Non c'è che dire, sono proprio settimane intensissime: tra poco inizierà Wrestlemania 31, non vedo l'ora di vedere John Cena, che figata. Anche il serale di Amici si avvicina day by day, e tutto ciò mi butta addosso un'ansia tremenda. Per non parlare della fine dell'Isola dei Famosi, terrificante. Non ci possiamo lamentare, dall'altra parte dell'oceano i nostri ragazzi se la passano discretamente bene tutto sommato, 40 punti e Gallo-show in quel di Denver, anche se il mio cuore piange sangue per il ritiro di Steve Nash.
Under pressure
Ah, ci sarebbe anche il Bologna. Me lo stavo scordando, dato che nel giro di pochi giorni i rossoblù dovranno affrontare Livorno e Carpi. Niente di che, bazzecole. In realtà, sarebbero due partite che da sole potrebbero valere il corso di un'intera stagione, ma non diciamolo ad alta voce, altrimenti i giocatori potrebbero sentirci e soffrire un po' di pressione.
Le parole del buon Marios (mi prendo tanta confidenza perchè amo i giocatori ellenici) mi hanno leggermente destabilizzato. “Da un certo punto in poi le aspettative sono cambiate”. Vi giuro, non me l'aspettavo. L'ex Cagliari, zitto zitto, ha sganciato una bomba che secondo me è passata troppo sotto traccia. Non ci credo, mi rifiuto. Ho pensato, ragionato, meditato persino troppo, e dovrei esser giunto ad un presupposto fondamentale: il calciatore professionista vive sotto pressione. Sempre. Non si scappa, specialmente ad alti livelli, specialmente davanti ad un pubblico potenziale pressochè sconfinato. Sei sotto gli occhi di milioni di persone che possono giudicarti, anche ferocemente, e spesso non è solo il giocatore ad essere costantemente sotto la lento di ingrandimento, ma anche la persona, l'essere umano. Bologna, da questo punto di vista, è una città che facilita ampiamente le regole del gioco.
Il problema non è più l'aspetto tattico, la condizione fisica, Diego Lopez, i cambi, Mazzarri e la pioggia o il gol di Muntari: i giocatori soffrono di un blocco psicologico grosso come una casa. Ho pensato, ragionato, meditato persino troppo (ancora una volta, rifletto davvero tantissimo) e nuovamente ho trovato la mia personale risposta: segnare prima dell'avversario è l'unica soluzione plausibile. “Ha scoperto l'acqua calda”, “Fate scrivere proprio cani e porci”; ok ma lasciatemi spiegare. Nelle ultime 10 partite la truppa di Lopez ha subito solamente quattro reti, di cui la metà nella sconfitta interna patita per mano del Vicenza. I rossoblù amano gestire il ritmo del match, mentre faticano terribilmente a rincorrere l'avversario e mantere alta l'intensità per tutti e novanta i minuti di gioco. Il Bologna ha mostrato un'identità poco inglese, raramente abbiamo potuto osservare veri e propri “strappi”: cambi di ritmo, intensità, e velocità repentini. Moti d'orgoglio, un fuoco divampante, una sfrenata voglia di vincere: a memoria è successo solo a Varese, per quarantacinque minuti. Le partite contro Modena e Trapani rappresentano prove inconfutabili: rispettivamente le occasioni capitate a Cacia, Buchel e Mbaye avrebbero sbloccato non solo il punteggio, ma anche la mente degli undici in campo. Effettivamente, dopo le opportunità fallite, abbiamo assistito veramente a poco. Un conto è poter gestire il risultato, scherzare con il ritmo di gioco a seconda delle occasioni, mentre un conto è dover costantemente sforzarsi al massimo per ottenere un vantaggio minimo. Cambia tutto.
Decido di gufarla subito: il Bologna tra Livorno e Carpi porterà a casa 6 punti. Dimenticavo, non posso dirlo, non vorrei mettere troppa pressione alla truppa rossoblù. Perdonatemi, non era mia intenzione.
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