. Bello divertente spettacolare ed elettrizzante. Sono io stesso il primo a dirlo ma si è chiusa un'era, si sono chiuse certe situazioni di gioco. Ci vuole fisicità, ci vuole preparazione atletica, ci vogliono energie mentali per vincere un campionato così tosto come quello di Serie B. Ho parlato con un giocatore allenato nel recentissimo passato da Zeman e proprio nella "cadetteria", che mi ha assicurato che i gradoni famosi del boemo ti fanno andare veramente forte per i primi 5-6 mesi e il girone di andata lo domini fisicamente. Ma quello di ritorno? Sei morto. Fisicamente ma anche mentalmente, in quanto convivere con un allenatore così ti spreme e non sempre tutti i giocatori remano dalla stessa parte (vedi Roma 2012). E poi c'è il problema modulo e giocatori. Possiamo basarci interamente tutta la stagione con uno stesso modulo senza avere la possibilità di cambiare in caso di necessità? Possiamo avere uomini a disposizione in grado di giocare solo in quella determinata maniera? Se per caso arrivano tre infortuni, la situazione come si mette? Siamo sicuri che in questa serie B tutta fisico corsa e muscoli, dove il talento viene leggermente messo da parte e prevalgono gli atleti, Zeman possa essere l'uomo giusto? Io la risposta a tutte queste domande me la sono già data e, come avrete capito, non è stata di certo positiva, anzi. Non credo che l'allenatore di Praga possa cambiare modulo in corsa, se ci toccherà farlo, se ci trovassimo in difficoltà. Il boemo in carriera non l'ha mai fatto e pur di non cambiare idea, ha lasciato che le cose da gravi diventassero deleterie e portassero al fallimento del progetto (scusate, la parola fallimento era evitabile). Secondo punto: vuole uomini suoi, essenzialmente solo giocatori in grado di poter seguire i suoi diktat senza mai sgarrare di un centimetro. Non è il massimo, non possiamo rischiare di fare la fine di quest'anno dove alcuni giocatori, per ripicca, sono stati esclusi da ogni tipo di gerarchia (De Rossi in quella Roma) e diventa paradossale come situazione soprattutto quando ti trovi a giocare 42 partite in un campionato! Infine, ultimo tema ma da non sottovalutare: ormai anche gli altri allenatori conoscono la filosofia Zemaniana e sanno prendere le contromisure e Zeman è in grado di innovarsi? Lasciamo spazi ai giovani, a quelli con futuro davanti, a quelli che hanno una visione nuova del mondo del calcio, a quelli che darebbero la vita per allenare il Bologna, a quelli che sanno che Bologna è l'occasione della vita. Rischiamo, proviamo.
Noi ci abbiamo provato a dirvelo, ora tocca a voi: "Zeman si o Zeman no?"
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