Tutto Bologna Web Editoriale Risorgeremo dall'unica certezza: i tifosi

Risorgeremo dall'unica certezza: i tifosi

Redazione TuttoBolognaWeb

E' successo davvero, siamo in serie b, un'altra volta. E le facce di domenica, all'uscita dal Dall'Ara, sono l'immagine della delusione e della rabbia, di tutti quei tifosi che hanno sperato, che hanno sofferto e si sono impegnati a tifare per un anno interno, senza mai contestare la squadra, senza mai fischiare l'allenatore e limitandosi ad esprimere il proprio dissenso nei confronti della società e del suo operato, peraltro contestato anche lo scorso anno, in tempo non sospetti, nonostante la salvezza arrivata con largo anticipo. Tifosi coerenti con le proprie idee, che troppo spesso in passato sono stati criticati da una parte consistente della stampa locale. Quella stampa che oggi ha cambiato totalmente opinione, solo perché di fronte al disastro sportivo della serie b, certe posizioni non fanno più notizia.

La retrocessione del Bologna ha un unico colpevole ed il suo nome è Albano Guaraldi. Perché è lui che ha scelto i collaboratori, ha scelto la linea da tenere ed ha preso le decisioni più importanti. Il pesce puzza dalla testa? Di solito è proprio così, ma qui oramai parliamo di un cadavere in decomposizione, che aspetta solo di essere gettato nel cassonetto della spazzatura. Naturalmente la metafora si riferisce solo ed unicamente alla società che lo gestisce, perché il club, i suoi colori e tutte le persone che lo amano veramente, sono solamente retrocesse in b e non potranno essere mai “gettate nel cassonetto” nemmeno in caso di fallimento. Il Bologna è un concetto, uno stile di vita, una fede, che esistono a prescindere dal suo proprietario. Il Bologna non ha un solo padrone: è di tutti, è della città. Questo concetto Guaraldi non l'ha proprio capito o almeno non lo ha dimostrato.

Ci risiamo: in questo momento non sappiamo nulla sul nostro futuro e non abbiamo la minima idea di quello che potrà accadere. Le notizie arrivano in modo confuso: si parla di un interessamento di Spinelli ed il giorno dopo arriva la smentita, si parla del rientro di Zanetti, ma Guaraldi dichiara di voler rimanere in sella, si parla di fallimento concordato e di paracadute già dilapidato. Notizie che si rincorrono e che si smentiscono, creando nei tifosi vane aspettative ma vere sofferenze (come se non avessero già sofferto abbastanza).

E' giunta l'ora di fare tabula rasa con il passato, un passato fatto di legami tra società e parte della stampa, di notizie insabbiate e di prese in giro. E' giunta l'ora di fare vera informazione e lo dico da lettore, perché non sono un giornalista e non ho alcuna pretesa di esserlo. Dal caso Tamburi alle amicizie con giocatori e dirigenti, dai pranzi con Guaraldi alle notizie su commissione, l'ambiente Bologna è saturo di queste situazioni, che hanno permesso all'attuale proprietà (ed a quelle precedenti) di agire impunita per lungo tempo. L'informazione libera e critica è uno dei pochi strumenti leciti che abbiamo a disposizione per difendere i nostri colori ed è per questo che tutto l'ambiente d'ora in poi dovrà schierarsi dalla stessa parte, perché la stampa locale dovrà diventare garante di buona gestione della società e non dovrà più sporcarsi le mani per qualche vantaggio personale o professionale.

Per fortuna abbiamo almeno una certezza: il Bologna continuerà ad esistere, qualunque cosa succeda. Se necessario ripartiremo dai dilettanti, con lo stesso spirito e lo stesso orgoglio. Perché siamo bolognesi e sappiamo quanto valiamo, perché conosciamo la sofferenza e non perdiamo mai la speranza. Siamo un grande popolo e lo abbiamo dimostrato con i fatti e chi cerca in tutti i modi di screditarci, lo fa perché non ci conosce. Domenica siamo retrocessi aritmeticamente perdendo in casa contro un'altra retrocessa e non è successo nulla: non un vetro rotto, non una monetina lanciata, solamente urla e lacrime, nient'altro. Di tutto ciò i media nazionali non parlano, bensì dipingono i nostri tifosi come criminali, dimostrando di non conoscere minimamente la realtà dei fatti. Ovviamente nessuno dei nostri rappresentanti istituzionali è intervenuto per difendere l'immagine di questa città e della sua gente. Ma forse è meglio così, perché noi non abbiamo bisogno di dimostrare nulla e saranno i fatti a darci ragione.

Ripartiremo dall'inferno (o dal purgatorio, mettiamola come volete) ed espieremo le nostre colpe, anche se non sono proprio le nostre, ma risorgeremo, perché l'amore per il Bologna fa superare qualsiasi ostacolo e non ci abbandonerà mai.