Correva l'anno 1960, tra i migliori della nostra vita anche se per me il tempo era ancora qualcosa di inconsapevole. L'Italia viveva in un clima di ripresa, la buona volontà un ritrovato clima di coesione e di solidarietà il valore della dignità collettiva e individuale... Mettetela come volete, era l'anticamera del cosiddetto boom. C'erano le Olimpiadi di Roma alle porte, cresceva la speranza. E nelle arti, il cinema italiano stava per conoscere la sua epoca aurea. Un romagnolo di Rimini, Federico Fellini, visionario, geniale, proiettato avanti, pieno di energia guidava una cordata di grandi artisti della celluloide. Era il 1960, quando Fellini e un immenso artista della scrittura Ennio Flaiano pensarono a "la dolce vita". Fare un film e' come fare una squadra... Flaiano e Fellini, dunque, a tavolino pensarono che ci voleva il giovane attore sulla cresta dell'onda. Come si chiama? Ah si, Marcello. Marcello Mastroianni. Romano e pure un po' romagnolo. Scritturato, Mastroianni attese, invano, per diverse settimane il soggetto del film. Nulla. Decise di rompere gli indugi: via, un bel giorno fece irruzione sulla spiaggia di Fregene dove Flaiano e Fellini si godevano il primo sole estivo. Buongiorno dottor Flaiano, sono Mastroianni. Salve, mi dica... Ma, vede, si sta per cominciare la lavorazione del film, non ho ricevuto nulla, sa, la mia parte, il copione, la sceneggiatura... Ah, rispose Flaiano, la sceneggiatura... Aspetti, chiedo. E così si avvicino' al regista de La Strada, che se ne stava più in la' a godersi la spiaggia. Mastroianni rimase a parte, in attesa, con tanti interrogativi. Flaiano tornò con un grosso plico. C'era l'intestazione, in prima pagina: la dolce vita - sceneggiatura -. Lo consegno' a Mastroianni pregandolo di aprirla e consultarla solo dopo aver lasciato la spiaggia. Mastroianni, felice per l'esito della sua spedizione, si avvicino' all'uscita con il suo agente. Sali sull'auto che lo doveva riportare a Roma e solo allora cedette alla tentazione. Prese quel grosso plico e comincio' a sfogliarlo con comprensibile curiosità. Immaginate ora la sua espressione quando scoprì che la sceneggiatura che Flaiano e Fellini gli avevano consegnato era composta da centinaia di fogli in bianco! Perché, vi chiederete, vi abbiamo raccontato questo gustoso aneddoto in questo spazio che non è certo quello di Mymovies? Perché giorno dopo giorno Guaraldi, che purtroppo non è' Fellini, e non lo ricorda neanche, e il suo sceneggiatore rimangono, ogni giorno di più, le malinconiche certezze di un film ancora tutto da scrivere, un film dove si sceglie l'attore giovane che si dice felicissimo del ritorno e poi lo si lascia andare verso un altro cast e un'altra avventura. Con quale logica? Quella di un copione ancora tutto da scrivere, di una programmazione ancora tutta da dimostrare, di un piano che pare sempre più inclinato. Poche le certezze, molte le perplessità e non si parli di pessimismo cosmico. Bologna e' una città affacciata sportivamente parlando sull'abisso. Ma se rimane attonita, consegnando l'amarezza solo ai Social network, i capitani d'azienda del settore ringrazino: e' un'enorme dimostrazione di civiltà. Aspettiamo e come Totò ci chiediamo: chissà questo dove vuole arrivare
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