Tutte le firme apposte dai tifosi del Bologna per portare a casa il pari alla fine hanno sortito il loro effetto: pari è stato. Un buon puntaccio, giusto, contro un’Udinese sulla carta più forte ma che è stata contenuta senza troppi affanni dai rossoblù.
Puntacci, perle e blackout
Peccato perché al gol di Diamanti avevamo sperato un po’ tutti nella vittoria. Gol, poi: una perla, l’ennesima regalata a questa città da un giocatore di cui sarebbe superfluo sottolineare per l’ennesima volta la capitale importanza che riveste per il Bologna. Toglierlo dal campo significa perdere tantissimo sia in leadership che in pericolosità offensiva, e credo che andrebbe sostituito solo se a un passo dal collasso cardiocircolatorio. Probabilmente oggi era così, altrimenti non si spiegherebbe il cambio effettuato da Pioli subito dopo il vantaggio. Cambio che ha portato in campo un Christodoulopoulos apparso ancora lento e fuori dal gioco, soprattutto quando ha sprecato un buon pallone in contropiede: chissà che, alla prossima occasione, il mister non decida di buttare in campo Yaisien invece del greco. C’era grande attesa, poi, per il possibile esordio di Cristaldo, che è entrato a venti minuti dal termine al posto di un Bianchi oggi in versione Casper (attenuante fisica per lui): non è stata malvagia la prova del churry, partito con il piglio giusto e autore di un paio di movimenti decisi che fanno ben sperare.
Come scritto sopra, l’Udinese non ha messo in grossa difficoltà il Bologna (e viceversa), e questo è sicuramente un dato positivo. Purtroppo però ci sono stati un paio di momenti in cui la difesa rossoblù è entrata, perdonate la gergalità, in banana totale. Uno attorno alla metà della prima frazione di gioco, quando un ottimo Curci (ha le spalle più grandi di Agliardi) ha dovuto mettere due pezze enormi su Di Natale e Muriel. Soprattutto quella sul numero dieci bianconero è notevole, come notevoli sono gli errori sia di Natali che della coppia Della Rocca-Pazienza, incredibilmente incapaci di spazzare via dall’area un pallone innocuo. Il secondo momento di blackout difensivo preoccupante è, ahinoi, quello del gol del pareggio: sono almeno sei gli uomini del Bologna nella zona del pallone, contro solamente due giocatori avversari, che quindi – per un semplice conto matematico – avrebbero potuto pure essere triplicati. E invece Kone, Garics e Natali danzano attorno a Muriel, il quale scucchiaia verso Di Natale che si trova in mezzo alle maglie larghe di Pazienza, Cech e Antonsson. In particolare quest’ultimo è il più diretto responsabile della rete del prolifico attaccante dell’Udinese, non salendo per metterlo in fuorigioco, né seguendolo per contrastarne la conclusione. Torna in mente il commento tecnico che il compianto Giacomo Bulgarelli recitava in un videogioco di calcio di fine anni Novanta: “E' un bel gol. Ma la difesa dov’era?”. Era tutta lì, ma non è bastato nemmeno quello.
Dopo il prevedibile tracollo di Napoli (dove, comunque, c’è modo e modo di perdere: chiedere all’Atalanta), quindi, due punti in fila per il Bologna, con due pareggi subiti oltre la metà della ripresa. Non credo che però la nostra squadra abbia molto da recriminare, anzi dovrebbe chiedersi perché nei finali di partita tenga questi atteggiamenti suicidi. Anche perché domenica prossima viene il Torino, e come sia terminata lo scorso anno ce lo ricordiamo tutti (grazie Rolly): vediamo di evitarlo e portare a casa i tre punti.
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