Non so se siate mai rimasti in attesa fuori da una sala parto (spero di sì), o se abbiate mai arato il pavimento passeggiando fuori da una sala operatoria (spero di no). Io non ho ancora vissuto nessuna delle due situazioni ma, fatte le dovute proporzioni, quello che accadrà oggi pomeriggio un po’ le ricorda. Perché dentro a una stanza si deciderà il destino di qualcosa a cui vogliamo un gran bene, mentre noi saremo costretti ad aspettare fuori, nervosi e soprattutto inermi.
Un treno che passa una volta
Inutile negarlo: l’incontro Tacopina-Guaraldi sarà decisivo per il futuro del Bologna, sia a breve sia a lungo termine, e nonostante in ballo ci sia non solo una squadra, ma un’idea, una fede che coinvolge tutti noi, siamo relegati al ruolo di spettatori, senza possibilità di intervento. Ci dobbiamo fidare, come quando qualcuno a cui vogliamo un gran bene è nelle mani di un chirurgo. Ma ci fidiamo? Gli uomini con indosso il camice e la mascherina sono due, in questo caso: uno si è presentato in pompa magna e ha dichiarato a qualunque figura di spicco cittadina, probabilmente anche a Beppe Maniglia, la sua intenzione di comprare il Bologna; l’altro è colui che in tre anni e mezzo di presidenza ha sbagliato l’impossibile e, non contento, nelle ultime settimane si è dilettato a perculare chiunque gli muovesse delle accuse. Dall’alto di cosa, poi, non si sa: è il presidente, vero, ma i toni estremamente piccati delle note societarie faremmo fatica ad accettarli da uno che ha vinto tutto, figuriamoci da chi ha trascinato il Bologna in B e a un passo dal baratro. A fiducia siamo dunque al cinquanta percento e molto importante, di conseguenza, sarà la presenza di Paolo Romani in rappresentanza degli altri soci, i quali sono ampiamente consapevoli delle condizioni del malato, e in cuor loro la decisione sul da farsi l’hanno già presa.
Questo infatti è un treno che passa oggi e poi chissà quando, un treno diretto in un paese chiamato “prospettive”, che da queste parti non frequentiamo da una vita, nemmeno d’estate. Sono ormai più di dieci anni che non riusciamo a guardare oltre il domani, surclassati da realtà con un potenziale infinitamente inferiore al nostro ma con gestioni evidentemente migliori. Non guardiamo oltre il domani perché non ci è permesso, affannati come siamo a sopravvivere senza riuscirci nemmeno troppo bene. Ecco, il Bologna meriterebbe di vivere appieno la sua esistenza ultracentenaria, non di limitarsi a sopravvivere. E oggi si decide questo, oggi si decide un futuro che ci riguarda. Noi la nostra scelta l'abbiamo già fatta, ora tocca a loro.
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