Ho vissuto due retrocessioni in B con il Bologna, e lasciamo stare gli altri sport per evitare ulteriori pessimi ricordi, quella del 2005 e quella di quest’anno. Stesso risultato negativo, ma sensazioni, età e presa di coscienza differenti. E non può essere diversamente, anche perché di fatto, si tratta di due modi dissimili di retrocedere. Nel 2005 ci furono degli imbrogli e si arrivò ad uno spareggio incredibile che rese vera la retrocessione solo al triplice fischio della gara di ritorno col Parma: in fin dei conti la squadra aveva delle doti, anche se aveva il mal di gol come quella dell’anno appena finito. La realizzazione della discesa in B di questo annus horribilis, è stata più graduale, viziata da tanti fattori, fra cui la pochezza di una squadra che non segnava un gol nemmeno in allenamento.
Retrocessioni a confronto
Nel 2005 fu un colpo durissimo per me: no Bologna, non me la dovevi fare questa. Ricordo quando entrò Ferrante a dieci minuti dalla fine, in quel momento capii davvero che eravamo ridotti malissimo, mentre i tifosi ospiti, circa 8000, festeggiavano la salvezza ormai acquisita. Mai visti tanti parmensi tutti insieme a Bologna. C’erano tante reazioni, scoramento, rabbia, sarcasmo. Io ho passato solo le prime due fasi: mi ribolliva il sangue, poi la tristezza che valse un silenzio lunghissimo. Appena finita la gara, uscii ripensando alla promozione del ’96, era già finita la magia: l’idea di sorbirmi la B era terribile. Ci vollero mesi ad abituarmi alla retrocessione, ne presi coscienza solo quando tornai allo stadio per Bologna-Crotone 1-2, rimontati e superati dopo un bellissimo gol di Della Rocca senior. Nonostante tutto fu bellissimo, perché cantammo per 20 minuti di seguito un coro che evidentemente piacque e unì tutto lo stadio. A marzo 2006, venimmo a conoscenza di Calciopoli: ecco chi ci mandò in B, Moggi! Gazzoni fece degli errori, ma fu dignitoso, si rese conto dei suoi limiti e lasciò il Bologna in condizioni difficili ma non disastrose come oggi: non paventò sicurezza, non si nascose dietro le bugie. Come oggi, stessa cosa. Poveri noi…
Quest’anno, ho iniziato ad essere pessimista per davvero dopo il 2-1 a Livorno, partita chiave non giocata e ovviamente persa dal Bologna. Non si segna, non si fa gioco, non c’è continuità, ne un segno di vita, solo di arrendevolezza. Ammetto che al gol di Morleo, bellissimo, contro il Catania ho pensato: “se segna Morleo e in questo modo, non possiamo retrocedere” ma non ho esultato. È stata la prima volta che non ho esultato ad un gol del Bologna che poteva ancora contare. Significa una cosa sola questa mia reazione, cioè che questa squadra mi aveva talmente sfinito da svuotarmi l’anima e soffocarmi ogni entusiasmo. Proprio io, che nel 2009, al gol di Volpi contro il Lecce al 94’, mi stirai l’inguine nell’esultare e rimasi fermo da ogni attività sportiva per 2 settimane. Anche quello fu un campionato terribile, sofferto e deciso su più campi, ma finì bene: e grazie Milito. A fine partita, sconfitti anche dal Catania, eravamo in B e la mia reazione è stata silenziosa e di accettazione. Non poteva andare diversamente, ci avevo già fatto l’abitudine.
Le differenze con allora? Si sapeva che Gazzoni avrebbe fatto di tutto per liberarsi del Bologna troppo oneroso per lui, ma alla B ci si iscrisse di questi tempi. Oggi invece, non si sa nulla, si parla di fallimento e di scadenze da adempiere entro una settimana. Secondo voi ho tempo di pensare all’Entella (non ne posso giù più di sentirla nominare), Lanciano, Latina, e via discorrendo? Se nel 2005 subii la retrocessione quasi d’improvviso e dovetti assimilarla durante l’estate, quest’anno non è servito nemmeno prepararmi mentalmente: il pericolo fallimento mi tiene sulle spine. Pensate a tutti i resoconti che ho fatto durante l’anno sulle partite dello scudetto del 1964…che tristezza.
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