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Quando piove sul bagnato

Giacomo Bianchi

Diventa fin troppo facile usare certe espressioni in momenti come questi e dopo il nubifragio di domenica a Reggio Emilia. Il Bologna torna a casa con una sconfitta, con zero punti e con l'umiliazione (sì, perchè è stata una vera e propria umiliazione) di essere stati battuti da quella che era l'ultima in classifica. Era. E torna con la coda tra le gambe e la testa china, torna con i ragazzi che a detta di capitan Diamanti “hanno pianto nello spogliatoio” a fine partita. Non si può rimproverare la squadra per la prestazione offerta, non è stata la gara contro il Verona o contro la Roma. Il Bologna non ha meritato la sconfitta; ha creato, ha messo alle corde gli avversari anche dopo essere sotto e nel secondo tempo, a parte una respinta di Curci, i neroverdi non si sono visti. Ma non basta, non basta avere il possesso palla e avere numeri più alti alla voce “Tiri in porta” o “Tiri totali”. Anche perchè il gioco del calcio è sintetizzato in una regola facile facile: vince chi fa un goal più degli altri. E se si prendono due goal nei primi venti minuti in quel modo, dopo bisogna farne tre. Ma poi per farne tre bisogna avere quella cattiveria agonistica che ti porta a volere disintegrare la rete quando sei lì davanti. Ed il Bologna di oggi, questa cattiveria, non ce l'ha. Le occasioni ci sono state: il tiro di Kone, il salvataggio sulla conclusione di Cech e il goal sbagliato da Bianchi (ormai è una questione psicologica, avrebbe bisogno di un “gollonzo” per sbloccarsi perchè la porta non la vede proprio) sono tre situazioni che purtroppo, non possono essere sprecate in questa maniera. Lì, a due passi dalla porta, bisogna segnare. C'è confusione in casa rossoblù, e c'è tanta confusione anche nella testa di Pioli. Le sta provando tutte, sta alternando uomini e ruoli ad ogni partita e forse a lungo andare, la cosa rischia di diventare controproducente. Ieri a sorpresa si è rivisto Crespo al posto di Garics. Lo spagnolo era finito nel dimenticatoio ed è stato rispolverato per una sfida piuttosto delicata; non mi sembra il momento per fare degli “esperimenti”. E nel secondo tempo è entrato Acquafresca prima di Bianchi a dare manforte all'attacco. Quando, fino a poche settimane fa, anche per “Bob” lo scendere in campo era solo un miraggio. Ci sta che le cose possano cambiare, che ci sia un ribaltamento di gerarchie. E ci sta provarle tutte: ma in questo momento le mosse di Pioli sembrano dettate dal “non so più come fare, vediamo se così va meglio”. Le lacrime adesso, servono davvero a poco. Devono essere trasformate in rabbia e cattiveria agonistica, in voglia di lottare e sollevarsi, in uno spirito che deve accompagnare tutta questa settimana l'ambiente buio e cupo che si presenterà a Casteldebole. Domenica arriva il Livorno, è vietato fallire. Sono tre settimane che lo si dice, ma questa volta bisogna fare punti, quantomeno per non cominciare a vedere gli altri scappare e sfruttare così questa classifica che, là dietro, è ancora corta. Non si può dire che il calendario sia “brutto” nelle prossime sfide, ma non si può neanche continuare a rimandare. Dopo la sfida con i granata, i rossoblù giocheranno a Cagliari nel turno infrasettimanale e poi con Chievo e Atalanta: tre partite che possono portare punti. Ma nella testa di ognuno di noi anche le sfide con Verona e Sassuolo avrebbero dovuto farlo. E quindi coraggio. Il campionato non comincia ora, ma ha modo, nelle prossime gare, di rifarsi e rimediare alle figuracce di questa prima parte di campionato.