Vi ricordate quando giocavamo a nascondino da bambini? Ad un certo punto del gioco arrivava il momento in cui il più veloce o il più furbo del gruppo riusciva ad anticipare quello che stava sotto, batteva la mano sul muro e urlava: "Tana libera tutti!". Ecco metaforicamente quello che tanti tifosi rossoblu hanno visto accadere anche domenica all'Olimpico. Visto anche il risultato, magari per i più ironici si è trattato solamente di un anticipo degli Internazionali di tennis, ma in realtà da ieri mattina c'è davvero poca voglia di ridere in città. Quella che sembrava una squadra solida, unita, seria e professionale improvvisamente ha perso credibilità anche e soprattutto nei suoi giocatori più rappresentativi. Pensavamo di avere visto la peggior mancanza di rispetto due anni fa con la conclusione della stagione di Malesani, ma questi sei gol subiti a tradimento fanno molto più male proprio perchè giungono inattesi. Sin dal primo dei terribili novanta minuti romani ci si è accorti che qualcosa non andava, che il Bologna non era assolutamente in campo nè con la testa nè con le gambe e alla fine il risultato finale è sembrato addirittura limitato a causa di un atto pietoso da parte degli avversari che a pensarci bene fa forse ancora più male. Quella che abbiamo visto in campo all'Olimpico non era una squadra ma un semplice insieme di giocatori ognuno dei quali sembrava andare per la propria strada che nella maggior parte dei casi potrebbe portare lontano da Bologna. Abbiamo visto in campo qualcuno con un contratto in scadenza che ormai ha la forza di un ultimo bacio tra chi non si ama più. Abbiamo visto in campo qualcuno che è consapevole di non avere futuro in questa squadra e allora non ha neanche più motivazioni per continuare a faticare come uno studente che sapesse già in anticipo di essere promosso. Abbiamo visto in campo qualcuno il cui destino è diviso tra due squadre che ancora non si sono parlate e che quindi più di chiunque altro teme che un semplice infortunio possa comprometterne l'immediato prosieguo di carriera. Abbiamo visto in campo qualcuno che sa invece di avere solo l'imbarazzo della scelta e che a maggior ragione deve solo far passare queste ultime partite prima di fare la valigia e salutare tutti magari simulando tristezza. Abbiamo visto in panchina un allenatore disarmato che non ha capito in tempo il dramma che si sarebbe consumato o non ha comunque potuto fare niente per impedirlo. Infine non l'abbiamo visto in campo, ma abbiamo comunque compreso che dietro tutto questo c'è una situazione generale di incertezza in cui chi deve comandare rimanda troppo a lungo le decisioni fondamentali e finisce poi per perdere di mano le redini. Nessuno di loro però può essere scusato perchè non esistono parole (a maggior ragione se fuori luogo e poco ispirate) in grado di lenire una ferita profonda come quella inferta ai tifosi rossoblu. Chiunque abbia praticato anche per pochi mesi uno sport di squadra riconosce in fretta quella maledetta partita in cui le motivazioni personali e le rivendicazioni prendono il sopravvento sulla professionalità ed il rispetto per quelle persone veramente innamorate che sono disposte a sacrificare tempo, denaro ed energie per seguire in casa come in trasferta le gesta di atleti che vestono una maglia gloriosa che non meriterebbe di essere infangata. Bologna-Lazio è stata una di quelle partite e ora? Mercoledì ci sarà una reazione rabbiosa d'orgoglio? Possibile, ma potrà davvero cancellare dalla nostra memoria il tradimento di domenica?
Tana libera tutti!
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