Tutto Bologna Web Editoriale Siviglia 1998: il mio “quella volta che”

Siviglia 1998: il mio “quella volta che”

Redazione TuttoBolognaWeb

L’amarezza della classifica rossoblù aumenta la nostalgia dei tempi migliori. In ragione di ciò, vado indietro con la memoria di 15 anni, esattamente metà della mia vita, quando il Bologna stupì tutti con una cavalcata impressionante in Coppa Uefa, fermandosi solo in semifinale contro il Marsiglia. Vi racconto un aneddoto personale, per allontanarci un po’ da quella che è la realtà attuale e rievocare i bei tempi che furono.

Per il mio quindicesimo compleanno, i miei decisero di farmi un regalo importante, dovuto anche all’impegno scolastico dimostrato, con un biglietto per la partita di ritorno Real Betis-Bologna, ottavi di finale di Coppa Uefa. Tradotto, la mia prima trasferta europea. La cosa funzionava così, il pacchetto partita comprendeva tre giorni, con l’ultimo che cadeva per la partita, l’8 dicembre 1998, esattamente sette giorni dopo il mio compleanno. Al nostro arrivo facciamo subito gruppo con i molti altri sostenitori bolognesi presenti al seguito dei rossoblù, forti del 4-1 dell’andata: si mangia, si ride, ci si gode una splendida città e si ascoltano gli aneddoti dei tifosi più ‘maturi’, poi però arriva il momento della partita. Il Bologna di Mazzone si presenta allo stadio Benito Villamarin (in quegli anni però ‘Manuel De Lopera’) con una formazione leggermente rimaneggiata, soprattutto in difesa, nella quale anche Signori viene tenuto a riposo per centellinarne le forze in vista dei tre fronti sui quali è impegnato il club. Nel Betis non c’è il funambolico Denilson ma ci sono Finidi e bomber Oli. L’atmosfera è tesa: l’entrata nel settore ospiti è pessima, fra comprensibilissimi insulti in spagnolo, sputi e gestacci. Dal secondo anello piove di tutto, qualcuno lamenta anche liquidi diversi dall’acqua, ma al fischio d’inizio gli animi si placano. Per poco. Dopo 4’ Oli segna, finalizzando un’azione lunga e ingarbugliata in area rossoblù. Ricominciano gli insulti, i gestacci e le prese in giro, oltre i cori offensivi in un precario italiano. La gente comincia a temere la rimonta, a maledire le scelte di Mazzone e toccare tutti i portafortuna possibili, leciti e meno. Per fortuna però il Bologna non sbanda anzi, contiene bene gli spagnoli volenterosi ma confusionari e disorganizzati, che a parte un palo colpito dall’indemoniato Oli a metà primo tempo combineranno poco altro. Nella ripresa infatti, a parte le botte prese da Andersson che colpirà poi una traversa nel finale e gli intelligenti falli tattici felsinei, la partita fa il suo corso senza che Antonioli debba sudare troppo. Al triplice fischio siamo noi bolognesi a fare festa, mentre i sostenitori di casa se ne vanno mestamente.

Finisce 4-2 il doppio scontro con gli andalusi, con rientro in aeroporto e tanta gioia nel cuore: si va ai quarti! Ancora non sapevamo che avremmo incontrato il Lione ma quel che era chiaro, era che avevamo una squadra fantastica. È tutto? No. Arriviamo in aeroporto col pullman, dove per tutto il viaggio avevo discorso amabilmente con due signori di mezza età. La signora mi ribadisce più volte che ci tiene a presentarmi suo figlio. Entriamo in sala d’aspetto e il ragazzotto in questione è Beppe Signori. Come fossi nel paese dei balocchi, dopo di lui vedo arrivare tutto il Bologna al completo, da Mazzone, al mio idolo Kennet Andersson, Ingesson, Cappioli, Mangone, Eriberto (o Luciano?) e via discorrendo.

Cosa poteva succedere di meglio ad un cinno di 15 anni per il suo compleanno? Ovviamene niente di meglio. E per i 30? Ecco, qualcosina di meglio si poteva fare. Avanti così, vivremo tempi migliori. Speriamo.