A Catania il Bologna ha perso per la sesta volta uno a zero in trasferta, fornendo una prova deludente contro un squadra che in estate ha migliorato con pochi innesti l'ossatura dello scorso anno e che sta meritando l'ottima posizione in classifica in cui si trova. La partita è stata quasi a senso unico, soprattutto nel primo tempo, poiché la formazione etnea, giocando a memoria, ha da subito messo in difficoltà i rossoblu, con un pressing asfissiante e tanta intensità. Il campo ha dimostrato come in questo momento il Catania sia nettamente più in forma del Bologna, tuttavia, con un pizzico di fortuna in più, avremmo potuto portare a casa il classico punticino immeritato, che ogni tanto il campionato ti concede. Ma non è giusto trovare alibi, la sconfitta è stata fin troppo di misura e il Bologna meritava di perdere.
Sul fronte societario si sta delineando una situazione sempre più intricata, in cui Guaraldi fa la parte del padrone, senza possedere i mezzi sufficienti per fare il presidente di serie A e Zanetti, a detta di molti, sta sulla riva del fiume in attesa del cadavere. Il problema è che in questi anni, anziché alleggerirla, si è caricata la stiva di un nuovo peso (il mutuo per il nuovo centro tecnico) che rischia di far affondare il barcone rossoblu. Ma a quel punto Zanetti sarà disposto a tuffarsi nel fiume melmoso del calcio italiano per salvare il barcone da un probabile naufragio, facendosi carico di un debito di molti milioni?
A dire il vero l'investimento del centro tecnico è tutt'altro che una stupidaggine. Il Bologna paga da sempre un affitto a fondo perduto per rimanere a Casteldebole, dove per altro ha finanziato varie ristrutturazioni eseguite nel corso degli anni. Il progetto in sé stesso sarebbe una bella idea, se non fosse accompagnata da alcuni passaggi in cui il conflitto di interessi appare evidente: i terreni su cui il centro dovrebbe sorgere sono stati venduti al Bologna da un socio del Bologna, senza contare che Guaraldi, oltre ad essere il maggior sostenitore del progetto, è un imprenditore impegnato nell'edilizia, quindi potrebbe essere direttamente interessato con le sue aziende. Infine stupisce la velocità con cui questa operazione sia stata approvata dalle istituzioni, che solitamente si distinguono per la loro lungaggine nello svolgimento delle pratiche burocratiche. Investire in un immobile che rimarrà per sempre una proprietà del Bologna è un idea sana. Quello che è molto meno sano e che ha mandato in bestia tanti tifosi, è che pur di arrivare alla firma per questo progetto, Guaraldi ha respinto ben due offerte per l'acquisizione della società. La prima di Cazzola e la seconda dello Studio Tamburi di Milano, che curava gli interessi di un “misterioso” cliente. Magari l'offerta è arrivata in un momento sbagliato? Si voleva forse prendere tempo per avviare il business del nuovo centro? Partiamo almeno da una certezza: un acquirente esisteva. E allora perché non è stata avviata la trattativa? Perché gli altri soci hanno assecondato Guaraldi nella sua scalata al potere? Perché non si è raccontata tutta la verità?
Qualcosa non torna
Il vero benefattore è colui che ti aiuta nel momento del bisogno e ti evita un fallimento, ma è anche quello che si fa da parte, se arriva qualcuno con maggiori disponibilità, che possa garantire un futuro migliore. Guaraldi e soci non hanno fatto gli interessi del Bologna quando si è presentata l'occasione, rinunciando a salire su quel treno, che forse non passerà mai più e cosi facendo hanno tradito la fiducia di quella città che li ha accolti da eroi nel dicembre del 2010, ma che ora li vede come fumo negli occhi. Sono passati poco più di due anni e da eroi si sono trasformati in traditori? Qualcosa non torna.
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