Tutto Bologna Web Editoriale Un mercato dal sapore amaro

Un mercato dal sapore amaro

Redazione TuttoBolognaWeb


Il cosiddetto mercato di riparazione è agli sgoccioli e non sembra il Bologna ne uscirà in modo distintivo. Una campagna acquisti diventa distintiva se si portano a casa giocatori di valore (potendoselo permettere) in grado di influire sul gioco o se si alleggeriscono i costi.

Né per gli acquisti né per le cessioni, né per la qualità né per la quantità possiamo purtroppo affermare che la campagna di gennaio sia stata distintiva per la nostra squadra.

Mentre scriviamo, infatti, l’arrivo sicuro è Naldo. Con tutto il rispetto per il brasiliano, (e ovviamente saremo felicissimi di essere smentiti), il difensore ex Granada non pare avere il curriculum in grado di invertire in modo decisivo le performance di una difesa che contro la Roma ha messo in luce tutti i suoi limiti. Ma purtroppo nemmeno le uscite appaiono soddisfacenti.

Portanova e Acquafresca non generano grandi rimpianti sul piano del gioco e il contributo, solo in termini di minori costi visto che non abbiamo incassato un euro, al conto economico del Bologna non pare così significativo. Rimane una lunga lista di oggetti misteriosi e giocatori naufragati (Gimenez, Paponi, Riverola, ecc.) che o non si sono mai affermati o hanno perduto irrimediabilmente la chance di farlo, con il solo risultato di costare alla nostra squadra diversi milioni di euro all’anno. Il tragico sospetto è che a tale lista saremo costretti in tempi brevi ad aggiungere anche Pazienza, Guarente e Motta (o almeno due dei tre).

Detto questo, va anche sottolineato come di rado gli acquisti di gennaio risultino decisivi, soprattutto per le squadre che devono salvarsi.

E in effetti, aldilà della questione del portiere che pare davvero urgente, il vero problema del Bologna non è la campagna acquisti ma il gioco.

Usando un periodo ipotetico della irrealtà, se riuscissimo a giudicare la nostra squadra in modo distaccato, ammetteremmo che stiamo giocando male a pallone. Anche nei match, come l’ultimo contro la Roma, nei quali ci divertiamo e abbiamo chance di portare a casa il risultato pieno, in realtà di bel gioco se ne vede poco. Capita spesso, questo sì, che il Bologna sia in grado di imbastire belle giocate, soprattutto dalla tre quarti in avanti. Ma con Diamanti, Gilardino e Gabbiadini è quasi ovvio che accada. Se però analizziamo la capacità della squadra di generare bel gioco in modo continuativo e costante, si deve ammettere che andiamo in difficoltà.

Da questo punto di vista, mentre non c’è dubbio che la difesa abbia sofferto di performance al di sotto delle capacità dei singoli (come la partitaccia di Sorensen con la Roma), è evidente che manca in generale la capacità di filtro e interdizione che avevano caratterizzato il centrocampo rossoblù della passata stagione. E probabilmente nel centrocampo risiede la lacuna più grande del Bologna di quest’anno. Certo, non mancano problemi di assetto della difesa, ma il problema sembra più evidente nel centrocampo. E’ lì che Pioli deve lavorare facendosi anche un piccolo esame di coscienza. E’ impensabile infatti che non abbia anche lui responsabilità negli acquisti del trio Pazienza-Motta-Guarente che, fino ad oggi, si è rilevato solo un peso per i conti della squadra.

A Pescara domenica siamo all’ennesima prova del nove. Se vogliamo salvarci senza patemi dobbiamo vincere. E se non vinciamo a Pescara, i patemi che ne deriveranno saranno meritati. Vedremo se Pioli saprà proporre un undici sufficientemente equilibrato e motivato.