Sarà che perdere non è mai bello, sarà che ormai non eravamo più abituati a prenderlo in quel posto, sarà che a guardare tutti dall’alto in basso iniziavo a prenderci gusto, ma la sconfitta di Livorno non riesco proprio a mandarla giù. Dal fischio finale di Pairetto Jr. sono già passate diverse ore, ma niente, l’incazzatura per quegli ultimi, nefasti dieci minuti non ne vuole sapere di andar via, anzi: più ripenso all’assurdo finale della sfida del Picchi e più mi viene voglia di sbattere la testa contro un muro per dimenticare questo beffardo pomeriggio di inizio novembre.
Voglio un Bologna affamato come me
Più che le rivedibili scelte di Lopez nel finale, ad infastidirmi è stato l’atteggiamento di sufficienza di un Bologna che per 80 minuti buoni ha dimostrato di essere nettamente superiore sotto tutti i punti di vista rispetto al quotato avversario, ma che per buona parte dell’incontro non ha fatto nulla o quasi per concretizzare questa superiorità. Un Bologna con il freno a mano tirato, privato di fatto dell’apporto di un reparto offensivo ancora una volta deludente, era comunque riuscito a gestire una partita a lungo soporifera e sbloccata, dopo una decina di minuti dall’inizio della ripresa, dall’incredibile regalo confezionato dalla premiata ditta Mazzoni-Bernardini-Ceccherini.
I pochi minuti trascorsi tra questa specie di dono natalizio anticipato e il pareggio griffato Vantaggiato sono quelli che Lopez e i suoi dovranno analizzare con più attenzione nei prossimi giorni, perché se il Bologna in sostanziale controllo della prima ora di gioco non aveva avuto la cattiveria necessaria ad azzannare una preda che non aspettava altro che essere catturata, quello che ha subito in un amen il ritorno degli amaranto non ha fatto nulla per contenere una reazione rabbiosa e feroce quanto disordinata e confusa, che si sarebbe spenta nel giro di qualche minuto e che forse, di lì a poco, avrebbe offerto al Bologna la possibilità di chiudere definitivamente la contesa. Possibilità che è comunque arrivata poco dopo il primo dei tre gol dell’ex di giornata e che è stata sfruttata da uno Zuculini più che mai ispirato in zona gol.
Quello dell’argentino sarebbe rimasto l’unico lampo rossoblù dell’ultima mezzora di gara, oltre all’ottima occasione non concretizzata da Laribi pochi minuti più tardi. Per il resto solo Livorno: un Livorno sgraziato (come i suoi avanti) ma arrembante, sicuramente più affamato di un Bologna troppo narciso per essere vincente e che a pochi metri dalla linea d’arrivo è stato puntualmente punito dall’uno-due Galabinov-Vantaggiato che ha mandato definitivamente KO il Bologna più mollo degli ultimi due mesi. Nelle ultime due trasferte - Modena e Livorno - il Bologna mi ha quasi dato l’impressione di aver avuto paura di diventare grande, di aver capito di essere superiore alle avversarie di un torneo di livello davvero scadente come questa Serie B e di aver pensato che sarebbe potuto bastare il minimo sforzo per aver ragione dei propri avversari e per provare ad ammazzare il campionato dopo appena dieci giornate.
Una squadra che mira legittimamente alla promozione diretta non può permettersi di perdere una partita come quella di oggi. Non è tutto da buttare, comunque, il Bologna uscito sconfitto da Livorno. Come detto, pur avendo giocato con il freno a mano tirato (forse anche a a causa degli impegni ravvicinati dell’ultima settimana), il Bologna ha agevolemente gestito la partita per almeno 75 minuti, prima che la scelta di Gautieri di affiancare Galabinov a Vantaggiato mandasse totalmente in confusione un Lopez evidentemente sopreso dalle mosse del proprio dirimpettaio e incapace di trovare le adeguate contromosse. Nonostante tutto, oggi abbiamo avuto un'ulteriore conferma che questo Bologna, così com’è, è già forte abbastanza per conquistare la promozione diretta in Serie A. Più che di un portiere di livello, di un centrocampista che possa allungare le rotazioni della linea mediana o di una punta più incisiva dei Cacia e degli Acquafresca visti fin qui, questo Bologna non può prescindere da una caratteristica che non si può comprare in nessun mercato, calcistico e non: quella fame di vittoria che oggi è clamorosamente mancata.
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