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Stile Tafazzi

Luca Lollini

Uno dei personaggi più riusciti nella storia di Mai Dire Gol è tale Tafazzi, che grazie alla sua dirompente immediatezza è diventato il sinonimo dell’unica azione che sapeva eseguire. Per chi non se lo ricordasse, Tafazzi era un omarino (interpretato dal Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo) che indossava soltanto una tutina nera aderente e una specie di pannolone bianco con sospensorio, e non faceva nient’altro che prendersi gioiosamente a bottigliate le parti intime urlando “Gam Gam”, una canzone che all’epoca spopolava. Perché lo faceva? Aveva un motivo di prendersi a bottigliate le balle? No, non l’aveva: era semplicemente fatto così. D’altronde nemmeno il Bologna aveva motivo di prendere due gol in cinque minuti da una squadra ormai cotta, no?

È andata così ieri sera, quando i rossoblù hanno buttato via tre punti utilissimi in un finale che è stato un puro crescendo tafazziano, tra scelte sbagliate da parte dell’allenatore e amnesie difensive che hanno provocato un rigurgito del caciucco di due settimane fa. Fino a quel momento avevamo visto un Bologna inedito, sì bruttino ma che era andato in vantaggio sfruttando una delle due sole occasioni create in tutta la partita: una piacevole novità. Fino a ieri, infatti, il problema del Bologna era proprio stata la mancanza di cinismo, che aveva ad esempio impedito di portare a casa una vittoria meritata sabato scorso. Contro il Brescia, invece, la squadra di Lopez aveva disputato una delle partite più brutte di questo campionato, inizio claudicante escluso, eppure era davanti grazie alle qualità superiori della sua formazione rispetto a quella avversaria.

Ma in un finale che sembrava ormai indirizzato solidamente sui binari giusti, è successo di tutto. Due scelte di Lopez su tre non sono comprensibili, poiché gli inserimenti di Troianiello e Abero in ruoli non loro hanno contribuito ad alleggerire un centrocampo che già aveva perso moltissimo a causa dell’infortunio di Buchel (trauma distorsivo al ginocchio: la ciliegina). Viene da chiedersi a cosa serva, allora, portare in panchina Bessa e Perez se non ci si fidi a farli giocare neanche mezz’ora.

Sul terreno di gioco, poi, abbiamo assistito a cinque minuti di caos che hanno portato al ribaltamento della gara. Un Brescia che ormai da parecchio non era stato più in grado di costruire nulla ha infilato la porta di Coppola grazie alla complicità evidente della retroguardia rossoblù, Oikonomou in primis, che signorilmente si è preso le sue responsabilità nel dopo gara. Nessuna attenuante per la difesa del Bologna, andata in confusione dopo una partita in cui l’intera squadra aveva mancato di lucidità.

Due giorni negativi quindi, dentro e fuori dal campo, anche se, personalmente, quello che succede dentro al campo mi preoccupa di più. Infatti si dice che da queste parti non ci si annoi mai, ma tirarsi le bottigliate sulle balle per vivacizzare l’ambiente non mi sembra la trovata migliore: un po’ di noia, ogni tanto, non fa male.