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Vorrei un Bologna come Nibali

Giacomo Bianchi

Solo un paio di settimane fa mi ero espresso su quello che per me deve essere l'atteggiamento del Bologna sul campo da gioco, cercando un paragone con una delle squadre che mi avevano più impressionato nel corso del Mondiale brasiliano: il Cile. Per tornare ad essere grandi, dicevo, serviranno abnegazione al lavoro, spirito di sacrificio e tanta voglia di lottare e mettere sul campo la mentalità giusta per fare fronte alle difficoltà.

Ma i recenti eventi sportivi, e in particolare il trionfo di Vincenzo Nibali al Tour de France, mi portano a cercare un nuovo paragone. Un paragone inevitabile e dovuto, perché il successo del corridore siciliano sta in alcuni punti fondamentali che, in qualsiasi sport come nella vita, possono portare al successo: servono preparazione, umiltà, sacrificio e anche una piccola dose di fortuna. E il nostro Bologna dovrà fare un po' anche "il Nibali" per tornare ad essere grande, se davvero lo vuole.

Ma cerchiamo di capire come questi aspetti possono essere letti in chiave rossoblù. Per prima cosa, la preparazione: per il campione di Messina preparare il Tour è voluto dire passare mesi lontano da casa e abituarsi alle rigide temperature dei Pirenei e delle Alpi, con allenamenti duri e asfissianti. Per il Bologna non si tratta solo di fare la prima parte del ritiro a Sestola, lontano dalla città e in un clima migliore. Significa anche creare quel giusto amalgama e quel gruppo, elementi che saranno fondamentali nei momenti di difficoltà della stagione. Una coesione ed una complicità all'interno dello spogliatoio sono le fondamenta chiave per puntare in alto. I più grandi successi negli sport di squadra hanno sempre avuto questo punto a loro favore.

Poi servirà l'umiltà, quella che nello "squalo" si è vista in ogni momento, dai suoi primi successi in carriera fino al trionfo sui Campi Elisi. Mai una parola di troppo, mai un comportamento fuori dagli schemi. Un esempio dal quale tutti gli sportivi di oggi dovrebbero prendere esempio. Per il Bologna essere umili vorrà dire fare esattamente quello che ha detto Lopez in queste settimane: "Noi siamo il Bologna, una squadra blasonata, ma non dobbiamo pensare che solo per il nome che portiamo, saremo superiori agli altri". Giusto, giustissimo da dire. Sarà altrettanto facile metterlo in pratica?

Servirà poi il sacrificio, la voglia di lottare e di non mollare mai anche quando le cose forse non andranno nel migliore dei modi. Bisognerà vedere la bava alla bocca di questi giocatori e sperare che escano dal campo solo dopo avere fatto tutto quello che è nelle loro corde: come ha fatto "Enzuccio", che scendendo dalla sua bici al termine di ogni tappa, era sfinito ma consapevole di non essersi risparmiato.

E poi servirà la fortuna, perché nel calcio c'è bisogno anche di quella. Opinione personale è che Nibali avrebbe vinto lo stesso il Tour, ma se i grandi rivali non fossero inciampati e caduti, magari non sarebbe stato un dominio così netto. E quindi nel corso delle 42 partite dell'anno prossimo, magari servirà anche quella, data da un goal al 93esimo o da un palo colpito dagli avversari in pieno recupero.

Sì, mi rendo conto che la mia è una visione molto ottimistica, tutta basata sul fatto che il Bologna sia una delle potenziali "big" di questo campionato. Ma in questo calcio di agosto, quando ancora non si sa nulla di certo e previsioni non se ne possono fare, mi piace pensare positivo. Vorrei un Bologna come Nibali per lo spirito e per la scalata compiuta verso il successo. E perché no, anche come risultato.