Sapete che c'è? Che non mi va di fare il Saputello. Perciò non userò queste righe, per una volta, tipo "donna Zobeide". A chi vuol sapere come andrà a finire rispondo con la sola parola per ora reale. "Boh". Ci penseranno loro. Tra loro. E secondo i loro interessi, che tanto è chiaro che quelli della gente rossoblù vengono dopo. Io resto sul campo. Due vittorie di fila, ragazzi. Tanta, tanta roba: quanto tempo fa, l'ultima volta? Non ricordo. Se sul tavolo verde si pescasse pure il tris, allora dovremmo parlare di un miracolo, dello scioglimento del sangue di san Petronio, dell'annullamento del Civis, dell'apparizione, già fatto e finito, senza lavori, del People mover, della disoccupazione giovanile passata dal 50 al 5 per cento, sì, solo uno su venti a casa. Chi lo sa... Vicenza evoca tanti ricordi dolci e amari. A me personalmente, ricorda la bella squadra di un bolognese doc qual è Gibì Fabbri, con quel centravanti giovane, non dotato di un fisicone, ma dalla classe cristallina, dallo scatto breve eccezionale, dall'intelligenza calcistica di un Nobel: Pablito Rossi. E mi ricorda un Bolognino sempre in bilico ma in serie A, che stravince 5 a 2 in una giornata autunnale, con Bordon e Vincenzi sugli scudi. Poi mi ricorda il "Menti", stadio antico, amato e odiato dal pubblico biancorosso che, con uno stadio nuovo, forse non avrebbe vissuto i recenti anni di anonimato. Mi ricorda Luis Vinicio "O' Lione" e una splendida foto del grande Villani, per l'ANSA: il corteo cittadino nella città veneta che fu inscenato per non cedere il grande giocatore brasiliano. E un nanetto che portava un cartello: "Vinicio, tu sei grande e io sono piccolo". Mi ricorda Guidolin e il duello a distanza con lo scorbutico Ulivieri, una sorta di don Camillo e Peppone del calcio, toni di cui Renzaccio si è poi pentito. Mi ricorda Nicchi che caccia malamente un galantuomo come Andersson, mi ricorda Signori che travolge i biancorossi e fa cacciare il buon Colomba; mi ricorda un gol magnifico di Baggio vanificato dalle papere di Sterchele. Mi ricorda Cornacchini, che ci eliminò in coppa Italia, e mi ricorda l'attuale allenatore dei veneti, Paolo Cristallini, che transitò da Bologna. Un ragazzo garbato, generoso sul campo, gentile fuori. Un uomo di temperamento, capace di reagire alle avversità della vita. Una persona da stimare. Mi ricorda Paolo Negro, che venne proprio dal Vicenza; mi ricorda Filippi, che fu grande mediano in Veneto e incompreso a Bologna; mi ricorda una notte di nebbia, in coppa Italia, e un gesto di amicizia di Torrisi nei miei confronti che non scorderò mai. Mi ricorda una ragazza, Roberta, ma questa è un'altra storia... Sospeso tra speranze di possibili miracoli statistici e ricordi, vivo disincantato la vigilia. Auspicando solo che la striscia si allunghi. E che questa squadra non si chiami Penelope. Cioè che non disfi quello che ha cominciato a telare.
Sognare non costa nulla
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