In altri momenti della nostra storia, passeremmo l'estate a occuparci del passatempo preferito, quello di prendere carta e lapis e provare a buttare giù il nuovo Bologna, quello che prende corpo, raccogliendo le voci, immaginando in rossoblù questo o quel giocatore che il marcato avvicina ai nostri colori del cuore. Ma l'effetto choc che ha caratterizzato tutto ciò che rappresentava la memoria del nostro cuore è stato forte e sbiadisce i sentimenti. No, non abbiamo cambiato bandiera, non potremmo mai. Però... Avete presente quelle cocenti delusioni d'amore, quando lei - sì, quella per cui avete preso più di una sbandata - vi tradisce e vi lascia? Ecco. Non so se a voi sia capitato, a me sì. Le donne hanno un modo molto più netto di tagliare i fili di un rapporto. Noi maschietti, che pure abbiamo mille e mille difetti, ce ne mettiamo di più, pensiamo a molte cose e molte cose ci tornano in mente nel momento del distacco. La donna no. Quando ti molla, è un attimo. Il Bologna di quest'epoca ci ha fatto soffrire le pene dell'inferno, i dirigenti ci hanno strappato il cuore a pezzettini, uno per uno, togliendoci i ventricoli e gli atrii, fingendo di essere cardiologi bravissimi e finendo per uccidere lentamente i nostri sogni.
Questo fa sì che - per legittima difesa - personalmente non riesca a pensare al Bologna che nasce, a vedere l'effetto positivo dell'arrivo di un Matuzalem o di un argentino che fa i tackle con la testa. Trattengo le emozioni, le controllo. Non mi fido più. Ciò si ripercuote sulla campagna abbonamenti. Ogni anno si chiede al tifoso un atto di fede. Da quanti anni accade? Da quanti anni le promesse con le quali si chiede al Santo Subito di farsi la tesserina vengono puntualmente disattese. Quante stelle che avevano promesso di accenderci ce le hanno piano piano spente?
Stavolta, caro Guaraldi, visto che alla fine la colpa è mia, almeno mi assumo la mia di "colpa" e ribalto le parti. Facciamo che prima vedo cosa si costruisce e poi mi abbono. Se ne vale la pena, certo.
E guarda, caro presidente, che non mi sento affatto in colpa, nè uno sconsiderato. Anche l'ultima volta che hai parlato hai scelto la strada dell'attacco diretto, senza uno straccio di argomentazione oggettiva, semplicemente scegliendo di fare la parte del più responsabile del gruppo e lasciando a noi quella degli incoscienti.
Non ti attacco, non ti difendo. Sto a guardare. Come dice Iannacci: vedo di nascosto l'effetto che fa. Poi decido se vengo anch'io, oppure no.
Vengo anch'io? Per ora no: guardo di nascosto l'effetto che fa
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