Non chiedetemi come andrà a finire, perchè non lo so. Chiedetemi se sono felice... Come ad Aldo, Giovanni e Giacomo - per dirla con una battuta - ma anche, e qui parlo più seriamente, a questa città e alla sua meravigliosa gente di stadio. Sì, meravigliosa. Piena di sentimento. Io, sabato scorso, ho goduto come gli altri, ci mancherebbe. Però ho goduto soprattutto il panorama sulla Bologna che ha riempito lo stadio, che ha fatto i selfie, che ha chiesto l'autografo, che anche solo sentiva il bisogno di dire "thank you". Perchè era da tanto tanto tempo che non avevamo una festa così. Bologna che ho definito - in quattro e quattr'otto - "La Città della Gioia". Mi perdonerà Dominique Lapierre che ha regalato al concetto un trattato sulla "dignità umana", sul rispetto, sula ricchezza interiore, insomma sul valore della nostra vita ben più alto e importante. Io non ho potuto fare a meno di mettere in risalto la felicità di quello stadio; di constatare che la grande protagonista è stata la nostra gente rossoblù: finalmente, stra-meritatamente felice. Condizione d'animo sconosciuta per chi si è abituato a soffrire, a considerare i brevi momenti di soddisfazione come quelle pastiglie masticabili che tolgono il solito senso di acidità. Quanti bocconi di amarezza, signor Guaraldi, abbiamo mandato giù! Ci guardi, siamo quelli del Maalox. Taluni hanno manifestato verso di lei, nella sua qualità di presidente, signor Guaraldi, anche platealmente lo loro insoddisfazione, una ribellione per la quotidiana lotta per la sopravvivenza... Ma c'è, là fuori, un numero molto più alto di persone, la chiamano maggioranza silenziosa, che viveva in stato di rassegnazione. "Purinen al mi Bulagna!"... e via a digerire partite anonime, salvezze mendicate, pareggi strappati in extremis, anonimato e persino prepotenze di palazzo. Accade a chi non conta nulla. Una condizione estrema a cui Bologna non ha mai voluto abituarsi. Nessuno si è sentito di "darla su": questione di cuore. Io non so come andrà a finire. Ma l'avvocato Joe Tacopina in poche ore ha scalato la classifica e ha segnato cento gol. Si dubita delle sue gesta davanti ai fotopreporter? Risposta: non erano atti dovuti. Chi lo ha preceduto non ha mai sentito il bisogno di farli. I fiori alla Certosa, sulle tombe delle persone più significative della nostra storia sportiva sono un gesto di forte sensibilità. Ve lo aspettavate? Io no. Io dico grazie a Joe, che candido fin d'ora alla cittadinanza onoraria, per aver trasformato in poche ore la Città della Rassegnazione in Città della Gioia. Restituire il sorriso a chi ha forgiato nel fuoco delle amarezze il proprio senso di appartenenza è stata una cosa immensa.
Riecco la gioia: bentornata a Bologna!
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