L'ultima operazione in entrata conclusa dal Bologna risale esattamente ad un mese fa ovvero a quel 9 luglio in cui venne messo sotto contratto Rolando Bianchi. E da allora cosa è successo? Finalmente ci si è messi all'opera per sfoltire una rosa immensa che tra esuberi della prima squadra, prestiti sulla via del ritorno e giovani in uscita dalla Primavera contava quasi sessanta tesserati. Mandare a giocare altrove un calciatore non è mai un'impresa semplice soprattutto quando le poche richieste provengono da categorie o campionati di livello inferiore: si tratta insomma del vero banco di prova per un bravo direttore sportivo. E negli ultimi anni il Bologna aveva spesso fallito in questa missione. Non avevano avuto successo nè Longo nè Bagni e tanto meno ci era riuscito Zanzi che formalmente ricopre addirittura un ruolo diverso nella società in quanto direttore generale. Se però andiamo a leggere ora i numeri dei giocatori in uscita scopriamo che nell'ultimo mese il Bologna ha piazzato più di venti esuberi presso altre squadre e allora verrebbe da pensare ad una sorta di miracolo. Peccato che la realtà sia decisamente diversa visto che su 24 operazioni in uscita (di cui un paio ancora da ufficializzare) ben 20 sono state concluse con la formula del prestito secco e quindi fra meno di un anno tutti questi giocatori sono destinati a tornare ad ingrossare le fila dei rossoblù. Vendere e prestare non sono sinonimi e se a questo si aggiunge il fatto che probabilmente il club felsineo dovrà contribuire a pagare almeno in parte alcuni degli stipendi dei suoi tesserati ecco che si raggiunge l'apice del paradosso: pagare un lavoratore per prestare la sua opera presso un'altra azienda. Smontata quindi l'immagine di una campagna di sfoltimento faraonica, possiamo passare ad analizzare il valore dei giocatori che sono usciti paragonandolo a quello di coloro che ancora oggi fanno parte della rosa rossoblù. Per una marea di ragazzini poco più che ventenni spediti in Lega Pro a farsi le ossa, sono rimasti ben saldi al loro posto alcuni professionisti ormai evidentemente fuori dal progetto di Pioli ma che hanno firmato a suo tempo accordi decisamente remunerativi. Ad eccezione di Gimenez (scadenza 2014 e 450mila euro di ingaggio netto), tutti gli altri esuberi sono inoltre legati al Bologna da contratti pluriennali. Nel 2015 scadranno quelli di Agliardi, Casarini e Pazienza (rispettivamente 300, 350 e 650mila euro di stipendio), nel 2016 quello più leggero di Abero (poco più di 100mila euro all'anno) e addirittura nel 2017 quello di Acquafresca che vincola il Bologna al pagamento di 850mila euro netti ogni stagione. E non dimentichiamoci che a gennaio torneranno a Casteldebole anche Pisanu e Paponi, entrambi legati al clun di Guaraldi fino al 2015 con contratti rispettivamente da 370 e 200mila euro annui.
Prestare non significa vendere
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