Come si concilia un minuto di raccoglimento per le vittime dell'alluvione col cemento selvaggio
Un minuto di ipocrisia
Il governo Letta ha preso l’impegno di produrre in tempi brevissimi una legge che permetta alle società sportive italiane di adeguarsi allo standard europeo, dove persino i piccoli club delle categorie minori hanno i loro impianti.
Tutta questa celerità stupisce e forse ai più maliziosi potrebbe far aggrottare le sopracciglia. Sarà pur vero che a pensar male si fa peccato ma talvolta, purtroppo, ci si azzecca. Ecco infatti pronta una succulenta frittata all’italiana: tra le righe dell’emendamento dedicato agli stadi, inserito nella legge di stabilità, si da il via libera alla costruzione di complessi residenziali assieme a quelli sportivi; in soldoni, assieme ai nuovi stadi spunteranno anche nuovi palazzi, come funghi.
Già lo scorso anno, sotto il governo Monti, c’era stato un tentativo in questo senso, poi bocciato dal Parlamento; l’idea sembrava definitivamente superata con la proposta di legge presentata dal deputato del PD Dario Nardella, renziano di ferro, che inseriva nella norma, tra le varie novità, una frase che di fatto escludeva la possibilità di includere nella norma costruzioni a scopo residenziale. Nella stesura del nuovo emendamento questa frase è stata eliminata, dando di fatto il via libera ai soliti noti delle speculazioni edilizie.
È curioso, anzi, sarebbe più corretto dire ai limiti del grottesco, che a pochi giorni di distanza dal disastro capitato in Sardegna, si legittimi la stessa speculazione che nell’isola ha portato morte e distruzione. Non si può raccontare che la gente è morta perché “non sa come comportarsi alle inondazioni” perché ad Olbia sono arrivati due metri d’acqua e nessuno di noi dorme col canotto sotto al letto; la verità è che si costruisce dove non si dovrebbe. Nella città sarda sono stati approvati negli anni scorsi 17 piani di risanamento, giusto per dare un’idea della portata della speculazione edilizia olbiese.
Davanti alla portata e alla cause di certi eventi, esperti, professori e ciarlatani, dovrebbero scegliere la strada del silenzio, per rispetto e per vergogna, perché tutti sono bravi a puntare il dito a posteriori, ma quando c’è da far rispettare delle elementari norme di sicurezza tutti fanno finta di nulla. Sì, perché in Italia le leggi ci sono ma sono o ignorate o aggirate, come nel caso della legge sugli stadi; inserendo la norma come emendamento alla legge di stabilità, che è una procedura speciale, verrebbero evitati tutti i vincoli ambientali, permettendo di fatto di costruire anche dove in teoria non si potrebbe e spesso il problema non è solo etico.
Colpiscono le parole del vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini che, intervistato dal fattoquotidiano.it, ha dichiarato: “In questi giorni si stanno piangendo i morti in Sardegna e le zone in cui la Roma e la Lazio vogliono fare gli stadi sono zone provate di esondazione del Tevere, zone a rischio dove, grazie a questa nuova legge, per come è scritta, sarà possibile costruire in maniera selvaggia senza curarsi dei vincoli ambientali e della sicurezza del territorio”.
Davanti a fatti questo la scelta è ammutolire o esplodere dalla rabbia. Non si parla solo di imprenditori che si arricchiscono aggirando le norme; in nome del profitto di pochi si ipoteca la vita di migliaia di persone, ieri in Sardegna, domani a Roma. Siamo un paese dove il rischio idrogeologico colpisce 6.600 comuni, l’82% dei comuni italiani in pratica, con circa 6 milioni di persone coinvolte. E per tutta risposta, anche davanti ad un evento drammatico come l’alluvione dei giorni scorsi, si incentiva la cementificazione selvaggia.
Per ogni passo che si vuole fare in questo paese se ne fanno 20 indietro. La scelta è tra avere stadi fatiscenti che cadono in testa ai tifosi o stadi nuovi in quartieri nuovi ma a con il rischio alluvione dietro l'angolo. È inutile fare un minuto di silenzio se poi ci si comporta come se nulla fosse accaduto, come nella miglior scuola di ipocrisia all'italiana.
Howard Cosell diceva che lo sport è il reparto giocattoli della vita umana; attualmente in Italia abbiamo dei giocattoli rotti e impolverati, vogliamo costruirne di nuovi, più belli, ma andarci a giocare sul ciglio dell’autostrada.
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